USA: Cause in corso per la discriminazione del gioco d’azzardo

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In altro articolo si era evidenziato che negli Stati Uniti era stata intentata una causa alle autorità competenti per la discriminazione che era stata “adoperata” nei confronti del gioco, ed anche dei migliori siti legali di casino, durante il lockdown: quindi, anche in altre realtà territoriali a volte il gioco d’azzardo sembrava “bistrattato” ed allora si era azzardata l’ipotesi che una tale iniziativa probabilmente avrebbe potuto verificarsi anche nel nostro Paese. Cosa che, puntualmente, sta avvenendo. E non perché si possegga la sfera di cristallo, ma semplicemente perché è lapalissiano che continuare a tenere chiuse sino ad ora le attività commerciali del gioco sembra una cosa assurda e contro qualsiasi logica: quindi, una discriminazione chiara e netta che oggi, con la ripresa della stragrande maggioranza delle attività, appare ancor più evidente e dalla quale sembra giusto prendere le distanze. Anche se questo, purtroppo, comporterà rivolgersi al Tribunale Amministrativo Regionale, peraltro autorità alla quale nel nostro Paese il gioco è spesso costretto a rivolgersi per l’applicazione di alcune leggi che lasciano aperta una interpretazione “alternativa” non chiara.

La conseguenza di questa premessa è che “ci piace” fare presente che l’Associazione Agire, accompagnata da ben 200 titolari di altrettanti punti di gioco, si dichiara pronta, qualora dovesse perdurare la chiusura delle attività ludiche, a presentare un ricorso collettivo al TAR per le discriminazioni subite dalle imprese del settore che continuano a ricevere, anche in momento di pandemìa, il consueto ed inaccettabile trattamento punitivo. Oltre tutto, tale interminabile chiusura avviene senza alcuna specifica spiegazione o motivazione da parte dell’Esecutivo che, in quando a giustificazioni, è pur sempre preparato e disponibile a proporne per tutti, ma che quando si parla di gioco legale pubblico “decide e basta”, non ammettendo né repliche, né confronti. A prescindere che tale atteggiamento discriminatoria proprio in questo periodo di estrema crisi è da considerarsi ancora peggiore di quello, in ogni caso discutibile, che l’Esecutivo metteva in pratica già prima di questo benedetto Coronavirus.

Per tornare all’Associazione Agire si può confermare, senza paura di essere smentiti, che da anni è vicina agli operatori del gioco e come tante altre organizzazioni di categoria è sempre in prima linea per difenderne i diritti e gli interessi. Con questa iniziativa, senza dubbio “forte”, Agire intende prendere una posizione ben delineata a favore del gioco per porre fine, una volta per tutte, agli atteggiamenti prevaricatori ed un “tantino” ipocriti dello Stato che non sta facendo nulla per un settore che ha sempre provveduto a riversare nelle casse erariali cifre più che apprezzabili. E non solo, il gioco ha sempre risposto “obbedisco” a qualsiasi aumento, anche spregiudicato, imposto al settore: per questo motivo ed anche perché è “riserva di Stato” e rappresenta la legalità sul nostro territorio, il settore ludico si aspettava almeno un confronto con i suoi rappresentanti che continuano a proporsi, ma che vengono regolarmente “evitati” dall’Esecutivo: probabilmente per non essere costretti a prendere decisioni definitive che potrebbero magari interferire sui consensi elettorali.

Il che sarebbe ancora peggio! Ma l’emergenza ha fatto capire anche questo atteggiamento dell’Esecutivo: cerca di barcamenarsi in una situazione “sgradevole, spiacevole ed inaspettata” cercando di accontentare tutti, ma in pratica purtroppo non accontentando nessuno: prova ne dà, purtroppo, la cronaca di questi giorni quando segnala di persone arrivate ad un gesto estremo perché non sono riuscite a far fronte ai propri impegni oppure perché non si vedevano un futuro davanti. Troppe promesse, troppi stanziamenti non arrivati, troppe risorse rimaste chissà dove e tanta rabbia in piazza che non lasciano presagire né una buona estate e neppure un buon autunno. Ma tornando al gioco pubblico, cos’altro aggiungere: l’Associazione Agire è riuscita a raggruppare 200 operatori per assemblare un fronte comune che sottoponga al TAR che queste attività, in rappresentanza di tutto il gioco e le scommesse online, sono palesemente discriminate per la chiusura prolungata poiché hanno dimostrato di avere tutti i requisiti per garantire l’applicazione dei protocolli di sicurezza sanitaria per tutelare il personale dipendente ed anche i clienti in caso di ripartenza.

Per “incorniciare” questa iniziativa, che si ribadisce vuole rappresentare una posizione “forte”, l’Associazione Agire ben cosciente che le attività di gioco, tutte, versano in una situazione finanziaria disastrosa per le stesse imprese e di pericolo a livello occupazionale per i propri dipendenti, si assume l’onere di qualsiasi spesa legale attinente la presentazione di questo ricorso sino ad arrivare all’emanazione della sentenza. Altrimenti si andrebbe ad aggiungere ulteriore danno a quello già troppo presente nei bilanci di queste attività che, ed anche questo sarebbe bene ricordarlo, rappresentano a mezzo di concessioni proprio lo Stato che sta mettendo loro in questa situazione. Ma, come se non bastasse questo bel “quadretto economico”, bisogna rendere noto che anche le Regioni si mettono “di traverso” per creare difficoltà al settore: infatti, la Giunta delle Marche ha varato il piano per il riavvio delle attività dei centri sociali e culturali, ma ovviamente mettendo il veto al ripristino delle slot, dei biliardini, della tombola, del bingo e dei giochi di carte.

E ciò avvalora ancor di più la discriminazione in atto sul territorio. Quindi, lentamente, il nostro Paese riavvia tutte le attività produttive e commerciali: tutte, ma ovviamente non quelle del gioco d’azzardo che rimane quasi bandito dal territorio nazionale, giusto per non fargli perdere quella posizione di “messa all’angolo” ben congegnata sia dagli Enti Locali che dalle Regioni, situazione che già esisteva prima dell’emergenza. É fin troppo ovvio pensare, o meglio sperare, che la situazione del gioco si sblocchi e che all’Esecutivo venga in mente che esiste anche questo settore in modo che non diventi indispensabile ricorrere al TAR per vedersi riconosciuto il diritto di “esistere” e di rialzare le saracinesche come stanno facendo tutte le altre attività. Se così non fosse, il gioco è disposto a lottare ad oltranza per riaffacciarsi finalmente sul suo mercato ed offrire nuovamente ai suoi estimatori, che sono veramente tanti, il gioco qualsiasi esso sia: porta divertimento, serenità e leggerezza, quindi perché non dovrebbe riaprire?

Giugno 24, 2020: •
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