Tutti si devono divertire in Italia con il gioco

tutti si devono divertire con il gioco

Il gioco, che sia di puro intrattenimento o quello con vincita in danaro all’interno dei siti legali italiani di casino sicuri, così come pure i parchi giochi (inclusivi, qualora ciò rientrasse nella mentalità un poco “chiusa” del nostro attuale Esecutivo) dovrebbero essere “un bene” a disposizione di tutti: quindi, sia dei soggetti normodotati, ma anche per coloro che sono portatori di disabilità, poiché il divertimento deve essere un patrimonio al quale deve arrivare chiunque, in proporzione delle proprie forze. Insomma, per chi scrive ma si spera anche per tante altre persone, il gioco deve essere quasi “un diritto per tutti” sancito dalla Costituzione: quel diritto di assumere una grossa dose di divertimento dovrebbe essere una terapia quotidiana raggiungibile da tutti e che tutti dovrebbero pretendere se dona anche soltanto un poco di felicità e leggerezza per affrontare la vita con tutti i vari impegni che ci toccano, e che la stessa ci riserba e che a volte possono essere “fisicamente complicati”. Per questo motivo, prendere una “pozione di sano divertimento tutti i giorni” potrebbe essere quella panacea che aiuta tutti a vivere meglio, sia che i soggetti che la vogliono assumere siano normodotati o con disabilità.

Ovviamente, ci appare che coloro che appartengono alla seconda categoria abbiano più necessità di leggerezza e di spensieratezza, considerando che già la loro vita ed il loro destino sono stati avari nel dispensare soddisfazioni piacevoli e vengono persino sottoposti, in alcuni casi, a difficoltà estreme nel confrontarsi ed affrontare i semplici adempimenti della vita quotidiana. Ora, partendo da questo preciso presupposto, si vuole parlare dell’amusement, segmento del gioco in crescita, ma scevro delle derive che a volte il gioco con vincita in danaro può provocare: l’amusement, puro e solo intrattenimento, vuole con forza differenziarsi dal gioco con vincita in danaro. E vuole anche scrollarsi di dosso questa scomoda simbiosi che, sopratutto ai tempi attuali, non gli sta rendendo la vita facile poiché, come si sa, il gioco pubblico è vessato in ogni modo e forma, cose che si ripercuotono negativamente appunto anche sul segmento del puro intrattenimento che ne subisce, inevitabilmente, le stesse conseguenze.

Anche l’amusement viene guardato con sospetto ed additato come “portatore” e “conduttore” verso il gioco d’azzardo con vincita in danaro. Mai cosa più sbagliata se si considera che l’amusement è studiato e messo sul mercato per i giovanissimi. Nonostante questa loro peculiarità, proprio gli apparecchi di gioco senza vincita in danaro sono anch’essi presi di mira dalle norme Regionali ed, in alcuni territori, sono stati addirittura espulsi o ristretto il loro operato proprio perché accostati al gioco con vincita in danaro, considerato la piaga sociale del secolo. Ma, d’altronde, quando si parla di gioco, quasi tutti i nostri politici fanno di “tutta l’erba un fascio” e tendono ad unire erroneamente i due comparti quando devono per forza discriminare il settore ludico. E proprio non si capisce il perché. Ma per tornare al discorso iniziale che fa da “linea guida” per queste righe, si vuole parlare della libertà per tutti di accedere al divertimento ed all’intrattenimento.

Tutti ne devono godere gli effetti, sopratutto perché il gioco è un diritto sancito dall’articolo 31 della Convenzione sui Diritti del Fanciullo, approvata il 20 novembre del 1989 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite e ratificata dal nostro Paese nel successivo maggio 1991: e da qui si dovrebbe ripartire per tutelare i più deboli ed i più fragili. Ciò sta a significare il tradurre praticamente in servizi ed opportunità reali i principi di democrazia sanciti dalla Costituzione: questo dovrebbe portare a riflettere sul fatto che il grado di civiltà di ogni Paese si misura anche dalla sensibilità e dall’attenzione con cui ci si confronta con le persone con disabilità ed ai servizi realmente offerti a questi soggetti sicuramente più fragili. Ma siccome l’Italia è un Paese che vorrebbe distinguersi dagli altri, ed a volte ci riesce ma anche no, si vuole guardare in modo particolare ad un divertimento come quello dei parchi giochi inclusivi che sul nostro territorio nazionale sono realmente pochissimi: invece, il loro sviluppo aprirebbe “un mondo di conoscenze nuove” per i ragazzi meno fortunati poiché portatori di disabilità.

Infatti i parchi inclusivi sono soltanto 234, concentrati nel centro-nord, e spesso non sono accessibili proprio ai bambini che hanno una disabilità intellettiva o con disturbi relativi all’autismo. Proprio per questi bambini dovrebbe essere normale andare al parco giochi, con gli amici o con i fratelli, condividere lo spazio con i compagni di scuola. Giocare insieme con normalità dovrebbe essere una cosa semplice, una cosa di tutti i giorni: ma molto spesso non è così. Infatti, i migliori parchi giochi sono attrezzati con strutture colorate, moderne e costruiti su più livelli, con scalini ed appigli: assolutamente inaccessibili per chi ha qualsivoglia disabilità, sia motoria che neuro-sensoriali. Certamente, i parchi giochi ideali sono quelli privi di barriere architettoniche arredati con giochi il più possibile usufruibili da bimbi che usano la sedia a rotelle o sono ipovedenti, od hanno una disabilità motoria lieve.

E questi parchi, che spetterebbero di diritto a tutti i bimbi, possono intrattenere naturalmente anche i bimbi normodotati. Sono spazi di gioco e di divertimento con rampe al posto delle scale, con tunnel giganteschi e, quindi, accessibili anche per chi è in sedia a rotelle e con giostre girevoli che possono essere utilizzate da tutti. Purtroppo, si deve constatare che la realizzazione di parchi giochi inclusivi non ha una sua normativa (e quasi meraviglierebbe il contrario) e tutto ciò che è stato già fatto in questa direzione è il frutto della intraprendenza di alcune Amministrazioni locali e della sensibilità di privati che con la beneficenza hanno reso possibile la realizzazione di alcuni “spazi giochi inclusivi”: ma “ci piace” sottolineare che non si dovrebbe lasciare un simile vuoto normativo nel nostro ordinamento. Quando si tratta di gioco, però, tutto è possibile: si sperava potesse accadere soltanto nel gioco d’azzardo con vincita in danaro, invece, questa ulteriore “latitanza normativa” si allarga e si applica anche nell’amusement.

21 Marzo, 2020: •
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