Trento: In campo per la lotta alla ludopatia

trento contro la ludopatia

Sembra quasi impossibile “percepire” che finalmente vi potrà essere un’apertura relativamente alla modifica della Legge sul Gioco in essere a Trento. Non si è certo abituati a ricevere notizie simili, però, evidentemente aver ascoltato in Commissione le esternazioni a favore del gioco pubblico dell’Associazione Sapar, che con costanza da sempre rincorre le Amministrazioni del nostro italico Stivale per sottoporre appunto le reali esigenze delle attività ludiche, ha sortito positività. E questo potrebbe portare ad una possibile variazione della Legge che, sino ad oggi, ha creato tantissime difficoltà alle imprese di gioco ed agli esercizi commerciali che ospitano gli apparecchi da intrattenimento. Si può dire che il 2020, almeno per quel che riguarda Trento, si è aperto “benevolmente” per il mondo dei giochi e questo non può che far vedere uno spiraglio di luce e di tranquillità per gli operatori di quella provincia, sperando che tale benevolenza duri a lungo e, sopratutto, anche in altri territori e che, finalmente, faccia continuare le attività gioco d’azzardo nel proprio percorso commerciale con un poco di soddisfazione e di gioia, ma senza angoscia.

Quindi, sembra proprio che l’assessore alla salute della Provincia di Trento sia intenzionata ad “aprire un confronto” per vedere di migliorare e, magari, cambiare la normativa sul gioco. Quello che “colpisce” è la disponibilità di dedicare una specifica commissione proprio per raccogliere migliori informazioni sul settore dei giochi anche visionando con più attenzione i risultati di cui la Provincia dispone. Esiste, infatti, un report aggiornato al giugno 2019 con dati che possono consentire un’analisi più completa del mondo dei giochi, le sue eventuali derive e lo studio di nuove strategie per il contrasto del gioco problematico, ma con il principio di salvaguardare anche le attività commerciali ludiche e quelle delle imprese di gioco. Studiare meglio, quindi, le distanze eventualmente da aggiornare in relazione ai punti di gioco e la loro lontananza dalle scuole, essendo questo un argomento da valutare con estrema attenzione poiché è senza dubbio un deterrente, ma non può essere la sola strategia: la politica, quindi, deve senz’altro puntare su altre forme di tutela per i giovani.

Questa dichiarata apertura non può che essere lodevole e mette anche le basi per instaurare una collaborazione tra il mondo del gioco, compresi i casino migliori, le istituzioni e le Forze dell’Ordine special modo per persistere con forza la lotta contro gli apparecchi illegali, come i totem, che purtroppo non solo nella Provincia di Trento sono presenti, poiché vanno a sostituire gli apparecchi legali che sono “ostruiti” dalle varie Leggi Regionali che si interpongono con la loro presenta sul territorio. Naturalmente, è indispensabile che la lotta contro l’illegalità sia ben “ferma e determinata”: questo è anche l’obbiettivo del settore ludico che desidera fermare tale mercato che può risultare veramente “pericoloso” sia per il territorio che per gli stessi giocatori. Come ha ribadito Sapar, nel colloquio in Commissione, tutti desiderano condividere la necessità prima di tutto di contrastare l’illegalità e la ludopatia essendo problemi gravi: però, bisogna anche confrontarsi per tutelare le imprese di gioco che se continuasse ad essere in vigore la Legge provinciale dovrebbero chiudere i battenti entro il mese di agosto.

Appare ingiusta tale normativa dato che va a colpire esclusivamente un solo segmento del gioco, le solite slot machine: oggi tantissimi studi hanno evidenziato e confermato che si può far risalire a causa del gioco problematico anche altri tipi di gioco come quello online, i gratta&vinci, il 10eLotto, il SuperEnalotto e tanti altri giochi simili. Poi, non si deve dimenticare che a causa dei distanziometri applicati sul territorio trentino, le imprese e gli esercizi che ospitano slot machine, certificati dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, sarebbero costretti a chiudere: questo avrebbe delle conseguenze estremamente importanti in relazione all’occupazione diretta, ma anche per l’indotto che pochi considerano, ma che per il gioco rappresenta sempre una “forte presenza”. Come non bisogna dimenticare che tali apparecchiature costituiscono, sul territorio, circa l’85% del gioco tra sale e pubblici esercizi ed anche che se la presenza di tali apparecchi legali sparisse, a seguito della Legge Provinciale, si lascerebbe senza dubbio spazio al gioco illecito, gestito dalla criminalità organizzata.

Qui serve anche sciorinare qualche dato certo rilevato a seguito dell’entrata in vigore della Legge Provinciale del 2015: il numero degli apparecchi di gioco è passato dai 4.550 di fine 2016 ai 2.814 rilevati ad aprile 2018, quindi quasi dimezzato. Di fronte a tali dati bisognerebbe tenere presente che anche la Corte dei Conti l’anno scorso, ha sottolineato l’impatto negativo che le norme regionali restrittive possono avere sui giocatori, spingendoli indirettamente verso forme di gioco illegali: anche per questo risulta evidente che le associazioni di categoria, a nome delle imprese lecite che hanno investito danaro e sforzi nel business del gioco, vogliano difendere “a spada tratta” le attività ludiche al fine, sopratutto, di difendere la legalità del prodotto gioco sul territorio. E nel difendere tali attività, le associazioni non possono sicuramente dimenticare che già dall’anno scorso era stato promesso dall’Esecutivo di turno il riordino nazionale del settore ludico, promessa che non è stata mantenuta come spesso accade quando si parla di gioco pubblico e delle sue imprese.

Viene anche da chiedersi il perché bisogna eliminare gli apparecchi di gioco nella vicinanza delle scuole quando, in ogni caso, l’accesso a questi ultimi è già assolutamente vietato per legge. E senza dimenticare che i giovani, ed i giovanissimi, possono trovare questo tipo di giochi sul cellulare: si potrebbe persino preventivare che tra qualche anno gli apparecchi di gioco “terrestri” forse non esisteranno più e chi vorrà potrà trovarli sugli smartphone che stanno diventando il mezzo più “frequentato” dai ragazzi, ed anche dai meno giovani. Meno male che qualche Regione sta facendo piccoli passi indietro rispetto alle norme restrittive presenti sui propri territori: prima tra queste è stata la Puglia che, appunto, ha fatto retromarcia rispetto alla linea prettamente ostile nei confronti del gioco pubblico, dopo che la Procura di quel territorio ha evidenziato quanto questo atteggiamento possa convogliare i giocatori verso l’illegalità.

Febbraio 13, 2020: •
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