Slot Machine e Videolottery: Al via le gare

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Voci di corridoio che si rincorrono, ma che assomigliano quasi a certezze, danno la sensazione che si faranno le gare per le slot machine e le vlt: probabilmente, perché lo Stato non può rinunciare agli introiti delle concessioni relative che ammontano, senza ombra di dubbio, ad un bel “gruzzoletto”! Ma gare senza effettuare il riordino dei giochi? E se, poi, un operatore scriteriato che ancora crede nel business del gioco pubblico si trova nelle condizioni che l’Ente Locale non può dare l’assenso all’apertura dell’attività? Ormai è di dominio pubblico che le varie norme regionali impediscono a quasi il 98% del territorio di “accogliere le attività di gioco”: il povero, quanto improvvido imprenditore, si ritroverebbe quindi con una concessione che non “può usare”, poiché impossibilitato a farlo nel modo più assoluto. Certamente, non si concretizzerebbe una situazione trasparente e di conseguenza, forse, oggi il Governo sta riflettendo sul fatto di mettere in cantiere, finalmente, il riordino dei giochi. Lo scopo è per poter fare la gara per le slot e le vlt, e non nell’interesse, questo è proprio sicuro, degli operatori ma soltanto ed unicamente per “fare cassa”, perché questo è ciò che interessa nel modo più assoluto e, sopratutto, perché è diventato improrogabile.

Pertanto, il sentimento di disapprovazione nei confronti del mondo dei giochi, videolottery comprese, provato costantemente dall’attuale Esecutivo Giallo-Rosso (in modo particolare dalla parte “Gialla” dei due schieramenti), ha cambiato evidentemente pelle (al bisogno) ed, ora, si è passati alla fase di accettazione del settore ludico perché “serve” (assolutamente) far entrare nelle casse dell’Erario le risorse del gioco pubblico. Innanzi tutto, bisogna prendere atto che anche quest’anno la copertura della manovra è stata trovata grazie alle nuove tassazioni che sono intervenute sul gioco, cosa che si sta ripetendo inesorabilmente ogni anno, e che ogni anno aumentano in modo esponenziale, sino al punto che la tassazione sulle apparecchiature da intrattenimento è arrivato ad una percentuale del 74%, inverosimile ed impensabile per qualsiasi altro settore, anche raffrontandola a quella che si applica negli altri Paesi europei. Ma tanto il gioco pubblico ce la fa! Deve essere stato questo il retro-pensiero dei tecnici del Mef che se da un lato l’anno scorso avevano già confermato che tutta la tassazione voluta sul gioco avrebbe portato il settore allo “sfascio”, quest’anno non “hanno certo tirato indietro la mano” e si sono di nuovo accaniti sul medesimo settore.

Chissà, infatti, che logica stanno perseguendo: incassare quello che si riesce e lasciare andare il settore alla deriva? Sembra questo il loro pensiero ma, sopratutto, il loro “fare”, anche se appare veramente dissennato, poiché andranno a provocare chiusure di aziende e licenziamento di dipendenti: e tutto ciò non è normale se proviene proprio dallo Stato. A tal punto che, appena il settore ludico ha avuto il “sentore” di questi nuovi aumenti in generale, ha fatto presente sia al Presidente del Consiglio, sia al Mef che all’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli “che la misura (del gioco) è (ormai) colma”. Ma, sopratutto, che oggi non si può davvero escludere che la filiera avvii procedure di mobilità, visto come si sono ridotti i margini che non consentono alle varie attività di gioco di rimanere aperte nel loro percorso commerciale. In sostanza: territorio “impedito” alle imprese di gioco, ed alle imprese di siti casino, su quasi più del 90% dalle varie Leggi Regionali. Gare per le slot e le Vlt, quindi, “impedite” se non con le conseguenze economiche deleterie che si possono ben immaginare, oltre agli strascichi legali che potrebbero instaurarsi in conseguenza di questo “grave squilibrio” relativo alle concessioni: chiusura di parecchie aziende e licenziamento dei dipendenti.

Questo è lo scenario, purtroppo, che si rappresenta al gioco pubblico, mentre come scenografia di fondo si stagliano i continui e ripetuti aumenti che il settore dovrebbe subire senza battere ciglio, poiché un rappresentante dello Stato non può evitare di obbedire ai richiami da parte di chi rappresenta. Senza dimenticare di menzionare, per esempio, altre misure come l’iscrizione all’Albo di tutti i componenti del mondo del gioco, pagando naturalmente una ulteriore tassa, nonché l’aumento del costo della proroga per le concessioni delle scommesse e del bingo: situazione quest’ultima che si trascina da anni ed, intanto, lo Stato continua a guadagnarci. E continuerà a farlo anche in barba di quegli ignari ed impavidi operatori che si troveranno “stoppati dalla carenza di territorio” sul quale operare: è sempre lo stesso, identico problema che si ripete per slot, vlt, ma anche per le scommesse e per il bingo! Quindi, lo Stato senza soluzione di continuità tassa inopinatamente questo benedetto gioco ed il gioco pubblico, non si capisce bene come faccia, onora i pagamenti, mentre il riordino nazionale continua ad essere latitante, almeno per il momento, ed a meno che non succeda veramente un miracolo.

Ma, in ogni caso, inevitabilmente ci si domanda come si possa fare a mettere a bilancio una “risorsa inverosimile” di euro per un gioco che non si potrà mai realizzare! Lo Stato non può non saperlo, perché sarebbe inverosimile e sarebbe come prendere in giro non solo il settore dei giochi, ma anche tutta l’italica cittadinanza che guarda con interesse (ma anche con qualche diffidenza) questa manovra e, sopratutto, l’altalena di tasse e “tassette” che non hanno assolutamente ragione di esistere: almeno per come sono state strutturate e messe in campo. Ma si dimentica anche una cosa che se non fosse tragica ci sarebbe pure da ridere: nei documenti relativi alla Manovra 2020 si ritrova anche l’obbligo di realizzare questo benedetto riordino dei giochi: e non è esattamente la prima volta che un Esecutivo si esprime con le parole “fra sei mesi facciamo il riordino”! Forse il nostro “orologio del tempo” è diverso da quello di Roma e del Governo: bisognerebbe provvedere a sincronizzare la tempistica, altrimenti sembra di essere pazzi quando ci si aspetta che “sei mesi siano sei mesi” e che decorso ancora una volta questo termine il mondo dei giochi si ritrovi a confrontarsi ulteriormente… con il nulla. Rebus sic stantibus… chi sopravviverà, vedrà!

Dicembre 1, 2019: •
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