Si cerca di fare qualcosa di positivo per il gioco d’azzardo

qualcosa di positivo per il gioco

C’era una volta qualcuno che diceva che “quando si è toccato il fondo non si può che risalire” e ciò si potrebbe senza dubbio applicare al mondo del gioco pubblico e dei migliori siti casino che, oggi, peggio di così non potrebbe andare! Ma, siccome gli operatori devono essere positivi se vogliono avere la speranza di sopravvivere, vogliono percepire perfettamente quello che sta accadendo al gioco in Sicilia e tradurlo in positività, anche se si “parte dal fondo del nostro Stivale”. Sì, perché anche se si parte dalla fine della nostra Penisola e si mettono in campo strategie ed iniziative positive, finalmente, per il gioco pubblico “non bisogna avere paura” di partire dal basso, ma anzi esserne lusingati. Però, non bisognerebbe dimenticare che le iniziative dovrebbero essere intraprese da territori dove il gioco pubblico è più presente, come per esempio Lombardia ed Emilia Romagna, e dove le problematiche sono maggiori. Ma non si può fare a meno di plaudire la Regione Sicilia che si schiera per la “salvaguardia di una specie in estinzione”: le attività di gioco.

Si parte dall’Assemblea Regionale Siciliana dove è stato presentato il disegno di Legge “Regolamento e disposizioni sulla distribuzione delle sale gioco e sale scommesse sul territorio della Regione siciliana come contrasto al Dga” che dovrà valutarlo ed inoltrarlo alla Commissione competente che sta disquisendo sul fenomeno del gioco su quel preciso territorio, già difficile per altre problematiche anche legate alla disoccupazione. Si discuterà dei poteri dei Comuni che andranno ben delineati per quello che riguarda i giochi, ma Comuni che non dovranno emettere normative ad “effetto espulsivo” delle attività ludiche, tanto meno norme con effetto retroattivo, peculiarità che ha già fatto sorgere in altre Regioni problematiche a non finire ed il fatto che già si indichi che non vi dovrà essere alcun “effetto espulsivo” è un gran risultato. Ne sanno qualcosa la Regione Piemonte, l’Emilia Romagna ed il Trentino dove chi, sventuratamente, ha deciso di investire nel business del gioco si sta trovando in estreme difficoltà.

E si parla addirittura di sopravvivenza se lo Stato centrale non si deciderà a mettere mano al riordino nazionale dei giochi, muovendo così il mercato che da mesi è in assoluto stand by. Nel dare una scorsa al disegno di legge si intravede, innanzitutto, il distanziometro di 300 metri con il relativo lungo elenco dei cosiddetti “luoghi sensibili” e la possibilità per i diversi Enti Locali di definire gli orari delle fasce di accensione degli apparecchi da intrattenimento, con un dettaglio relativo alle diverse attività che li ospitano. Un’altra colonna portante di tale disegno di legge è il controllo del numero delle sale da gioco d’azzardo sul territorio, con eventualmente ridimensionamento, ma senza alcun effetto retroattivo, salvando così le attività già in essere: imprese, quindi, dove gli operatori hanno già investito tempo e danaro e che non si possono far chiudere. All’emissione di questa legge non potranno essere autorizzate sul territorio nuove attività di gioco aventi una superficie inferiore ai 50 mq e le disposizioni che regolano la localizzazione delle attività di gioco non si applicano agli esercizi già titolari di concessioni statali.

A meno che le apparecchiature da intrattenimento vengano collocate nell’area di vendita in posizione controllata da video camere di sorveglianza a tutela dei giocatori e dello stesso esercizio. Da questo disegno di legge discende anche l’importanza del ruolo della Regione che deve farsi parte diligente per istituire corsi di formazione e di aggiornamento per gli esercenti, ma anche per gli operatori della Polizia Locale, degli operatori sociali nonché degli operatori delle associazioni dei consumatori per favorire le iniziative delle associazioni di categoria del gioco pubblico che si devono dotare di un codice etico di autoregolamentazione. Tale obbiettivo deve ritenersi assolutamente primario per arrivare alla responsabilizzazione di chi “offre il prodotto di gioco”: deve essere riconosciuto e sorvegliato ogni soggetto che evidenzi un qualsiasi stato di fragilità nei confronti del controllo delle pulsioni verso il gioco e ciò deve essere definito con protocolli precisi e dettagliati in collaborazione con le Asl ed i Comuni.

Questo disegno di legge lontanamente “quasi” assomiglia ad un riordino, se si passa questo termine: ma, sopratutto, deve avere il fine di dare norme precise (considerato che la Sicilia è una delle poche Regioni restanti che non ne sono in possesso) che aiutino a contrastare il fenomeno del Disturbo da Gioco d’Azzardo, stabilendo esattamente i parametri per la distribuzione delle sale da gioco, agenzie di scommesse ed attività commerciali che ospitano al loro interno gli apparecchi di gioco con vincita in danaro. Il fatto che le norme nazionali attualmente in vigore lascino, poi, così tanti “spazi interpretativi” circa l’ applicazione causa notevoli differenze tra gli interventi che i vari Comuni possono introdurre a tutela dei rispettivi territori. Per esempio in Campania, ma non solo in quella Regione, si è creata una sorte di turismo del gioco tra vari Comuni confinanti che applicano limitazioni diverse: e questo è inconcepibile oltre che assolutamente controproducente.

É ovvio che questa realtà che è divenuta ormai una “brutta consuetudine” non sia positiva né per i giocatori, né per il territorio, né per il mercato del gioco e sta diventando invece “una porta spalancata” per il gioco illegale che mette tutti d’accordo con avendo regole, orari, puntate e distanziometri da rispettare. Dopo la lettura approfondita di questo disegno di legge viene, senza dubbio, da riflettere sul fatto che, a volte, “arrivare ultimi” può essere un dono perché consegna la saggezza delle esperienze che già sono maturate nella gestione dell’immenso fenomeno del gioco che sta toccando non solo il nostro Paese. Il gioco d’azzardo è una tematica che tocca inevitabilmente altre realtà, ma si è certi che più si studierà questa materia, più si arriverà a fare scelte meglio ponderate, ma sopratutto può anche suggerire che per avere un quadro completo del problema, bisognerebbe finalmente anche ascoltare le diverse richieste che il settore ludico persiste nel voler sottoporre, ma che nessuno sino ad oggi, ha raccolto e vuole ascoltare.

6 Febbraio, 2020: •
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