Si apre uno spiraglio per il settore del gioco d’azzardo

spiraglio per il gioco azzardo

Inevitabilmente il gioco pubblico si trova costretto, e più di una volta, a dover ricorrere ai diversi TAR lungo tutto lo Stivale per “farsi rispettare” in relazione alle tante norme che vengono emesse contro il suo settore ed anche a volte in modo “avventato e prevaricatorio”: ci si riferisce in linea di massima alle normative regionali e locali che da tempo stanno osteggiando il mondo dei giochi anche nell’eventuale riapertura delle attività, come e quando quest’ultima si dovesse mai presentare. Ma oggi, purtroppo, il settore deve accusare un’ulteriore parziale sconfitta emessa a mezzo del parere del Consiglio di Stato in relazione ad un ricorso presentato al TAR del Lazio da un numero cospicuo di operatori che ritenevano illegittimo l’ultimo Dpcm dell’era Conte, che andrà a scadenza tra pochi giorni, con il quale si imponeva un’altra chiusura delle attività ludiche. Chiusura che si riteneva potesse uscire dai confini della “prevenzione” sanitaria poiché troppo prolungata, cosa che sta provocando ingenti danni alle stesse imprese di gioco che rischiano veramente di “andare a gambe all’aria”.

Il parere del Consiglio di Stato, era tanto atteso poiché si sperava potesse dare ragione al settore ludico e che potesse fungere da spartiacque per altre attività del settore facendo paventare una riapertura rapida ed un ritorno del gioco legale sul mercato. Così si sarebbe evitato che quest’ultimo continuasse ad essere gestito quasi completamente dall’illegalità e dalle organizzazioni criminali alle quali il gioco d’azzardo “piace parecchio” e nel quale stanno facendo inevitabilmente affari d’oro occupando gli spazi che il gioco legale terrestre è costretto a lasciare libero. Purtroppo, però, il parere del CdS si è espresso favorevolmente all’ultimo Dpcm dell’era Conte, ritenendo che tale provvedimento sia stato emesso a tutela della salute dei cittadini, che deve venire prima di tutti gli altri interessi economici delle varie attività costrette alla chiusura, anche se queste ultime subiscono indiscutibilmente danni notevoli e difficilmente recuperabili a breve, rischiando anche la sopravvivenza aziendale ed il licenziamento degli eventuali dipendenti.

Un quadro veramente “pesante” per queste “Riserve di Stato” che rappresentano l’offerta legale del gioco a mezzo delle concessioni che vengono rilasciate appunto per poter offrire il prodotto sul territorio. Ma, mentre la motivazione nella prima parte dà sostanzialmente torto ai ricorrenti, nella seconda lascia aperto più che uno spiraglio: infatti, i Giudici sottolineano che la chiusura imposta dallo Stato a queste attività dovrebbe giustificarsi con una valutazione relativa al loro rischio di apertura molto meglio dettagliata e specificata. Come è noto, il vecchio Esecutivo ha imposto al gioco pubblico la chiusura delle sue attività per più di 240 giorni, in parte consecutivi, ed obbiettivamente sembra un tempo lungo per consentire alle imprese di riuscire a supportare tale lockdown praticamente, oltre tutto, con veramente pochi ristori per fronteggiare una situazione di stop così prolungata. E la valutazione su tali attività è stata sempre di rischio medio/alto e non è mai cambiata, nonostante le imprese avessero messo in atto tutti i protocolli suggeriti dalle istituzioni addirittura aggiungendone “uno proprio studiato dallo stesso settore” ancora più restrittivo di quello imposto dalle istituzioni.

Ecco, quindi, che così si apre un grosso spiraglio per far respirare il gioco: od, almeno, si apre sulla carta perché dovrebbe essere seguito da una valutazione più attenta e dettagliata per consentire la possibile apertura delle attività dopo il 5 marzo, scadenza determinata dal vecchio Dpcm. Data nella quale le diverse attività ludiche sperano veramente ci possa essere la speranza di alzare le saracinesche e rivedere la luce e, nel caso delle imprese di gioco su cui si è espresso il CdS, riabbracciare il nuovo popolo di giocatori che per tantissimo tempo è stato privato di tale divertimento. Gioco che è ricercato da tanti cittadini, sicuramente persone non coinvolte nel gioco problematico, ma soltanto giocatori che vorrebbero tornare a divertirsi: questo è il quadro generale che si può definire dopo la pronuncia nella quale il CdS ha poi demandato al 4 marzo la discussione collegiale in Camera di Consiglio. Ma “ci piace” anche entrare meglio in tale pronuncia per estrapolarne qualche principio ed esaminarlo con più attenzione.

Innanzi tutto, i Giudici del CdS mettono a confronto la priorità della salute pubblica con l’interesse degli operatori del gioco di rivendicare il proprio interesse economico quando richiedono di essere ristorati di un danno importante relativo alle attività di gioco. Nelle prime righe si è già affrontato il discorso dell’opportunità del Dpcm con scadenza 5 marzo che viene ritenuto “opportuno” per la tutela della salute, ma quello che più “ci piace” in questa pronuncia è che al Consiglio di Stato tale provvedimento appare non fondato su “una specifica valutazione di rischio di maggior contagio per le attività di gioco ricorrenti che esercitano il loro diritto su concessione dello Stato”. In sostanza, l’interpretazione che si potrebbe dare alla pronuncia del CdS è che il Dpcm abbia seguito il principio secondo il quale di fronte ad un non meglio definito “rischio potenziale” si possa rispondere con una totale chiusura delle attività per un tempo di fatto troppo prolungato.

In effetti, tale principio dovrebbe essere stato superato dall’esperienza delle autorità scientifiche maturata durante questo lunghissimo anno di emergenza sanitaria e con cui si dovrebbe essere in grado di valutare in modo più consono i rischi di contagio delle varie attività svolte sul territorio: quindi, secondo i Giudici del CdS tale principio di chiusura totale, applicato ai ricorrenti, “comincia ad incrinarsi” (termine che “ci piace” molto). Oggi, proprio a fronte di questa “esperienza acquisita”, ed anche secondo recente giurisprudenza amministrativa, si sottolinea che la giustissima precauzione per la salute dei cittadini va adottata alla luce di tante valutazioni scientifiche del rischio, specifiche per ogni attività soggetta ad imposizioni di chiusura o diversamente da limitazioni. Valutazione da farsi risalire in capo all’autorità tecnica che ne ha la responsabilità, e quindi il Comitato Tecnico Scientifico presso la Presidenza del Consiglio, che pare non si sia espresso per la chiusura totale: ed ecco che appare lo spiraglio per il mondo dei giochi!

Marzo 12, 2021: •
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