Rivedere il Decreto pubblicità per aiutare le aziende di gioco

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Mentre tante aziende di diversi settori hanno già riaperto i battenti con la “fase 2”, dopo essersi uniformate ai protocolli richiesti per il contenimento del contagio da Coronavirus, come si sa ristorazione, gioco, siti casino ed intrattenimento sono ancora ferme al palo ad aspettare. Infatti, mentre pare vi sia uno spiraglio di apertura per i ristoranti, almeno in alcuni territori, invece in generale per l’intrattenimento pare si debba ancora attendere, probabilmente per il fatto di essere state considerate strutture con rischio medio-alto, cosa che ha frenato l’Esecutivo nel decidere le aperture dei punti di gioco, delle sale bingo e delle agenzie di scommesse. Il tempo, quindi, non è ancora maturo per il gioco pubblico, così gli operatori hanno ulteriore possibilità di studiare al meglio la sistemazione delle proprie imprese, riordinare le idee e valutare se lo sviluppo del gioco online avvenuto durante la ”chiusura domiciliare” dei cittadini possa avere un seguito utile per risollevare le sorti di un settore che, se si guarda il gioco terrestre, è veramente ridotto ai minimi termini e tante aziende medio piccole, purtroppo, dovranno forzatamente non riaprire i battenti e, di conseguenza, licenziare i propri dipendenti.

Sicuramente, tutta l’industria del nostro Paese, e quindi anche quella del gioco pubblico, sta affrontando una sfida dietro l’altra, oltre tutto con la “spada di Damocle” dell’incognita della ripresa dell’economia che da tutte le parti si dice difficilissima e più che complicata, avendo avuto tutte le forze azzerate da sessanta giorni, quasi per tutti, di blindatura presso chè totale: questo, però, ha riportato l’emergenza sanitaria entro canoni gestibili e non più al collasso. E quindi la salute, almeno per il momento, è stata la priorità scelta dallo Stato centrale a discapito degli interessi economici del Sistema Italia che ci metterà un bel po’ a riprendere quota con risultati apprezzabili e, sopratutto, indispensabili per il proseguimento delle stesse imprese. Però, quando si parla di mondo del gioco, forse perché ciò è nel DNA del settore, si dovrà rischiare un poco di più per far riprendere il gioco pubblico e le sue aziende e ciò che è stato fatto in queste ultime sino ad oggi con il lavoro da remoto forse dovrà proseguire ancora per qualche tempo anche se il lavoro da remoto fa perdere la percezione di quello che si faceva di solito quotidianamente “dal vivo”.

Però per ora, mentre il Coronavirus è ancora presente nel nostro sociale, questo è ciò che si possono permettere le aziende di gioco come hanno fatto tanti Gruppi di un certo spessore: circa l’ 80% dei dipendenti di queste strutture si è dichiarati favorevole a lavorare da casa, pur restando coinvolti nei consueti valori aziendali. La crisi conseguente al Coronavirus ha colpito indistintamente tutti gli operatori, ma particolarmente quelli delle scommesse, anche perché oltre alla temporanea “chiusura domiciliare” dei giocatori, vi è stata quella delle attività commerciali e quella dei campionati dei vari sport sui quali le scommesse erano un valore economico importante. Gli operatori dei casinò online, invece, hanno aumentato, ed anche tanto, il valore della loro attività: chi nella propria azienda ha entrambi i segmenti di gioco ha applicato la strategia della differenziazione del prodotto ed una buona attività per quello che riguarda i casinò. Intanto, chi già operava online bene pre-Coronavirus ha colto l’occasione di migliorare ulteriormente, seguendo i clienti nuovi che si sono affacciati appunto per la costrizione domiciliare.

Sicuramente la situazione attuale delle attività di gioco, come il poker online, non è delle migliori: anche se i vari gruppi in generale se la cavano, ma i programmi che erano stati pensati non si potranno concretizzare e quindi tutti devono applicare un forte spirito di adattamento aziendale: ma gli imprenditori sono anche impensieriti dalla ripartenza che, indubbiamente, non potrà essere veloce, in modo particolare in quelle zone dove il contagio è stato più presente. Lì, in quei territori, è sin troppo evidente che l’incertezza ed il timore nella popolazione sia superiore e quando tutti potranno uscire dalle loro case con una certa normalità “nulla sarà come prima”: in parte per un po’ di paura del contagio, ma anche perché vi sarà una situazione economica alquanto difficile. Certamente, si avrà voglia di divertimento, ma può essere che le priorità che si presenteranno siano diverse e che non si potrà buttare danaro nel gioco, seppur l’intrattenimento sia importante per la mente ed il morale.

La grande voglia di tornare alle vecchie consuetudini è tantissima ed il gioco pubblico deve organizzarsi prima di tutto per ripristinare un confronto con il Governo, cosa che manca da tantissimo tempo, e sicuramente non per responsabilità degli operatori del gioco: gli ultimi due Esecutivi a “quattro mani” hanno girato la testa dall’altra parte ogni volta che il gioco cercava di sottoporre idee o sottolineava le esigenze di settore. Senza dubbio, il Governo centrale si è dimostrato da anni latitante sopratutto nella stesura del riordino nazionale del gioco, documento promesso più volte che metterebbe tutto il settore in condizione di lavorare con meno incertezze. Già ve ne sono di enormi dopo l’emergenza sanitaria ed aggiungerne di ulteriori sarebbe veramente “una cattiveria e senz’altro non un atto di amore” da parte dell’Esecutivo nei confronti del “suo gioco pubblico”.

Il gioco dovrà cercare anche un modo diverso per comunicare con i suoi estimatori, differenziare meglio i prodotti che dovranno essere più interessanti: ma non si potrà fare pubblicità e questo è senza dubbio un handicap e forse potrebbe essere proprio oggi un argomento da discutere con il Governo. Si potrebbe paventare il momento giusto per mettere in discussione il decreto di divieto della pubblicità ai giochi ed alle scommesse perché si darebbe respiro alla situazione attuale del settore ludico, già precaria pre-Coronavirus e difficilissima quindi di suo maggiormente oggi. Sicuramente l’Esecutivo non vorrà fare alcun passo indietro relativamente al suo provvedimento, così fortemente voluto special modo dal M5S, ma si potrebbe fare di necessità virtù per la rinascita dell’economia nazionale e dare, quindi, una mano tangibile al Paese. Bisognerà verificare se il Movimento è pronto ad un tale sacrificio!

Maggio 25, 2020: •
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