Regno Unito: Limitazioni alla pubblicità sui giochi

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Si è assolutamente certi che nel Regno Unito il “debutto del limite della pubblicità ai giochi ed ai siti di casino” non sortirà il medesimo effetto che ha avuto sul nostro territorio il “relativo divieto” che verrà applicato, invece, in senso totale. I nostri operatori, tendenzialmente, sono ancora sotto shock per questo provvedimento proibizionistico, mentre in suolo britannico il primo segmento sportivo che verrà “limitato” nella pubblicità sarà un evento di cricket, la serie di cricket Ashes: si aspettano, quindi, questi primi risultati “applicati” sul territorio, per vedere come ci si regolerà con il limite della pubblicità. Quindi, sarà la serie Ashes di cricket tra Inghilterra ed Australia il primo evento sportivo britannico “a subire questo limite” ed il primo ad apparire sugli schermi televisivi senza la presenza di pubblicità ai giochi: tali limitazioni sono state applicate in modo volontario in un momento difficile, in cui al settore vengno contestate critiche abbastanza “rilevanti”.

Qui nel nostro Paese, se ne è parlato tantissimo di forme di autoregolamentazione per la pubblicità ma, in pratica, nessun operatore ha applicato varianti significative che possano avvicinarsi minimamente ad un “limite”, né tanto meno ad un “auto-divieto”: figuriamoci! Anche se si dovesse vedere sprofondare il settore dei giochi, la nostra industria del gioco non riuscirebbe mai a trovare l’unanimità necessaria per “applicarsi” interventi del genere perché ci sarebbe sempre qualcuno che non si adeguerebbe ad una scelta che andrebbe inevitabilmente ad incidere sugli utili. Ma questa è un’idea più che sbagliata e controproducente: infatti, per questa mancanza di unanimità, si è consentito di emettere il divieto totale della pubblicità, con la decisione assunta in questo caso direttamente dall’Esecutivo Giallo-Verde. Ma ora si vuole ritornare nel Regno Unito per parlare del limite della pubblicità che lì si applica. In base a questo accordo, nessuna pubblicità sul gioco d’azzardo verrà mostrata durante qualsiasi evento sportivo televisivo prima delle ore 21: la durata di questa “assenza pubblicitaria” si concretizzerà cinque minuti prima di ogni partita e terminerà cinque minuti dopo la sua conclusione.

L’iniziativa esclude le corse dei cavalli e dei cani ed è stato introdotta all’inizio della stagione calcistica: le gare di cricket, però, sono iniziate prima ed ecco il motivo per cui il primo evento cui verrà applicato il limite pubblicitario è quello del cricket. Così inizierà questo nuovo regime che nasce dopo 12 anni l’ingresso sul mercato del Gambling Act del 2005. Come succederà nel nostro Paese, anche nel Regno Unito il limite pubblicitario cambierà le abitudini televisive del pubblico che si dovrà adeguare “a vivere senza pubblicità”. Anche se “sembrerà strano”, questa manovra dell’industria sarà la realtà che si presenterà sul suolo britannico e si spera che riuscirà ad alleviare l’impatto preoccupante che anche in quella Nazione la pubblicità al gioco d’azzardo stava procurando. L’iniziativa è indubbiamente apprezzabile e significa con quanta responsabilità si stia cercando di rendere il gioco d’azzardo sostenibile, ma gli attivisti non sono per nulla ancora soddisfatti.

Vorrebbero, infatti, che si togliesse la pubblicità anche dalle maglie da calcio e quella negli stadi, altrimenti secondo il loro parere, potrebbe vanificarsi un risultato finale positivo. Ma appare un primo passo più che positivo questo deciso dallo stesso gioco e “da qualche parte si doveva pur cominciare” senza arrivare a togliere definitivamente un qualcosa che potrebbe servire ai giocatori per avere contezza di dove trovare il gioco lecito e quello che non lo è. E chi ancora ci legge sa che questo è esattamente il nostro pensiero. Per “accontentare” i detrattori della pubblicità britannica, poi, qualcuno suggerisce alle società calcistiche di rivedere i rapporti con gli sponsor del gioco d’azzardo in modo da trovare forme pubblicitarie diverse e più responsabili. Ciò perché un’indagine ha fatto emergere che chi segue le partite è quella parte di giocatori più portato a scommettere e, seguendo la pubblicità, ad essere coinvolto e maggiormente “spinto al gioco d’azzardo”.

Ovviamente, se la pubblicità sui campi di calcio, oppure sulle magliette, oppure messaggi di altro tipo durante le partite fossero meno presenti, probabilmente, ciò aiuterebbe a dimenticarsi delle scommesse sportive ed a non essere trascinati in qualcosa di più compulsivo. Sarà un cammino aspro e difficile, ma non solo per la pubblicità ed i giocatori del Regno Unito: ormai è globale e tutti sono abituati ad essere circondati da messaggi promozionali che, inutile negarlo, rendono anche parecchio a livello economico: da qui l’ulteriore difficoltà ad affrontare la decisione di eliminare la pubblicità. Forse, la limitazione come si sta impostando su territorio britannico potrebbe essere “una sana via di mezzo”, ma sarà tutto da vedere. Certo la realizzazione in concreto sarà difficile perché i loghi delle aziende che si occupano di gioco d’azzardo appaiono in primo piano quando vi sono le trasmissioni in diretta e questo, senza dubbio, colpisce il telespettatore tenendo presente che anche nell’anno corrente oltre la metà delle squadre che giocano la Premier League si presenterà con un marchio di gioco sulle divise.

Ma anche il Regno Unito, dove peraltro il gioco d’azzardo è vissuto con molto meno pregiudizio che nel nostro Paese, dovrà prendere atto di una sorta di escalation di reclami contro le compagnie di scommesse britanniche. Quindi, niente da fare, è proprio il gioco d’azzardo che suscita tanta preoccupazione, considerando che la Gambling Commission ha reso noto una serie di dati relativi a reclami ufficiali presentati contro gli operatori di gioco: nel 2018 sarebbero stati ben 8.266 contro i soli 169 del 2013. Sono cifre preoccupanti anche per un Paese “avanzato” come il Regno Unito, poiché evidenziano quanto sia cambiata ed aumentata la percezione del gioco nella loro realtà. Ma questi reclami potrebbero anche farsi risalire all’ondata di campagne promosse recentemente contro il settore dei giochi e, particolarmente, contro la pubblicità delle scommesse relative ad eventi sportivi, argomento che sta “tenendo banco” anche in quella Nazione. Tutti alla finestra per vedere come si svilupperanno le iniziative britanniche.

Settembre 2, 2019: •
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