Pubblicità al Gioco: Il nostro Paese diverso dagli altri

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Non è che di gioco d’azzardo edi piattaforme casino italiane si parli esclusivamente nel nostro Paese dove si continua incessantemente con campagne indirizzate a farlo recepire “immorale”: anche la Spagna sembra quasi prendere esempio dai vari percorsi che il gioco pubblico nostrano sta studiando, così anche quella realtà sta affrontando la tematica delicata e più che complessa della pubblicità ai giochi. Ma, contrariamente al nostro divieto proibizionistico che vige sull’italico territorio, sta tessendo la trama per un’autoregolazione tra i protagonisti del gioco che limiterebbe annunci pubblicitari in determinate ore. Eccoci qui, di conseguenza, a vedere come si interfaccia il gioco, e la sua pubblicità, nella penisola iberica per vedere anche se si può cogliere qualche suggerimento che potrebbe essere utile alla nostra regolamentazione che ha necessità di ulteriori interventi se non si vuole veramente che il settore ludico vada a “sciogliersi, come neve al sole”.

Sicuramente, il discorso relativo alla pubblicità, particolarmente quello imposto nel nostro Paese, sta facendo ancora discutere: è tematica delicata, complessa e che coinvolge(va) interessi di primo piano. Proprio per questo motivo, agli altri Stati non passa neppure in mente di mettere un divieto totale come si è fatto in Italia con il famigerato Decreto Dignità. Si cercano soluzioni alternative, forse, prendendo spunto dalle derive disastrose che il provvedimento di divieto sta procurando al settore ludico ed alle sue imprese: ben venga, quindi, che altri territori non debbano subire il “nostro disfacimento dei giochi gratis” e facciano esperienza su ciò che succede al nostro gioco pubblico. Ci “trasferiamo”, quindi, in Spagna per dare un’occhiata ai loro programmi pubblicitari e per sapere come verranno gestiti e quali obbiettivi si sono prefissi di raggiungere.

Prima di tutto, si deve sottolineare che è l’industria del gioco che si vuole muovere in modo autonomo in attesa, anche in quella realtà, dell’entrata in vigore di modifiche regolamentari relative alla pubblicità ai giochi che saranno in vigore da gennaio 2020 e che avranno cura particolare del settore delle scommesse su eventi con protagonisti i minori. Infatti, l’Associazione commerciale spagnola dei giochi digitali aveva proposto, come auto-monitoraggio, di stabilire ulteriori controlli sulla pubblicità radiofonica, televisiva ed in internet dei giochi: cosa che gli operatori hanno accolto in modo totale, e con piena autonomia, per rafforzare la protezione degli utenti guardando sempre con particolare attenzione i minori e gli individui particolarmente sensibili, categorie che vanno senza dubbio più salvaguardate. Questi interventi saranno operativi nell’arco di un bimestre e si possono riassumere per sommi capi.

Divieto di recitare nelle pubblicità televisive a coloro che hanno meno di 25 anni e limite a 200 euro dell’importo dei famigerati “bonus di benvenuto” che vengono pubblicizzati: con questi ed altri interventi si rafforzano anche i paletti delle pubblicità del gioco e delle scommesse che vengono trasmessi nelle ore in cui i giovanissimi sono davanti alla TV. Queste sono le prime varianti, importanti, che l’industria del gioco si auto-impone insieme all’inclusione di un avvertimento standard alla fine di ogni pubblicità relativo all’invito al gioco responsabile e per ricordare agli utenti che il gioco online è vietato in modo assoluto ai minori di anni 18. Sicuramente, può apparire poco quello che si sta facendo in modo autonomo, ma è il frutto di una trattativa imbastita da quasi un anno di lavoro e che ha avuto la necessità dell’attenzione, dell’interesse e della sensibilità della maggior parte degli operatori.

Ciò che tristemente sovviene, purtroppo, è che l’esempio e l’impatto del Decreto Dignità possano riscuotere interesse, come si sta in effetti verificando, su altri Regolatori e che questi ultimi tendano a seguire “l’esempio sbagliato” di tale divieto proibizionistico, messo in atto nel nostro Paese. L’argomento dell’italico divieto della pubblicità emerge ormai in qualsivoglia dibattito internazionale che attenga il gioco e sta provocando un forte impatto sia sul territorio del nostro Paese, sia per quanto riguarda altre realtà territoriali. Il tutto, purtroppo, incide sia a livello di business, ma anche come già anticipato a livello regolamentare considerando che anche il Regno Unito si è attivato per applicare una sorta di divieto della pubblicità anche sul proprio territorio. E ciò non piace sicuramente a chi ama il gioco ed a coloro che si rivolgono a questo intrattenimento con fiducia e senza essere giocatori problematici.

Il divieto totale della pubblicità applicato in Italia fortunatamente, non ha ancora portato a cause giudiziali, seppur il provvedimento ha destato e proposto profili diversi di illegittimità, sollevati anche da AGCOM deputata a chiarirne l’applicazione: ma si pensa che vi siano legali pronti ad opporsi a qualsivoglia sanzione che verrà elevata a nome di questo divieto che è stato studiato, creato e messo in campo senza consultare alcun protagonista del mondo del gioco d’azzardo: quindi in assenza di interlocutori. Si prende atto che la Spagna, sta seguendo il nostro “pessimo” percorso proibizionistico, ed il Regno Unito si sta attivando in questo senso e particolarmente per quanto riguarda le scommesse relative al settore calcistico, senza arrivare però al “nostro totale divieto” della pubblicità ai giochi, cosa assolutamente impensabile per uno Stato come il Regno Unito.

Regno Unito che è un territorio abbastanza ben “frequentato da giocatori” e possiede una regolamentazione dalla quale gli altri Stati hanno sempre acquisito novità ed iniziative che riguardano il mondo del gioco d’azzardo, considerando che in quel Paese viene sicuramente regolamentato in modo più severo che in Italia, ma anche dove viene molto rispettato, apprezzato e “sfruttato” (in senso naturalmente buono) per quanto riguarda il sociale: ma sopratutto Paese che ha un rapporto con il gioco d’azzardo sereno e socialmente utile. Ma, anche in quella realtà, si sta traendo esperienza dal Decreto Dignità e si mette in cantiere l’applicazione del Preu ed una sorta di stop alla pubblicità, delineato in modo sicuramente meno proibizionistico. Fin troppo ovvio, però, sperare e pensare che non si palesino poi tanti altri accoliti perché il business del gioco d’azzardo, gli investimenti e questo mercato andrebbe veramente a morire. Ma non sarà proprio questo che il “padre del Decreto Dignità”, inconsciamente, desiderava? La sensazione, senza dubbio, è che tale divieto non porterà nulla di buono!

Dicembre 15, 2019: •
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