Perchè i Casinò tricolore stanno attraversando questa crisi?

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I Casinò sono strutture “antiche, “romantiche”, sicure ed eleganti” che per anni hanno accolto un certo tipo di giocatore e lo hanno coccolato nelle proprie sale ed accompagnato nei famosi “tavoli verdi” dove veniva proposto un certo tipo di gioco ricercato e vissuto con gioia e divertimento. Questa immagine, come si sottolineava, anche un po’ romantica delle Case da Gioco forse non esiste più, il pubblico è cambiato, è senza dubbio più giovane il che ha quasi obbligato la gestione dei Casinò, quindi non il sito di casino online, a cambiare impostazione di gioco, ad inserire le apparecchiature da intrattenimento ed uniformarsi con le richieste che via via hanno subito una forte trasformazione e che hanno coinvolto indubbiamente la tecnologia. Le direzioni ed il marketing di queste quattro strutture, di conseguenza, si sono dovute adeguare alla modernità del gioco e si sono “spremute i cervelli” per cambiare “vita ed impostazione commerciale”, inserendo nelle proprie sedi novità: teatro, musica, moda, gastronomia ed altro per “movimentare” le serate e richiamare i visitatori.

Ma posto tutto questo che va a rappresentare una sorta di panorama di ciò che hanno dovuto affrontare le Case da Gioco tricolore per arrivare a questo punto, bisogna anche dire che il tutto non è servito poi a molto, considerando i risultati che si possono percepire dalla situazione attuale e dalla crisi che tutte e quattro stanno affrontando: ma è una crisi commerciale oppure una crisi politica ci si potrebbe domandare? Dipende dalla situazione attuale del mondo dei giochi, dalla troppa presenza di sale da gioco “vicine a casa”, oppure dalla “troppa presenza politica” che accompagna la vita economica ed amministrativa delle Case da Gioco? Sembra proprio che da quando la politica è entrata nella vita dei Casinò vi sia stata una sorta di declino sempre maggiore che ha condotto alle note vicende: particolarmente sentita quella della chiusura del Casinò di Campione d’Italia per fallimento che è una situazione che coinvolge un numero notevole di dipendenti che si sono trovati senza futuro e senza, ovviamente, avere alcuna colpa.

Indubbiamente, la chiusura di Campione e la situazione anche del Casinò di Saint Vincent non possono che destare una notevole preoccupazione: una volta il comparto delle Case da gioco era ritenuto “privilegiato e ricco” cosa che ora non si può assolutamente dire e qui si deve gioco-forza rientrare ad esaminare le cause principali di questa debacle economica e strutturale che spazia dall’apertura delle case da gioco terrestri avvenuta nel febbraio 2005 (e non si vuole allargare il discorso anche a quelle online), ed alla gestione dei Casinò che è passata da “imprenditoriale” a “politica” con tutte le conseguenze che quest’ultima ha portato con sé.

Per fare un esempio “pratico e fatto di nude cifre” si deve riferire che l’introito annuale del Casinò di Saint Vincent ha registrato, a fine 2017, un calo di 84,95 milioni di euro, pari al 59,70% in meno dall’apertura delle sale giochi: solo in questi ultimi mesi gli introiti, e di conseguenza le presenze, hanno registrato un piccolo miglioramento… forse da far risalire alla chiusura del Casinò di Campione d’Italia, anche se applicare il detto “mors tua vita mea” non è certamente di grande soddisfazione. É quasi “tragico” sottolineare che per ritrovare il medesimo introito bisogna andare indietro di trent’anni, quando la gestione del Casinò era affidata ad una società privata: allora il gestore della Casa da Gioco, con lo stesso introito, versava alla Regione circa 30 milioni di euro (rapportati ad oggi) e non era fortunatamente “in fallimento”.

Ma cosa è cambiato in questi anni per arrivare a situazioni tragiche come questa campionese? Probabilmente l’organico del personale che si è “allargato” forse in modo non giustificato da un punto di vista “di impresa” ha giocato un ruolo importante: si era suggerito di controllare questo impiego di risorse ma non è stato fatto e si è ricorso ai licenziamenti che hanno spiazzato tutti: forse anche una parte dell’opinione pubblica seppur non particolarmente predisposta al mondo del gioco d’azzardo e neppure ai Casinò. Sono anni che si parla della ristrutturazione delle Case da Gioco tricolore: si è proposto persino di costituire una sola società che li gestisse tutte come da desiderio del “vecchio” sottosegretario ai giochi Pier Paolo Baretta che voleva far entra anche questa novità in Conferenza Unificata. Ma le esigenze e le problematiche “dell’altro gioco” hanno avuto la priorità ed una “bella ed innovativa idea” è rimasta al palo, insieme ad altre cose suggerite da Baretta.

Bisogna anche dire che non sarà facile “sostituire” la politica nella gestione delle Case da Gioco anche se oggi il tornaconto delle partecipate non è più “interessante da un punto di vista economico”: ma le consuetudini sono dure a morire, sopratutto quando si parla di Stato con annessi e connessi. Nessuno vuole lasciare alcun chè e ci si ritrova con le situazioni recenti che lasciano veramente senza parole, ma sopratutto senza posto di lavoro tante persone (campionesi): per il resto vengono spese tante parole per la ristrutturazione del comparto dei Casinò, ma tali rimangono. Solo parole e nessun fatto anche perché per fare qualcosa di positivo bisognerebbe avere voglia di effettuare una seria analisi dello sviluppo nel tempo di tutto ciò che riguarda questo settore.

E senza aggiungere che questa analisi per essere positiva ed obbiettiva dovrebbe essere portata a termine da un team che abbia una profonda conoscenza del mondo del gioco d’azzardo e, particolarmente, da qualcuno che sia al di sopra delle parti e non soggetto a qualsivoglia pressione: solo in questo modo si potranno raggiungere i risultati che tutto il comparto si aspetta da anni augurando alle Case da gioco tricolore che prima di qualsiasi decisione si abbia in mente di prendere per queste strutture si porti veramente a termine una analisi seria come si è detto poc’anzi. Si dice che la speranza sia l’ultima a morire, quindi bisogna che i quattro italici Casinò ne abbiano tanta, anzi tantissima.

Marzo 24, 2019: •
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