Per il riordino del gioco servono idee chiare

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Se si vuole assolutamente il riordino del mondo dei giochi e dei migliori casino online e non si può attendere oltre, lo si vuole perché è diventato urgente rivedere le norme che lo regolamentano, perché riguardano un comparto importante per l’economia dell’intero Paese e, sopratutto, perché si manifestano in modo disorganico e, certamente, poco equilibrato. Va rivisto proprio tutto di “questi giochi” sia sotto il profilo fiscale, sia in modo particolare per il profilo concessorio: c’è troppa confusione e troppi dubbi interpretativi in relazione alle varie leggi regionali che “ogni territorio applica a proprio uso e consumo”. Da qui nasce l’urgenza del riordino del settore che ormai richiedono a gran voce tutti gli addetti ai lavori: ma bisognerebbe affrontare questo passo con le idee molto chiare e senza alcun pregiudizio, altrimenti… non si va da nessuna parte, sopratutto, se ritorna a fare capolino “l’immoralità del gioco” tanto sbandierata dallo schieramento Cinque Stelle in tutte le sue manifestazioni.

Non si dimentichi che l’attuale Governo Giallo-Verde da un lato ha sempre dichiarato la sua ostilità nei confronti del gioco, pur se pubblico e quindi lecito, ma dall’altro se ne ricorda (eccome) quando con la Manovra finanziaria 2019, e poi con il decreto sul reddito di cittadinanza e quota 100, ha provveduto ad aumentare ulteriormente la sua tassazione in modo da poter reperire i fondi necessari per queste promesse pre-elettorali. Non vi è chi non veda, certamente, una chiara contraddizione: ma tant’è, questa è la nostra politica, le sue dichiarazioni, le sue promesse. Forse, oggi con l’esperienza di questi mesi di governo, il cittadino italiano non crede più a tutto questo, ma fa solo finta di credervi poiché non si dovrebbe togliere la fiducia a chi si è votato recentemente con tanta speranza di cambiamento, ma qualche scricchiolio sull’indirizzo di un certo tipo di voto si è notata nelle elezioni comunitarie.

Non si contano più le volte che si “invoca” la riforma del gioco, poiché avrebbe dovuto entrare in “lavorazione” entro la fine dello scorso anno, massimo febbraio del 2019: era stata promessa all’interno del Decreto Dignità, che risale al luglio del 2018, e si è certi che gli operatori del gioco se lo ricordano assai bene, sia lo stesso provvedimento che le promesse contenute. Purtroppo, la realtà politica ha portato alla coesistenza di due schieramenti quasi diametralmente opposti nei percorsi da intraprendere e, spesso e volentieri, sono invocati i provvedimenti di urgenza per risolvere alcune problematiche, che vengono affrontate per rispondere nell’immediatezza, ma che non possono però essere prese con una visione in prospettiva. Anche qui ci vorrebbe chiarezza: come, peraltro, non vi è stata nel divieto della pubblicità ai giochi inserito nel Decreto Dignità che non sarà affatto utile per combattere il fenomeno del gioco problematico.

Come si dovrebbe già sapere, non esiste che le crociate proibizionistiche servano a contenere qualsiasi tipo di devianza patologica e ciò è stato riprovato con studi effettuati da comprovati Istituti di ricerca. La strada da percorrere, e sempre con chiarezza, sono le misure di educazione civica ed informazione sui rischi che si potrebbero incontrare nella libera scelta personale nei confronti del gioco, affinché quest’ultimo non si trasformi in un intrattenimento patologico. La certezza è che il riordino e la totale ristrutturazione del mondo del gioco sono diventati imprescindibili sia per la delicata uniformità del mercato, che per la salvaguardia dei territori ed anche per evitare che il gioco illegale tolga a quello che invece è coperto da concessione statale la possibilità di riversare nelle Casse dell’Erario una mole ingente di risorse che oggi potrebbero andare ad affluire nel mercato illegale. Se si riuscisse con la riforma a “ripescare” l’accordo intervenuto nella famosa Conferenza Unificata sarebbe un’ottima base per “la quadratura del cerchio” ludico ed un enorme passo in avanti.

In quell’accordo spiccava certamente “l’aumento di potere” in capo agli Enti Locali ed alle Regioni che, però, potrebbero essere quelle entità che conoscono meglio il territorio e che forse potrebbero anche essere “i gestori meglio informati” sulle realtà locali e sui propri cittadini. Ma la cosa importante è che questa benedetta Legge Nazionale sul Gioco nasca una volta per tutte: ma con le idee assolutamente chiare e definite senza lasciare spazio ad alcuna lacuna interpretativa. Il tempo è trascorso, e pure tanto, ed il nuovo Esecutivo Giallo-Verde ha potuto esaminare i precedenti del gioco d’azzardo pubblico: si dovrebbe essere arrivati al punto di comprendere come riformarlo per renderlo socialmente compatibile ed anche utile per l’Erario. Forse manca la “voglia” di sistemare questo settore vista l’animosità sin qui messa in campo nei suoi confronti: ma è arrivato il tempo di decidere, considerando anche il fatto che è ormai assodato che anche questo Governo non riesce fare a meno degli introiti del gioco anche se, in partenza, poteva sembrare diversamente!

Oggi, si può dire che lo Stato abbia il dovere di riformare il gioco pubblico, creando una “bella e corposa cornice” per il settore pur magari lasciando alle Regioni quegli aspetti che risultano più territoriali connessi agli specifici risvolti sociali ed economici dei vari territori. Per intenderci, potrebbe essere evidente che una zona turistica non potrà di certo avere le stesse limitazioni di un territorio urbano ordinario: come è ovvio che un piccolo paese oppure una vallata di montagna non potranno mai essere assimilabili ad una metropoli cittadina! Lo Stato in questa “cornice nazionale” deve dare delle direttive e normative omogenee, equanimi sopratutto e non favorire una qualsiasi delle parti, poiché tutti sono protagonisti: il territorio, i giocatori, le imprese. La chiarezza, innanzitutto, dovrebbe essere lo strumento usato dall’Esecutivo: in modo che una volta per tutte si riescano a delineare i contorni di questa meravigliosa cornice che racchiude tutto il gioco pubblico con il suo divertimento ed intrattenimento. Ed un controllo ben delineato e preciso per quanto concerne le derive che lo stesso, con il suo abuso, può provocare. Come tutti gli altri abusi, però, e questo dovrebbe essere il principio da applicare, senza falsi moralismi.

Giugno 5, 2019: •
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