Lo stillicidio della tassazione sui giochi

ancora tasse sul gioco

Sino a quando non si “chiuderanno ‘i giochi’ per la Manovra” e verranno approvati in modo definitivo da Bruxelles, forse tutti saranno predestinati ad essere colpiti dalle menti dei tecnici di Palazzo Chigi che non sapevano più a chi rivolgersi per la “quadratura del cerchio”! Fra tutti gli “eletti” si è trovato, come succede da anni, anche il gioco pubblico, con in testa i siti migliori di casinò, che sta subendo una sorta di “stillicidio di notizie” variabili in base alla giornata (come le previsioni del tempo), ma sempre stillicidio, per le nuove tassazioni che riguardano il settore ludico che ci sta a cuore. In questi giorni, è emersa anche la novità, sempre parlando di vizi, che il gioco avrà buona compagnia nelle nuove tassazioni: infatti, anche i tabacchi “sono stati sorteggiati” e, quindi, i fumatori si preparino a pagare di più il loro prodotto preferito. E proprio questi due settori saranno quelli maggiormente colpiti dalla spada degli aumenti e settori che sono andati a “sostituirne” altri che erano stati ipotizzati negli ultimi giorni.

Ad onor del vero in questa baraonda di aumenti nessuno è stato escluso in un modo od in un altro: bisognerà stare con le orecchie ben tese per sentire cosa verrà comunicato a noi, poveri mortali che dovremo sopportare questi movimenti strategici messi in campo dalla nostra attuale politica. In ogni caso, le voci che si rincorrevano sul gioco sono diventate certezze, compresa quella che non si era ancora affacciata in modo definitivo di un ulteriore aumento del prelievo erariale su slot e su Vlt, mentre è sicuro l’aumento della tassa sulle vincite. Onestamente, si sperava che le apparecchiature da intrattenimento questa volta venissero “lasciate in pace”, considerato che l’anno scorso sono già state ampiamente toccate, con la sostituzione persino degli apparecchi a payout più basso del precedente: ma risulta evidente che la politica non è di questo parere. Per le sigarette, invece, è stato ipotizzato un aumento di 10 centesimi per ogni pacchetto, oppure il rialzo diretto delle accise.

Per il gioco si è certi che la nostra politica conosca perfettamente la situazione economica del settore: ma la disconosce quando vi sono gli aumenti da effettuare ed insiste come nell’attuale operazione tassando sia gli operatori, anche quelli di scommesse sportive online, che i giocatori, tanto per allargare lo spettro per le risorse. Quindi, vincitori allerta perché arriverà, senza ombra di dubbio, un nuovo ritocco sulla cosiddetta “tassa della fortuna” che andrà a rimpinguare le casse dell’Erario nelle quali lo scorso anno è già stato versato un importo più che considerevole, circa mezzo milione di euro! In ogni caso, di questa tassa si è già parlato, come anche dell’introduzione di un meccanismo a scaglioni che potrebbe arrivare sino ad un prelievo del 20% (se non di più) per le vincite oltre i cento milioni. Ma, ovviamente, quello che preoccupa tutta la filiera è l’ulteriore aumento del Preu sugli apparecchi di gioco, già tartassati anche con il Decreto Dignità ed anche con la manovra dello scorso anno nonché dalle previsioni a partire dall’inizio del nuovo anno. Si vede, però, che tutto il passato non conta e bisognerà confrontarsi con altri aumenti per il futuro.

Forse, l’Esecutivo Giallo-Rosso sarà disponibile a dare un “contentino” a tutto il settore e metterà in campo qualcosa per far reggere in piedi i giochi: ma la fine dell’anno,come tutti gli anni passati, continua ad essere un periodo veramente critico per la filiera del gioco, particolarmente come si sottolinea sempre più spesso, per il segmento delle apparecchiature da intrattenimento. Purtroppo, però, anche l’amusement, il gioco senza vincita in danaro non sta passando un “periodo d’oro” e si può affermare, senza paura di essere smentiti, che gli addetti al lavoro di tutto il gioco abbiano un presente ed un futuro veramente a rischio. Ma chissà se questo importa poi a qualcuno! D’altra parte, a breve con il riscontro effettivo e concreto delle decisioni dei tecnici di Palazzo Chigi, si potrà delineare quale potrà essere lo scenario dell’immediato futuro del mondo del gioco, che sia con vincita in danaro oppure no, tutto il settore è veramente in pericolo di “estinzione”.

E poi, per rincarare la dose e per far comprendere quanto può essere veramente rischiosa la situazione attuale delle imprese di gioco in tutti i suoi segmenti, bisogna segnalare la stretta creditizia che proprio nei confronti delle aziende ludiche si continua a mettere in atto, quasi a costringere le stesse alla chiusura “per eliminare il problema”. Gli Istituti di credito ed il mondo del gioco d’azzardo hanno una problematica sempre più diffusa nei loro rapporti, particolarmente nei confronti di coloro che gestiscono le apparecchiature di gioco che, oltre tutto, sono quelle aziende più bersagliate dalle normative e dalle tassazioni. Infatti, è accaduto più di una volta che vengano revocate le linee di credito concesse tempo addietro, anche se i conti correnti risultano attivi. E non solo, gli Istituti di credito arrivano a negare addirittura nuove collaborazioni sempre con le imprese di gioco.

Questo atteggiamento, nettamente ostativo alle attività commerciali ludiche, viene giustificato “invocando” una sorta di applicazione di un codice etico che imporrebbe di non finanziare soggetti che operano nel campo del commercio delle armi e del gioco d’azzardo. Sinceramente sembra di essere in un mondo governato dalla follia! Tutti sanno, però, che qualsiasi attività d’impresa oggi non si può svolgere senza il supporto del sistema creditizio: e si dovrebbe anche sapere che il gioco pubblico è stato costituito dallo Stato per rappresentarlo e proporre l’offerta lecita del gioco. Le aziende intendono continuare, quindi, nel proprio lavoro di “riserva di Stato”, tutelando il gioco legale e le entrate erariali ma continuando, sopratutto, a tenere alto il baluardo della legalità. E nonostante questo ruolo importante, l’Esecutivo di turno non trova di meglio che gravarlo sempre di più con tassazioni impossibili, quasi per rendere la vita degli addetti ai lavori ancora più complicata e difficile. Ma siamo in Italia e la nostra politica è, a dir poco, alquanto discutibile.

Novembre 5, 2019: •
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