Lo Stato italiano non potrai mai rinunciare al gioco d’azzardo

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Sicuramente, nei prossimi due o tre anni lo Stato “si ricorderà” molto bene del gioco d’azzardo, peraltro “sua riserva di Stato”: tra gli ulteriori aumenti della tassazione, il rinnovo delle concessioni ed altre studiate “manovrine” avrà le casse dell’Erario ridondanti di risorse provenienti da questo mondo che così tanto viene bistrattato e del quale, di certo, non se ne occupa con l’attenzione che un cotanto settore meriterebbe assolutamente. Altrettanto sicuramente, lo Stato andrà ad “appoggiarsi” a questi introiti, cosa che da qualche anno fa con cadenza annuale, poiché sa perfettamente che il settore ludico non lo tradisce mai, ed i suoi operatori che siano gestori, distributori o concessionari rispondono sempre ed in ogni caso: “Obbedisco”, a qualsiasi dicktat arrivi loro dai vari Esecutivi. Le cifre che il mondo del gioco pubblico riesce a produrre, almeno sino allo scorso anno, sono indubbiamente rilevanti e richiedono enormi sacrifici ed impegno da parte di tutta la filiera che vorrebbe continuare a vivere i propri percorsi commerciali con meno incertezze ed anche, senza ombra di dubbio, con più tranquillità.

Entrambe cose che, oggi, mancano nel modo più assoluto nel settore ludico, ed in quello dei migliori casino online, a causa delle arcinote norme restrittive che vengono applicate, particolarmente, nei confronti del segmento delle apparecchiature da intrattenimento. Per farla breve, ma anche per dare qualche cifra reale che verrà introitata dall’Erario, si può dire che questa è quantificabile in 909 milioni di euro nel 2020 ed altrettanto 2021. Questi importi andranno suddivisi per la durata delle concessioni a partire dalla loro decorrenza e con scadenza novennale, fissata nel 2022 per gli apparecchi di gioco e nel 2023 per le concessioni online e questa è la stima che si evince dalla relazione allegata al disegno di legge 2020 per quanto riguarda il gioco. In ogni caso, in qualunque modo si guardino queste cifre, si può azzardare a dire che nessun altro settore commerciale o di servizi riesce a mettere insieme questi importi: e lo Stato dovrebbe, forse, almeno ringraziare, cosa che sicuramente non accade.

In contrapposizione a queste “certezze” economiche, però, lo Stato non è assolutamente in grado di garantire, almeno in questo momento e sino a quando non riuscirà a mettere in campo una Legge Quadro Nazionale sul Gioco che ne riordini le fila e renda il settore equo, omogeneo e sostenibile, che gli operatori che andranno ad acquistare nuove concessioni, le cui gare si dovrebbero svolgere nel corso del 2020 e 2021, saranno poi in grado di poter aprire le relative attività a causa della “Questione Territoriale” che tiene sempre banco e che impedisce (con la storia dei famigerati distanziometri) di rendere effettive sul campo le concessioni. É il serpente che si morde la coda ed una situazione che, purtroppo, si trascina da tanto tempo e che nessun Esecutivo ha voluto affrontare con la debita conoscenza della materia del gioco, così complessa ed altrettanto delicata.

A prescindere, poi, dagli introiti che entreranno nelle casse dell’Erario a mezzo delle concessioni, “diamo anche i numeri” per quel che attiene l’incremento del prelievo sulle vincite che consegneranno allo Stato 296 milioni di euro circa nel 2020, e ben 316 per i due anni successivi, forse anche di più. Ed anche questi, è quasi inutile sottolinearlo ancora, sono importi di un certo pregio: come farà mai l’Esecutivo di turno a rinunciare a tutto ciò? Anche se il gioco d’azzardo pubblico e le scommesse sportive online sono immorali… quello che se ne ricava evidentemente non lo è. Ed, in ogni caso, non se ne può fare a meno nonostante siano state fatte affermazioni diverse, ma in altri momenti politici che erano infervorati dall’ingresso nel Governo da parte di uno schieramento che ancora oggi compone questo nuovo Esecutivo Giallo-Rosso. Le sue campagne demonizzatrici nei confronti del gioco, i suoi provvedimenti emessi con furia e con forza per bloccare il fenomeno del gioco, le campagne che sono state attivate per convincere l’opinione pubblica che si voleva contrastare il gioco problematico, cosa sono riuscite a fare nella concretezza?

Hanno reso un settore fragile, emarginato, quasi totalmente espulso da buona parte del territorio, ma gioco pubblico dal quale si pretendono cifre spaventose perché di questo mondo non si riesce (economicamente) a farne a meno. Un po’ di equilibrio, sicuramente, non farebbe male: d’altra parte, non si fucilerebbe nessuno se oggi l’Esecutivo rendesse questo settore finalmente sostenibile, come peraltro succede in tantissimi Paesi europei più avanzati del nostro per quello che riguarda i rapporti tra popolazione, gioco d’azzardo ed istituzioni. Per non fare nomi, si vuole parlare del Regno Unito dove il gioco viene vissuto e rispettato e dove i suoi introiti vengono tranquillamente usati per il sociale, per lo sport, per la cultura, per la beneficenza e l’assistenza a persone che vivono nel disagio. Sembrerebbe così strano o difficile rispettare un settore dal quale bisogna dipendere per poter quadrare i conti dello Stato?

Certamente, la “quadratura del bilancio statale” si potrebbe ottenere tagliando gli sprechi della politica e tutti quei “doppioni” che esistono magari anche nella stessa politica o nella gestione delle varie Amministrazioni Regionali o comunali. Ma questo vorrebbe significare rispettare il sistema gioco, con le sue imprese ed i suoi addetti ai lavori che, oggi, vengono trattati come imprese e cittadini di “Serie B”, salvo quando se ne ha necessità e senza tanti riguardi o remore vi si rivolge per prelevare ciò che serve a non fare “cattive (o pessime) figure” sopratutto nei confronti dei propri cittadini e pure dell’Unione Europea. Ma tant’è: questa è la nostra politica attuale. Incongruente, inconcludente, insicura: che vorrebbe essere innovativa, “del cambiamento” ma sta riuscendo solo a creare ancora più confusione ma non certo a presentarsi come Governo della discontinuità. Il gioco pubblico continua ad essere perseguitato, come succede da anni, continuano ad aumentare le sue tasse, come da tempo accade, continua a non poter lavorare come dovrebbe fare, invece, un comparto chiamato “Riserva di Stato”. Quindi?

Novembre 29, 2019: •
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