Le ticket redemption non sono diavolerie pericolose

ticket redemption non sono diavolerie

Va bene, ma fino ad un certo punto naturalmente, che si discrimini il gioco d’azzardo, casino migliori compresi, in generale ed in particolar modo quello delle “famigerate macchinette” (espressione chiaramente dispregiativa usata spesso e volentieri dai falsi moralisti), ma che si arrivi addirittura a demonizzare le ticket redemption, quindi quegli apparecchi di gioco senza vincita in danaro, che consegnano premi ai vincitori tipo animaletti in peluche o cose similari, diventa veramente una persecuzione bella e buona e mette, oltre tutto, quel particolare segmento di gioco in seria difficoltà economica. Questa parte del gioco, studiata e messa in campo per i giovani e giovanissimi, sta tentando faticosamente di scalare il mercato che da sempre, purtroppo, accomuna questi (innocui) apparecchi di gioco a quelli con vincita in danaro, ha creato un Consorzio appunto per tutelare esclusivamente questa parte dell’industria del gioco, ed aveva persino cominciato ad organizzare fiere dedicate solo a questo preciso settore, ma tutto ciò sembra non essere servito ad alcunché e sembra svanire nel nulla!

Infatti, nell’evento dedicato esclusivamente al mondo del solo intrattenimento che si è svolto a Roma in una cornice veramente apprezzabile considerando cosa offre questa nostra stupenda città, seppur in contemporanea con Enada, storica fiera del gioco “dei grandi”, si percepisce ancora questo “connubio forzato” tra i due giochi e di conseguenza diventa assolutamente necessario riflettere sulla posizione dell’amusement. Segmento che, purtroppo, non riesce a “farsi distinguere” dall’altro gioco, sino al punto che viene persino perseguito da regolamentazioni come lo stesso gioco d’azzardo con vincita in danaro: e questa è una cosa veramente grave, delicata, oltre che assurda. D’altra parte, se con un evento organizzato e messo in campo per valorizzare esclusivamente le eccellenze del puro intrattenimento e quindi del gioco senza vincita in danaro, proiettato verso tutte le età e per le famiglie intere, riesce a farsi mettere ancora in discussione, cosa si potrebbe fare di più, di diverso e di alternativo?

Neppure la presenza delle “vecchie” attrazioni tradizionali come le giostre gonfiabili, i flipper, i famosi biliardini sino ad arrivare all’intrattenimento più innovativo come la realtà virtuale, laser games e gli e-sports sono serviti ad eliminare discussioni sulle ticket redemption che vengono tacciate, oggi, di essere “uno stimolo” ed uno strumento per i giovani che le ricercano per avvicinarsi ed arrivare al gioco d’azzardo con vincita in danaro! Mai cosa può essere più distante dalla verità, ma questa è la voce predominante che “gira attorno alle ticket redemption”: non si riesce ad eliminare questo “preconcetto” assolutamente dissennato. In ogni caso, il formato della presentazione dell’intrattenimento non può e non deve cambiare in modo particolare in un evento organizzato ad hoc: mettere in mostra il sano divertimento per famiglie intere, quello del puro gioco “formato famiglia”.

L’esperienza che l’amusement acquisirà, dopo Roma, servirà per riflettere relativamente alla prossima rappresentazione dell’intero settore che avverrà a Rimini, nella prossima primavera durante il Ras, Rimini Amusement Show. Infatti, ad Enada sono state presentate le novità “invernali” dell’amusement, quelle che successivamente si testeranno nei prossimi mesi e che verranno, poi, ripresentate a Rimini con i risultati operativi effettivamente raggiunti. Questo evento dovrà forzatamente dimostrare al mercato di essere un segmento assolutamente compatto ed intenzionato, con tutte le sue forze, a continuare a differenziarsi dal gioco con vincita in danaro, studiato e messo a punto per un target di consumatori diverso, adulto, variegato, ovviamente con disponibilità economiche da poter rischiare nel gioco. Le ticket redemption e tutti i giochi che compongono il comparto dell’amusement, invece, rappresentano “una cosa completamente differente” e questo deve essere recepito forte e chiaro: sta agli operatori di questo settore far sentire la propria voce in modo stentoreo e differenziarsi da ciò che proprio non li rappresenta.

E questo senza denigrare un altro settore dei giochi, ma solamente per differenziare il mercato che non vuole essere lo stesso. Si può aggiungere che nonostante i pregiudizi che circondano le ticket redemption, sono state ancora le protagoniste di Enada, anche perché sono senza dubbio gli apparecchi più amati e ricercati nelle sale. Per entrare nello specifico si può dire che l’evento fieristico ha confermato la forza di quelle più amate a tema “carnival-luna park” che stuzzicano l’abilità fisica e, sopratutto, che coinvolgono varie età. Anche il simulatore di guida di Tecnoplay ha avuto un grande successo, confermato anche dalla stagione estiva che ne è stata “testimone oculare” e si spera che il successo continui anche in inverno. Ma, a prescindere dalla presentazione delle novità ludiche, Enada è servita senza dubbio a rappresentare il mondo del gioco senza vincita in danaro, intrattenimento che naturalmente non può provocare derive come il gioco problematico, né dipendenze e che non deve, nel modo più assoluto, continuare ad essere assimilato al gioco d’azzardo.

E questo è stato esattamente l’obbiettivo del settore, far passare questo messaggio a livello sociale, messaggio che deve essere ben percepito. E non solo: infatti, questo evento romano deve anche servire alla politica che dovrebbe prestare più attenzione al comparto dell’amusement, poiché lo stesso rappresenta indubbiamente un comparto economico importante che porta il suo indotto forte, ma anche un volano turistico che l’attuale Esecutivo Giallo-Rosso non può sottovalutare. Va bene l’odio che si nutre da parte del Governo verso il gioco, ma forse nel caso dell’amusement la politica potrebbe prendere una strada diversa da quella intrapresa con le battaglie continue che vuole intrattenere nei confronti del gioco d’azzardo con vincita in danaro. In realtà, non dovrebbe per mera demagogia o per mancanza di conoscenza e di attenzione accomunare un settore ad un altro che non lo rappresenta proprio. Chissà se questo Governo della “discontinuità” prenderà una strada diversa e più morbida per l’amusement: bisogna solo sperare che si ravveda e prenda la giusta decisione anche sostenuta se possibile da un dialogo e da confronti con tutta la filiera.

Novembre 1, 2019: •
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