Le risorse per l’erario dal gioco per il triennio 2019-2021

risorse erario derivanti dal gioco

Meno male che il gioco d’azzardo pubblico “è immorale” e che “va spazzato via dall’italico territorio”, altrimenti chissà a quali cifre si arriverebbe per “riempire” le casse del caro Erario che con compiacimento, in ogni caso, vi attinge generosamente. Infatti, sui vari dossier del Servizio Bilancio dello Stato si evidenzia che dal gioco si produce un gettito pari a 450 milioni di euro in ciascuno degli anni 2019-2020 e 2021: si legge, anche, in questi documenti che “una serie di misure mira ad ottenere maggiore gettito tramite il prelievo nel settore dei giochi” a mezzo dell’aumento del Preu e la riduzione delle percentuali minime di pay-out, oltre all’introduzione dell’imposta unica sui concorsi a pronostico e sulle scommesse con decorrenza 1° gennaio 2019.

E si aggiunge, nel quadro di sintesi, che un “altro gruppo di norme del disegno di legge modifica il prelievo fiscale allo scopo di reperire ulteriori risorse: tali misure sono discendenti dal negoziato con l’Unione Europea. In particolare, “la riforma introdotta dei concorsi pronostici sportivi” da concretizzarsi con l’intervento dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli mediante l’ingresso di nuovi criteri di ripartizione dei nulla osta di gioco e la sospensione o la chiusura definitiva dei precedenti giochi similari, come il Totocalcio. In realtà questo gioco, così come è strutturato ora, sta quasi “morendo” e bisognerebbe intervenire per “rivitalizzarlo” in modo da avere anche da quel segmento ancora risorse come un tempo, anche se questo sembra un percorso “difficilottino”. Che dire: gioco, sempre gioco, ed in ogni caso mondo del gioco d’azzardo al quale rivolgersi nei “tempi bui”e quando non si sa più veramente “che pesci pigliare” per “far quadrare il cerchio statale”…

Come si legge ovunque si parli di gioco, gli aumenti del prelievo erariale per il settore sono applicabili sugli apparecchi da intrattenimento: i cosiddetti new slot e videolottery e rispettivamente dell’1,35% e dell’1,25%. Anche l’applicazione dell’imposta unica sui concorsi a pronostico e sulle scommesse, ai giochi di abilità a distanza con vincita in danaro ed al gioco del bingo a distanza è stata messa in pratica in connessione con le esigenze della finanza pubblica e… si cade sempre nello stesso punto. Ricorso al gioco pubblico, da parte dello Stato, quando quest’ultimo non ha più possibilità di attingere altrove e, particolarmente, nelle tasche del suo popolo italico anche se, al momento, non sembra scongiurato il pericolo! Sempre per rimpinguare le risorse del caro Erario viene anche modificata l’aliquota applicata alle scommesse a quota fissa, mentre ne vengono esonerate quelle ippiche, differenziando fra quelle per cui la raccolta avviene su rete fisica e quelle per cui la raccolta avviene a distanza.

Forse per dare “un contentino al settore ludico” si prevedono alcune proroghe in materia di concessioni pubbliche per l’esercizio dei giochi a totalizzatore nazionale, per la raccolta del Bingo relativamente alle scommesse su eventi sportivi e non, nonché per il rilascio dei nulla osta per i vecchi apparecchi con vincita in danaro come le migliori slot machine online. Questi “interventi” gentilmente concessi dall’Esecutivo non saranno una sorta di “compenso” per quanto si richiede come sacrificio finanziario alle attività ludiche: infatti le medesime si dovranno ulteriormente confrontare con gli ultimi aumenti della tassazione, con il cambio delle schede per adeguare la variazione del Preu, con i tempi tecnici che sono “considerevoli” e dei quali non si è tenuto assolutamente conto poiché alcune delle tassazioni già decorrono in questi giorni.

Come se il mondo dei giochi avesse la bacchetta magica e bastasse “toccare gli apparecchi” per ottenere nell’immediato il “cambio delle schede ed il loro adeguamento”. Certamente, il mondo del gioco pubblico sta facendo “miracoli” per accontentare il “suo Erario”, ma così velocemente sarà impossibile e, quindi, le imprese di gioco ed i loro operatori dovranno cimentarsi in altri sacrifici, come da tempo succede, purtroppo, e senza alcun particolare “riconoscimento” da parte dei vari Esecutivi che si sono succeduti. Particolarmente da quello Giallo-Verde che si era ampiamente e caparbiamente schierato contro il mondo dei giochi fin dalla campagna pre-elettorale. Forse un poco più di coerenza da parte di quest’ultimo avrebbe dovuto e potuto esserci: ma siamo in Italia, questo è e questa è la nostra italica politica. Non ha importanza “il colore” del Governo che gestisce le nostre vite: per il settore del gioco le cose si ripetono con incresciosa frequenza e ripetitività.

La realtà che si continua a sottolineare ed evidenziare è che a bilancio e nella Manovra definitiva, “aggiustata” in parte per compiacere a Bruxelles, sono aumentate di nuovo le tassazioni al settore ludico, tassazioni “indiscriminate” ed inserite senza alcun confronto con le imprese e i suoi operatori. Tassazioni che vanno ad infierire pesantemente su di un settore che si sta già dibattendo con l’ultimo aumento deciso a settembre scorso ed industria del gioco che sta “già pagando” con sacrificio e lottando con le Leggi regionali sul gioco che si mettono di traverso al percorso commerciale delle attività ludiche. Senza contare tutte le normative che ogni Regione ed ogni Comune si sente di mettere in campo, sempre per la salvaguardia della salute dei cittadini, ma non certamente di quelli che lavorano e si applicano professionalmente nel settore ludico.

Di quei cittadini, chiaramente ritenuti “diversi” dall’attuale Esecutivo Giallo-Verde, e dei quali nessuno si sta veramente occupando: men che meno il Ministro del Lavoro vice premier penta-stellato Luigi Di Maio che, invece, avrebbe dovuto “forse pensare meglio” alla situazione ed alle esigenze di tutta la filiera del gioco quando ha messo in campo il Decreto Dignità ed il divieto alla pubblicità che lo stesso contempla. Invece, nulla di tutto questo è stato fatto: evidentemente, i due schieramenti che governano il Paese pensano e guardano al gioco pubblico solo quando ne hanno bisogno e guardano solo dalla “loro” parte e non certo a quella degli imprenditori che compongono la filiera del gioco, né tanto meno ai loro dipendenti.

Gennaio 20, 2019: •
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