Le quote rosa ed il gioco d’azzardo

donne e gioco azzardo

Non vi è chi non veda che il mondo, anche oggi, sia quasi tutto impostato al “maschile”: le donne anche se sono più presenti nel sociale, nella politica, nelle imprese sono sempre costrette a vivere in un palcoscenico in cui l’uomo è, senza ombra di dubbio, l’attore protagonista mentre le donne, perennemente, i comprimari: ci vorrà ancora tempo affinché i ruoli si equiparino, ma se non si comincia… “l’opera” non diverrà mai compiuta. Queste riflessioni, forse anche banali, seguono la vittoria di una donna nei giorni scorsi in un evento di poker che sta suscitando attenzione soltanto perché il vincitore prima di tutto rappresenta proprio il “genere femminile”, poi, ha una sua impresa ma non solo: ha anche un incarico politico per Italia Viva, di recente costituzione. Il riuscire a vincere, anche se in un torneo che non aveva una vincita eclatante, ma “frequentato” come di consueto principalmente da uomini, ha rappresentato una grande soddisfazione, seppure questa lady non si ritenga assolutamente una professionista del poker, ma soltanto “una sua amatrice”.

Una “amatrice” che è riuscita, in questo torneo, ad emergere ed a raggiungere un obbiettivo che si era prefissata e che ha rincorso a testa bassa, ma senza tenere conto minimamente del premio finale, soltanto per vincere una competizione “contro” gli uomini. Il punto di vista femminile sul gioco d’azzardo vuole sottolineare che oggi si fanno proclami eclatanti nei confronti di questo settore, però, senza avere una conoscenza profonda di questa materia così complessa e delicata. Se ne parla tanto in politica, ma si fanno (o si sono fatti) provvedimenti senza rendersi conto di cosa o di chi venisse mai coinvolto nelle relative conseguenze, in senso generale: e questo è un errore “da matita blu”. Non è, in ogni caso, giustificabile che un decreto venga emesso senza tenere in giusta considerazione gli eventi che, a cascata, ne possono discendere: vuol dire agire con superficialità e solo “per colpire” un settore perché lo si ritiene il male assoluto e qualcuno ha deciso che deve essere ammazzato.

E non si fanno differenze: si vuole eliminare il gioco delle “macchinette”, il poker, i giochi da casinò in generale mentre si salvano le lotterie, i “grattini”, apparentemente tanto innocui e che, invece, non lo sono affatto. Quello che si potrebbe “estrarre” da queste demonizzazioni è che il mondo degli uomini nei confronti del gioco non ha fatto un bell’esame di coscienza e neppure un bagno di umiltà per cercare di capire perché il genere umano si vuole divertire con il gioco e lo ricerca da sempre, perché rientra nel suo DNA e non c’è nulla di immorale in questo: bisogna soltanto capire che esiste un insieme di persone che con il gioco d’azzardo si diverte e non diventa per forza un giocatore problematico, ma resta una persona che si diverte con questo e nulla di più. Ma sopratutto che il gioco, sopratutto quello live, è socializzazione mentre forse non lo sono le “macchinette slot machine” od, almeno, non lo sono così tanto.

Una soluzione, certo sarebbe impegnarsi a studiare il settore come un sistema del genere meriterebbe: ma ci vorrebbe pazienza e costanza, cose che non sono prettamente maschili e, sopratutto, che non appartengono alla politica che di recente appare dover andare per forza di fretta nei suoi provvedimenti. Ma il risultato qual’è? Che oggi si pensa e si dice una cosa ed il giorno dopo il suo esatto contrario: mettendo l’opinione pubblica dinnanzi ad una altalena di sensazioni ricolme di insicurezza che è la cosa peggiore che si possa mai trasmettere in modo particolare da parte della politica che gestisce (se così si può ancora dire) la nostra vita economica ed indirettamente anche quella sociale. Ciò denota, in modo sin troppo evidente, una carenza di conoscenza delle situazioni che si affrontano, ivi compreso ciò che riguarda il gioco pubblico, croce e delizia di ogni Esecutivo che non ne può fare a meno, come risorse ovviamente, ma che riversa nelle casse dell’Erario ancora oggi cifre da capogiro.

Dunque, quando si parla di informazione e cultura del gioco i primi che dovrebbero informarsi dovrebbero essere i politici, uomini e donne, che non sono assolutamente a conoscenza di questa delicata ma importante materia, altrimenti non la tratterebbero con quella sufficienza e con così poco rispetto, figli esclusivamente della mancanza di conoscenza. Il punto di vista femminile sicuramente non è banale come quello che sino ad oggi si è applicato al gioco d’azzardo: serve un approccio serio all’educazione anche al poker sportivo, al mindset, alla matematica, allo studio del bankroll. La pazienza, il calcolo, l’attenzione contrastano con quello che contribuisce ad incanalarsi verso la ludopatia, perché non lascia spazio alla ripetitività ed ai gesti condizionati che fanno parte di taluni giochi: da qui discende l’informazione e la conoscenza dei giochi. Sopratutto, per non superare quel punto di non ritorno che, però, in tutte le cose rappresenta la negatività.

Insomma, l’educazione e la conoscenza del gioco d’azzardo fanno in modo che quest’ultimo non abbia la meglio sul giocatore: se non si svilupperanno iniziative in questo senso, ma sempre con impegno maggiore e particolarmente mirate, si continuerà “a girare in tondo” senza arrivare a qualcosa di concreto. Il punto di vista femminile, o quanto meno quanto esposto dall’ultima vincitrice di un evento Icoop che l’ha vista eccellente protagonista ed anche forse guardata stranamente dal resto degli “uomini” partecipanti, è che anche gli operatori del mondo del gioco pubblico devono aiutare a facilitare le cose: devono quando si parla di gioco, non metterlo tutto allo stesso livello e nel medesimo calderone poiché è l’errore peggiore che possano fare. Ma, invece, secondo chi scrive dovrebbero essere tutti compatti “come un sol uomo” per portare avanti il sistema gioco pubblico e le sue imprese: insomma, dovrebbero imparare a farsi rispettare da uno Stato che assolutamente “le sfrutta”, ma che non le rispetta assolutamente.

Novembre 27, 2019: •
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