Le divisioni interne al gioco d’azzardo non fanno bene

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Le manifestazioni pubbliche che il gioco di Stato, comprese le piattaforme casino online, è riuscito ad organizzare, sopratutto nell’ultima metà di dicembre 2019, non sono riuscite ad infondere e trasmettere la compattezza del mondo dei giochi ed, ancora una volta, è prevalsa la volontà di emergere di ogni singolo segmento che compone la filiera: dall’esercente, al gestore, al concessionario. Purtroppo, non si è riusciti a far percepire la sensazione che il gioco pubblico potesse rappresentarsi come “un sol uomo” davanti alle istituzioni per reclamare, tutti uniti, il diritto al lavoro che le imprese di gioco lecito rappresentano a mezzo dei diritti e delle concessioni che sono stati acquisiti. Questo, è stato senz’altro un pessimo risultato che non sarebbe assolutamente da considerare, visto che con tale divisione non si è riusciti ad ottenere alcunchè di quello che si richiedeva allo Stato centrale: infatti, i rappresentanti del gioco che si sono schierati non sono stati quasi ascoltati o, quanto meno, la loro voce è risultata troppo flebile per poter sottolineare le proprie esigenze che, arrivati ad oggi ed a questo punto, ormai sono diventate imprescindibili.

Dopo l’ultimo aumento della tassazione voluto ed inserito nella Manovra 2020, l’industria del gioco è in ginocchio ed è esattamente questo che si doveva far presente con la manifestazione organizzata in dicembre ma che, invece, non ha suscitato alcun interesse concreto nelle istituzioni. Oltre tutto, permangono allo stato di mere promesse le due cose più importanti di cui necessita il gioco pubblico: il riordino nazionale del gioco d’azzardo e la nomina di un sottosegretario, diretto ed unico interlocutore a cui sottoporre le richieste che tutta la filiera del gioco intende sottoporre al Governo centrale. Però, se dalle istituzioni si richiedono risposte tangibili, è altrettanto importante che il gioco pubblico “serri le sue fila” se vuole arrivare ad ottenere qualcosa di concreto. Sicuramente, l’unità di intenti che deve percorrere tutti i comparti dei giochi deve essere totale e gli stessi comparti “indissolubili”, altrimenti chi gioverà di queste decisioni sarà ancora lo Stato centrale che non aspetta altro di “vedere che il settore ludico si disgreghi da sé”.

Questo è sicuramente il suo intento anche se non può, ovviamente, palesarsi completamente: effettivamente, è un biennio che gli Esecutivi che si sono alternati non fanno altro che consentire questo sfacelo del mondo dei giochi, delle sue imprese e dei suoi operatori. Ci si chiede, però, quando questo si concretizzerà dove andrà lo Stato centrale a recuperare tutte le risorse che il gioco pubblico ha sempre garantito negli anni? Dove e quali tasse sarà costretto ad aumentare ai cittadini per recuperare “quell’esigua cifra di dieci miliardi di euro” che ogni anno il gioco riversa nelle casse dell’Erario? Questa è la domanda alla quale l’Esecutivo dovrebbe rispondere, invece che continuare nella sua battaglia assurda, aspra e contro qualsiasi logica che continua a voler sostenere non riflettendo evidentemente sui risvolti importanti e negativi che tutto questo ha sull’occupazione! Quindi, il gioco pubblico deve assolutamente dimostrare la sua ferma determinazione per far comprendere al Governo l’importanza di tutta la filiera produttiva, cosa che avrebbe dovuto raggiungersi proprio nella manifestazione del dicembre scorso.

Ma per rappresentare la forza del gioco pubblico c’è ancora tempo e spazio se si lasciano da parte una volta per tutte le divisioni interne al settore che non stanno facendo bene ad alcun comparto: sono rimasti, in pratica, soltanto i gestori a richiedere il diritto di poter lavorare tranquillamente. Forse, però, pensando alle prossime scadenze ed agi adempimenti che il gioco è chiamato ad affrontare, il settore dovrà trovarsi e rappresentarsi unito e compatto se si vuole avere una benché minima speranza di salvare “quel poco lavoro lecito” che resta. Le associazioni che seguono le imprese di gioco devono fare, naturalmente, la loro parte e condividere azioni e strategie per rappresentare le categorie unite, solidali e con la stessa sinergia di intenti: così si dovranno unire i gestori, gli esercenti, e commercianti ed i concessionari per sottolineare alle istituzioni l’importanza della presenza del gioco pubblico su tutto il territorio nazionale.

La legalità che il gioco di Stato rappresenta nei confronti dell’opinione pubblica, e per contrastare il gioco illegale, deve essere una priorità per l’Esecutivo e questa volta si pensa debba tenere presente quanto tutto il mondo dei giochi intende far conoscere. Forse è arrivato il momento di qualche azione “di forza” da parte del settore ludico: anche astenersi dalla raccolta se necessario, perché no, e per dimostrare quanti danni effettivi potrebbero discendere dalla mancanza del gioco e delle sue risorse. Problemi per le casse dell’Erario senz’altro, ma anche per i territori che verrebbero lasciati così allo “sbando” ed in mano all’illegalità che è pronta a soppiantare il gioco legale come faceva un tempo. Si vuole davvero andare avanti nel futuro od indietro come i gamberi ed accettare che la criminalità organizzata spadroneggi come una quindicina di anni fa? Si vuole buttare via ciò che di buono il gioco pubblico ha fatto in questi anni?

L’Esecutivo Giallo-Rosso, però, non può continuare a non rispondere ed a fare finta che nessuno si ponga queste domande: sarebbe come prendere in giro tutte le “sue” imprese di gioco pubblico ed anche disconoscere tutte quelle concessioni che sono state “messe in vendita”. É ancora in grado di mantenere questo atteggiamento di sufficienza nei confronti di questo settore che gli consente, in ogni caso, di far quadrare i conti statali con puntualità e senza alcuna discussione? Ma il gioco a sua volta deve essere compatto, solidale, unito e senza distinzioni: sicuramente, ci sarà un comparto più impegnato ed un altro meno, ma questo non significa sicuramente che tutti rappresentino il gioco legale e pubblico e che tutti coloro che trattano l’offerta statale siano una “riserva di Stato”. Questa è la cosa più importante che devono trasmettere: essere una riserva di Stato significa legalità, sicurezza, tutela ed onestà, e di questo l’Esecutivo dovrebbe finalmente averne contezza!

Febbraio 7, 2020: •
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