La tassa di scopo ed il gioco d’azzardo legale

tassa di scopo e gioco azzardo

L’emergenza sanitaria procurata dal Coronavirus e tutte le conseguenze che il nostro Paese sta cercando di affrontare con più o meno sollecitudine, più o meno trasparenza, cercando più o meno di semplificare gli interventi istituzionali (ma pare non riuscendoci) ormai riempiono sia le trasmissioni televisive, creando a volte ancor più confusione di quella che ci dovrebbe essere, ed anche le pagine dei giornali. Il Premier Conte è seguito “minuto per minuto” nei suoi svariati spostamenti che portano avanti i progetti italici e per ascoltare le sue conferenze, sempre pacate ed apparentemente tranquillizzanti, che fanno una sorta di cronistoria degli incontri con i suoi colleghi rappresentanti degli altri Stati. C’è sempre, però, una terribile confusione di dati e di riferimenti che risulta quasi impossibile, se non per gli addetti ai lavori, sapere in effetti quali saranno le somme precise che arriveranno nelle casse del nostro Paese e sopratutto quando, e se il nuovo Sistema Italia ha veramente progetti validi per usare questi aiuti europei per risanare il nostro Stivale che ha necessità assoluta di un intervento radicale “per rifare completamente” tutta la sua struttura.

Senza dubbio, si dovrà incominciare inevitabilmente dalla burocrazia che deve allontanarsi per sempre se non si vuole che l’Italia sia uno degli ultimi Paesi presi in considerazione per la sua organizzazione finanziaria. Ma posta questa lunghissima premessa per sunteggiare in poche righe la situazione del nostro Paese, ora “ci piace” anche affrontare la situazione del mondo del gioco pubblico e dei casino migliori, sperando che le promesse di un suo riordino nazionale e della ristrutturazione di tutto il settore non rimanga ancora una volta nel campo delle “eterne promesse” che i vari Esecutivi, a forza mettono sulla carta, ma che non proseguono mai nel proprio percorso di diventare realtà. Però, come sottolineato più di una volta, il gioco pubblico è tenace e testardo e ritiene di poter essere utile alla rinascita della nostra economia, sempre che venga messo in campo il famoso riordino nazionale che si aspetta da anni e che rappresenta l’unico strumento per poter consentire al gioco pubblico, “Riserva di Stato” di continuare nel suo onorevole compito di rappresentare la legalità sul territorio.

E non solo: il gioco pubblico contrasta con la sua presenza il gioco illegale che purtroppo recentemente ha “trovato nuova linfa” nel quale rinascere in modo spudorato, approfittandosi infatti della lunga chiusura del gioco legale e delle normative restrittive che ostacolano le attività lecite a completo favore di quelle che non lo sono affatto. Da qui discende la necessità improcrastinabile che il riordino nazionale veda la luce con qualche piccola variante che potrebbe essere estremamente utile per la rinascita dell’economia di questo nuovo nostro Paese che subirà cambiamenti epocali, ammesso come si spera, che chi organizza e decide le sorti dell’italico territorio sia all’altezza di una situazione così particolare come quella di questi tempi, per fronteggiare un’emergenza economica di cui nessuno degli attuali politici che compongono l’Esecutivo ha contezza od esperienza. Ma per il settore ludico, per fortuna, si è presentata una buonissima recente notizia che riguarda la delega ai giochi assegnata al sottosegretario Pier Paolo Baretta, nomina che tutto il settore ha accolto con favore ed anche con tanta speranza.

Anche l’inserimento della riforma dei giochi nell’atto di indirizzo approvato dal Ministro dell’Economia Roberto Gualtieri lascia veramente ben sperare che “sia la volta buona” ed è un’ottima notizia: questo intervento inaspettato può essere anche il segnale che l’Esecutivo pensi di “ritornare ad appoggiarsi al gioco pubblico” per recuperare tutte quelle risorse che negli ultimi mesi sono indubbiamente mancate alle casse erariali, e di conseguenza ai Comuni ed alle Province anche se questi ultimi hanno ricevuto conferme dal Governo centrale che verranno coperti tutti i diversi “ammanchi” che l’emergenza sanitaria ha portato alle istituzioni delocalizzate. É chiaro che gli Enti locali con la pandemìa incombente, con le tasse che inevitabilmente sono state spostate, con la raccolta del gioco che non si è potuta effettuare hanno subito la perdita dei loro consueti incassi con l’inevitabile conseguenza che non possono fare fronte alle spese usuali a sostegno dei cittadini.

Insomma, regna come nel settore del gioco anche in tutti gli altri una confusione ed una mancanza di liquidità “quasi senza limiti” e tutti sono con il fiato sospeso per vedere dove si andrà a finire, quando arriveranno le risorse europee e come verranno usate. Ma una “scappatoia” per aiutare le casse dello Stato potrebbe essere considerata studiando l’applicazione al mondo del gioco e delle scommesse sportive della famosa “tassa di scopo” che è già applicata in altre realtà territoriali e che ha avuto un buon riscontro. Quindi, oltre ad intraprendere la riforma del settore riordinando tutto il comparto dei giochi ed applicando anche un intervento dal punto di vista fiscale, si potrebbe appunto introdurre questa tassa che oltre a rendere il gioco pienamente sostenibile potrebbe supportare le casse delle varie Amministrazioni Locali, desolatamente a secco e che devono affrontare le spese sanitarie per i giocatori che vengono coinvolti dal gioco problematico.

Questa volta sarebbe proprio il caso di mettere una nuova tassa che tutta l’industria del gioco sarebbe contenta di vedere applicata, poiché avrebbe un obbiettivo utile sia per lo stesso settore che per lo Stato, che le imprese del gioco pubblico rappresentano con tanta voglia di continuare a portare alto il baluardo della legalità sul nostro territorio. E questa volta sarebbe una tassazione alla quale nessuno si opporrebbe, considerando che più di una volta le stesse associazioni di categoria avevano sottoposto l’idea di una sua reale attuazione. Qualcuno forse potrebbe pensare che lo Stato guadagna anche troppo sui “vizi o debolezze” del suo popolo: ma lo fa in tutti i settori, dall’abbigliamento, alle calzature, dalle sigarette agli alcoolici e quindi perché tante remore sino ad oggi sulla tassa di scopo per il gioco pubblico? Si tratta della consueta ipocrisia dell’Esecutivo oppure la “non voglia” di prendere decisioni che potrebbero essere svantaggiose a livello elettorale?

Agosto 7, 2020: •
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