La guerra al gioco non trova consensi popolari

guerra al gioco consenso popolare

Quando si parla, in politica, di gioco d’azzardo e di migliori casino il risultato è che la stessa vi si scaglia sempre contro (particolarmente un certo schieramento) additandone solo le negatività in modo che queste ultime restino ben impresse nell’opinione pubblica e, poi invece, si passa quasi sotto silenzio il fatto che sempre a questo settore vi si ricorre in “caso di bisogno dello Stato” e per la “fatidica Manovra annuale” di bilancio che è sempre piena di “buchi e necessita di essere rattoppata” (e con toppe anche belle sostenute)! Evidentemente, tutto questo “impegno politico” serve ad acquisire consensi e ad avere maggiore peso nella politica, ma a lungo andare bisognerà anche vedere se questo tipo di atteggiamento “pagherà” oppure no. Quello che si può estrapolare dall’esperienza di questo ultimo semestre 2018 è il “clamore” che ha suscitato il Decreto Dignità, con il divieto assoluto di pubblicità ai giochi che contiene ed i danni sul settore ludico che ne discenderanno e che ancora non si possono ben esattamente quantificare.

Certo che i vari “attacchi” a mezzo delle ordinanze comunali e con le Leggi Regionali nei confronti degli apparecchi di gioco senza dubbio funzionano per arrivare ancora ad n maggiore consenso politico, ma speriamo che il tutto non si tramuti in un ritorno al passato ed a quel gioco illegale che una quindicina di anni or sono “spadroneggiava” sul mercato dei giochi, gestito allora dalla criminalità organizzata che con lo stesso faceva veramente “affari d’oro”. Spazio allora per il gioco legale non esisteva sino a quando lo Stato non ha deciso di intervenire e di “legalizzare il gioco pubblico”. Da allora, sino ai nostri giorni, grandi passi sono sicuramente stati fatti nella gestione del settore pubblico, ma ora sembra che prepotentemente vi sia una sorta di “ritorno dell’illegalità” sul territorio del nostro Paese e questo è temibile sia per lo stesso territorio che per i cittadini.

Bisogna ricordare, innanzitutto, che oggi il gioco in Italia è soggetto a “riserva statale” e tutto quello che lo riguarda è soggetto a riserva legislativa dello Stato attraverso “regole e strumenti” rappresentate dalle concessioni. Documenti questi che un tempo rappresentavano per chi ne era in possesso una sorta di “immunità da qualsiasi attacco esterno” ed una garanzia per il proprio futuro lavorativo. Oggi, si può dire che essere una “riserva di Stato” non ha più alcun valore considerato come vengono trattate appunto le attività di gioco: bersagliate da leggi ed ordinanze inique, e costantemente prese di mira da aumenti di tassazione che hanno portato gli utili di queste imprese di gioco veramente al “lumicino” e che non consentono assolutamente di gestire un’azienda con “un minimo di profitto”. Senza contare, poi, la concorrenza che le attività ludiche si trovano con “l’esplosione del segmento online” e con la presenza del gioco illegale che inutile sottolinearlo le tasse ovviamente non le paga.

Questa è la realtà che il settore dei giochi, per come attualmente viene gestito dalle istituzioni, è costretto a vivere quotidianamente e senza che di questo nessuno si preoccupi: sopratutto non si “levano certamente scudi” a difesa dei lavoratori di questo benedetto settore anche se lo stesso, chi scrive lo ricorderà sempre, ha provveduto all’occupazione di migliaia di risorse alle quali lo Stato non è riuscito a garantire alcunché, seppure il lavoro dovrebbe essere un bene primario garantito da chi ci governa, essendo il nostro Paese basato sul lavoro come sancisce la Costituzione. Ma quale lavoro se sono anni che i nostri ragazzi, e quindi la parte più giovane della nostra società, è costretta a trasferirsi all’estero per poter “agguantare” un lavoro, ad esempio nel settore delle migliori slot machine, retribuito in modo equo e non come viene proposto (a volte) qui sul nostro territorio?

Quello che indubbiamente si scontra con la realtà attuale del gioco è che quando “si è partiti” con il gioco pubblico (e quindi lecito) l’obbiettivo principale era quello di intervenire su di un settore a rischio e questo è stato in effetti ottenuto. Serviva una tutela per i giocatori ed è stata ottenuta ed esisteva pure “lo storno” di miliardi di tasse che avrebbero raggiunto le casse dello Stato. Ma con il passare degli anni, poi, il sistema ha cominciato a zoppicare e non si capisce ancora dove si andrà a finire, poiché le leggi regionali e locali “nascono” differentemente ogni giorno ed ognuna a tutela dei rispettivi territori: ma serve uniformità perché le leggi così concepite e messe in campo stanno distruggendo le attività legali di gioco con tutte le conseguenze occupazionali che questo comporta. Continuano a nascere “nuovi luoghi sensibili” per applicare il famoso distanziometro e variano in continuazione gli orari di funzionamento delle apparecchiature da intrattenimento: in questo periodo oltre tutto si moltiplicano le ordinanze che le fanno funzionare dalle ore 19 alle ore 7 del mattino e sembra veramente che con questi provvedimenti si stia toccando il fondo e che le intenzioni siano esattamente quelle di distruggere il settore ludico.

Settore che si è costruito in questi quindici anni con il sacrificio di tanti imprenditori che nel business del gioco hanno fortemente creduto ed investito e nel quale credono ancora: ma questo, probabilmente, interessa veramente a pochi e non certamente all’Esecutivo Giallo-Verde. Nessuno vuole accettare che gli strumenti che dicono di combattere il gioco compulsivo non hanno i risultati previsti: e nessuno sembra voler concordare con i risultati dell’Istituto Superiore di Sanità. Se non si metterà mano velocissimamente al riordino di questo benedetto settore ludico i danni saranno incalcolabili per tutti tranne che per il mercato illegale che da queste istituzioni, e dai suoi interventi sui territori, sta traendo profitti inaspettati. É quasi inevitabile che i giocatori che ricercano nel mondo del gioco d’azzardo il proprio intrattenimento preferito, siano sospinti a giocare con quella parte illecita che non ha regole, né distanziometri, né orari di funzionamento: tutto più semplice e raggiungibile senza tanto scervellarsi. Cosa che invece dovrebbe fare il nostro Esecutivo per far “quadrare una Legge nazionale sul Gioco”: sempre che vorrà farlo, naturalmente.

Dicembre 17, 2018: •
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