In Italia non si tutelano le aziende di gioco d’azzardo

imprese gioco azzardo da tutelare

Da parecchio tempo si continua a sottolineare, per chi oggi ancora ci legge, che le imprese di gioco ed i migliori casino sicuri, gli ideatori, i produttori ed infine i distributori compongono un settore di tutto rispetto economico, arrivando persino ad “inventare nuove professioni” che hanno consentito a tanti giovani di trovare un’occupazione fissa con una buona retribuzione, contribuendo, così, ad aiutare lo Stato nell’impiego di tantissime risorse. E soltanto per queste iniziative, ed anche per i risultati economici, pratici e reali raggiunti, l’Esecutivo Giallo-Rosso che ci governa avrebbe potuto tenere meglio in considerazione tutta l’industria del gioco, in ogni suo singolo comparto, invece che scagliarsi inopinatamente, e senza alcuna remora, contro il settore ludico che, oltre tutto, rappresenta l’offerta del prodotto di Stato. Ma siamo in Italia: questa è la nostra attuale politica con la quale, purtroppo, il gioco pubblico è costretto a confrontarsi, e compresi quindi anche i creatori dei prodotti di gioco, che lo stesso Stato autorizza e mette sul mercato.

Posta questa “forse confusa” premessa, si vuole arrivare a”raccontare” cosa accade, invece, in altre realtà nelle quali ci si preoccupa di difendere qualsiasi iniziativa imprenditoriale, e quindi compresa quella che riguarda la creazione dei giochi d’azzardo con o senza vincita in danaro, perché affossare tutto questo significherebbe, per quelle lontane realtà, una carenza di pagamento di tributi nelle casse erariale di quei territori. Nel nostro Paese, invece, non accade questo: quando si parla di gioco d’azzardo… basta andarvi contro che sono tutti felici e contenti. Ma siccome il gioco pubblico è masochista gli piace sentire dove il suo “alter ego estero” sta bene e dove viene rispettato: quindi, si va a curiosare nello Stato di Washington dove sono state presentate due proposte di legge per tutelare gli sviluppatori di videogame da eventuali class action che in quella realtà stanno diventando frequenti, ma non solo nei confronti del gioco. Al fine di questa tutela questenuove proposte modificano la definizione di “giochi d’azzardo illegali” nella legislazione esistente per escluderne specificatamente la maggior parte dei videogiochi.

Quindi, le modifiche tendono a precisare che i “giochi d’azzardo illegali non includono i giochi online se giocati al solo scopo di intrattenimento con oggetti virtuali”, se tali oggetti vengono utilizzati per il solo gioco e non possono essere scambiati o riscattati in conto danaro o proprietà. Evidentemente, questo concetto includerebbe le famigerate loot boxes, le “casse premio” dei videogame e si avvicinerebbe al ragionamento messo in atto dalla Gambling Commission del Regno Unito risalente al 2017 quando dalla stessa è stato dichiarato che le loot boxes non rappresentano un gioco d’azzardo in quando i premi non possono essere incassati a mezzo di danaro spendibile nel “mondo reale”. Per integrità intellettuale bisogna, però, segnalare che il Direttore del comparto della Salute Mentale del Servizio sanitario nazionale ha esternato l’opinione che le loot boxe “incoraggino i bimbi a giocare d’azzardo”: quindi, il parere espresso sulle stesse loot boxes non è sicuramente “stabile”.

Senza dimenticare che tale concetto è ripreso anche dal nostro Legislatore che ha dichiarato un parere similare. Poi, per ritornare ai disegni di legge dello Stato di Washington si deve aggiungere che il loro obbiettivo finale è quello, forse, di proteggere i social games, i “finti giochi d’azzardo”. E si specifica, in aggiunta, che questi progetti vanno a contrastare le “azioni legali di classe che sono state presentate recentemente, che potrebbero avere un effetto negativo sul comparto degli sviluppatori dei giochi” e farebbero incorrere questo particolare segmento del gioco, in caso di decisione negativa per le società dei giochi, in danni economici notevoli con un enorme rischio per lo sviluppo dei videogiochi nello Stato di Washington. Questa “resa dei conti” potrebbe convincere le società di giochi con sede nello stesso Stato a spostarsi altrove con un gravissimo problema occupazionale ed un importo di fatto incalcolabile a livello di corresponsione delle tasse. Evidentemente, lo Stato di Washington è particolarmente sensibile a questo finale.

Perché si è voluto raccontare questa situazione considerata l’enorme distanza con il nostro Paese? Semplicemente perché in quella realtà il Governo statale cerca di tutelare gli operatori del settore del gioco e dell’intrattenimento, anche e forse sopratutto per tutelare le sue entrate che potrebbero venir meno. Si sottolinea ancora che nel nostro Paese, ad oggi, il settore dei videogame non ha sollecitato troppa attenzione da parte dell’Esecutivo Giallo-Rosso essendo lo stesso concentrato esclusivamente a contrastare le apparecchiature da intrattenimento con vincita in danaro, ed ha solo posto limitazione per la diffusione di tali prodotti per la tutela dei minori. Mentre sul nostro territorio imperversa ancora la diatriba sugli apparecchi senza vincita in danaro, particolarmente distribuiti in Emilia Romagna e dove sono stati quasi totalmente proibiti con la Legge sul Gioco, mettendo assolutamente a disagio tutto il comparto.

In effetti, il comparto del puro intrattenimento sta intrattenendo battaglie infinite con le varie Amministrazioni locali, cercando di far comprendere che gli apparecchi di gioco studiati e messi in campo proprio per il giovane pubblico, e quindi senza vincita in danaro se non a mezzo gadget, non possono assolutamente spingere verso il gioco d’azzardo “dei grandi”. Vogliono soltanto contribuire, come dovrebbe fare un normale passatempo divertente, a far passare qualche ora in famiglia, cercando di coinvolgere genitori e figli in modo che si possano intrattenere piacevolmente nelle sale specializzate. Ciò accade particolarmente, come già anticipato, nella riviera emiliano romagnola dove le sale da gioco sono quasi tutte in riva al mare e danno una valida alternativa alla vita di spiaggia o quando il tempo non è dei migliori. Che poi questi apparecchi “istighino” i nostri ragazzi al gioco d’azzardo sembra veramente inverosimile. Però, si è detto più volte che in Italia, purtroppo, esiste ancora il partito dei “perbenisti e falsi moralisti” che non contenti di battagliare contro il gioco d’azzardo “dei grandi” se la prendono anche con quello “dei giovani e dei giovanissimi”.

23 Febbraio, 2020: •
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