Il vecchio divieto alla pubblicità al gioco d’azzardo legale

decreto dignita e impossibilità di pubblicita per il gioco azzardo

Sembra davvero un’eternità da quando è stato emesso il famigerato Decreto Dignità, avvenuto sotto l’egida del primo Governo Conte nel 2018, ma probabilmente noto soltanto per quello che riguarda il divieto della pubblicità ai giochi ed alle scommesse che lo stesso include: infatti, di tutto il resto del testo di tale decreto si è parlato poco, ma è anche argomento che non tocca disquisire a chi scrive data la poca dimestichezza in tale tematica. Invece, purtroppo, del divieto pubblicitario si sono scritti fiumi di parole, si sono anche aperte le porte della speranza che magari “qualcuno dell’Esecutivo” facesse un passo indietro e si ricredesse su qualche norma: ma, purtroppo, ripensamenti non ve ne sono stati. Ed in questo periodo, dal 2018 ad oggi, le imprese di gioco si sono dovute forzatamente confrontare con situazioni spiacevoli da un punto di vista pratico ed organizzativo, ma sopratutto economico: tutte cose che hanno flagellato le già traballanti casse delle aziende ludiche che hanno dovuto subire un cambiamento quasi radicale nel loro marketing con le conseguenze delle quali si è scritto e riscritto.

Senza contare oltre tutto il contraccolpo che tale divieto della pubblicità del gioco con vincita in danaro ha subito anche a livello internazionale e di investimenti che sono inevitabilmente diminuiti “a vista d’occhio”, come forse qualcuno non aveva calcolato… o magari sì e sin troppo bene! Come tanti ricorderanno questo decreto, studiato ed emesso in gran fretta, come non succede spesso in politica, è stato fortemente voluto dal Movimento Cinque Stelle che con il gioco d’azzardo sicuramente non ha un bel rapporto: anzi, lo disprezza palesemente ed in più occasioni si è dimostrato incline ad eliminarlo dall’italico territorio. Ma in questi giorni, già “caldi” per la riapertura delle attività ludiche, ed anche dei migliori siti italiani legali di casino, dopo il lockdown, il mondo del gioco deve fare i conti anche con il compleanno, festeggiato il 14 luglio scorso, del famoso periodo di transizione di un anno entro il quale potevano proseguire le attività già sotto contratto pubblicitario, termine messo “gentilmente a disposizione” dall’Esecutivo per far portare a termine appunto i diversi rapporti commerciali preesistenti.

Il divieto, quindi, oggi diventa totale, assoluto e senz’altro criticato da tanti Paesi che non riescono a comprenderne fino in fondo la vera finalità, poiché inutile sottolinearlo la pubblicità è una delle poche armi che l’utente possiede per riuscire a comprendere se si sta confrontando con un gioco lecito oppure con uno che non lo è affatto. Ma, in modo più che evidente, questo “piccolo” motivo non è risultato di interesse per il M5S, vista la sua avversione per il gioco pubblico, “riserva di Stato”. Come senza dubbio non è stato di interesse valutare “cosa e chi” venisse mai coinvolto in tale divieto assoluto di pubblicità: come, per esempio, i mass media generalisti e le squadre sportive che da tanto tempo accostano il proprio nome a quello di società di gioco d’azzardo e, di conseguenza anche questo comparto è andato a pagare, e non poco, con questo divieto una diminuzione cospicua degli importi dei suoi fatturati. In sostanza, grosse perdite economiche sia per il mondo dell’editoria che per le squadre di calcio, senza guardare gli altri sport che pure si affiancano spesso al gioco d’azzardo.

Ai mancati introiti pubblicitari dello sport si deve comunque aggiungere la “pesantezza” della sospensione dei vari campionati sportivi per circa tre mesi: da paragonare più o meno alla chiusura anche del mondo dei giochi, destinato ad avere ripercussioni notevoli e consistenti sullo stesso settore ludico. Soltanto che del “povero” sport si parla e si cercano strategie per sostenerlo, mentre per il gioco pubblico rimangono i “rilevanti ammanchi”, punto e basta. Le perdite che si possono far risalire al divieto della pubblicità sono veramente “sensibili” ed anche per questo cominciano a girare voci che potrebbe essere utile, per compensare tali perdite, un allentamento di tale divieto totale al fine di recuperare introiti per le società sportive. Tanti sono i comparti, ovviamente, coinvolti dal Decreto Dignità e si presume che sul tavolo del Governo arriveranno parecchie richieste sul ridimensionamento delle norme del divieto pubblicitario, poiché con i danni economici discendenti dal Coronavirus si stanno creando degli ammanchi praticamente insopportabili per tante imprese: come detto, i più coinvolti sono i settori dell’editoria, dello sport ed anche la TV.

Per sanare una situazione pubblicitaria veramente difficile e discutibile, ed anche la conseguenza economica che tale divieto porta con sé, forse può sperarsi qualche “piccola novità” dalle nuove nomine dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, Agcom, che è l’esecutore delle norme statuite dal divieto di pubblicità, nonché estensore delle famose Linee Guida sull’applicazione delle disposizioni dello stesso divieto: si dice “famose” perché già allora non erano riuscite ad essere per nulla chiare proprio sul “loro fare”. Infatti, sin dal momento della sua “nascita” il Decreto Dignità è risultato oltre modo difficile nell’interpretazione delle norme relative al divieto totale della pubblicità del gioco con vincita in danaro e lo stesso Agcom aveva espresso diversi pareri “leggermente confusi” che, però, via via si sono schiariti, ma non troppo: infatti, ancora oggi portano con sé qualche difficoltà di applicazione.

E non si contano, infine, una quantità infinita di ricorsi cui le imprese di gioco hanno dovuto ricorrere dal momento dell’emissione del divieto, per poter vedere riconosciuti gli eventuali propri diritti sulla tematica pubblicitaria e sui contratti in essere, argomento più spinoso della situazione già di per sé piuttosto complicata. Si potrebbe presumere che proprio dalle nuove nomine potrebbero uscire interpretazioni diverse da quelle precedenti anche perché è in ogni caso evidente che quel decreto è stato scritto “in fretta e male” (e non è soltanto il parere di chi scrive) ma, sopratutto, è portatore di chiare contraddizioni che ne rendono ancora più complicata la relativa applicabilità. Forse si potrebbe cogliere l’occasione del cambiamento di questo nostro Sistema Italia, per migliorare anche questo Decreto Dignità, che usando terminologie già espresse al tempo della sua emissione, di dignità al gioco ne ha determinata veramente poca.

Luglio 29, 2020: •
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