Il settore del gioco italiano è ancora in affanno

gioco azzardo ancora in affanno

Il Governo del cambiamento si è presentato agli elettori lo scorso anno con tante idee innovative (sulla carta) che tantissimi hanno creduto veramente possibile “un cambio di marcia” negli ingranaggi della vecchia politica ed hanno con il loro voto provato a cambiare: dopo i mesi che si sono succeduti e gestiti dai due schieramenti Giallo-Verdi la nostra economia si trova in una sorta di perenne affanno, pochi quattrini che circolano, tante problematiche insolute ed i grandi “temi” che si sono fermati per la “lotta tra i due schieramenti” che impedisce qualsiasi decisione importante. Anzi, pare proprio che più importanti sono i problemi, più sia presente il disaccordo.

Da qui lo stallo, l’ansia e l’insofferenza di non aver cambiato nulla anche se, obbiettivamente, bisognerebbe “lasciare un poco di spazio e di tempo” per poter lavorare. Ma questa è l’Italia sempre di corsa e sempre insofferente: che vuole tutto, bene e subito che generalmente sono termini che non si coniugano bene insieme e da qui la sensazione di ansia che ci pervade: la stessa ansia, purtroppo, che “è il pane” che da tempo mangiano le imprese di gioco, ed i suoi operatori che le compongono, in attesa di conoscere le idee nuove dell’Esecutivo per riformare il mondo del gioco pubblico, considerando che probabilmente ci si rifiuta di riprendere in esame i contenuti dell’accordo della Conferenza Unificata sottoscritto da tutte le Regioni, ma mai praticamente rispettato dalla maggioranza dei territori. Forse, si vuole creare qualcosa di innovativo: sperando, però, che il riordino non segua le orme del Decreto Dignità che ha sorpreso e meravigliato tutti i protagonisti del settore ludico cui una parte dello stesso era destinata in relazione al divieto della pubblicità ai giochi ed alle scommesse.

Oggi il Paese, purtroppo, sta soccombendo sotto il peso del debito pubblico, indubbiamente eccessivo, poiché la politica di questo ultimo periodo l’ha pure allontanato dal sostegno e dalla disponibilità dell’Europa che è stata “bistrattata e più volte attaccata” dalla stessa politica italica e dai suoi proclami, a volte rimangiati, del nostro Premier Giuseppe Conte: quindi, Europa messa in discussione nella sua credibilità, sulla fiducia e sulla sua autorevolezza. Ciò, sinceramente, poteva sembrare ai profani cittadini come una sorta di “suicidio”, ma forse si sperava che il nuovo Governo fosse “forte di suo” e che non potesse avere, quindi, bisogno dell’Europa: per questo si chiamava Governo del Cambiamento. Ma la realtà, purtroppo, non si è rivelata quella che speravano i due schieramenti che gestiscono il Paese Italia ed, oggi, il nostro Governo è chiamato a ritornare sui suoi passi, cercando da un lato di fare “ammenda” e dall’altro mettendo insieme i cocci di un rapporto mai stato così ai minimi storici.

L’anno che avrebbe dovuto essere “bellissimo” sin qui non lo è stato: e quello che ci aspetta certamente non rassicura anche a causa della pubblicazione delle Raccomandazioni da parte dell’Unione Europea. Purtroppo, potrebbero essere prodromo di una procedura di infrazione per il nostro Paese a seguito delle spiegazioni richieste circa l’aumento del debito che, sino a qualche mese fa, veniva categoricamente escluso. Questa “negazione” ha suscitato in Bruxelles serie perplessità che viaggiavano di pari passo, purtroppo, a quelle espresse dalle opposizioni all’attuale maggioranza di Governo. Quello che si rappresenta, dunque, è uno scenario “sciagurato”: i mercati puniscono il nostro Paese che non dà fiducia, insieme alla nostra economia che vacilla, considerando che è alle prese con un mare magnum di problematiche. E se vacilla l’economia nazionale figurarsi quella del gioco pubblico, e dei migliori siti di casino, che deve fare i conti con una serie infinita di problemi, senza dubbio superiori rispetto a quelli che si riferiscono a qualsiasi altro comparto economico e che coinvolgono il settore ludico che ha numeri considerevoli in qualità di “protagonisti”.

Alla situazione reale del settore del gioco pubblico si aggiunge, ancora oggi, sempre e comunque la mancanza di considerazione da parte dell’attuale Esecutivo Giallo-Verde e di parte delle istituzioni, cose che stanno tenendo in stand by, molto probabilmente, anche solo il pensiero di concretizzare una eventuale riforma. Anche per il gioco pubblico questo non è di certo “un anno bellissimo” visto l’inasprimento della tassazione con la quale si è dovuto confrontare ed alla luce anche dei provvedimenti intrapresi lo scorso anno: il divieto di pubblicità ai giochi gratis ed alle scommesse oltre alla solita serie infinita di restrizioni scriteriate e folli. Eppure qualche segno di miglioramento si poteva ravvisare quando nel Decreto Dignità veniva dichiarato che “si sarebbe provveduto al riordino del settore” entro i successivi sei mesi!! Oltre tutto, continua ad andare tutto per il peggio nel settore dei giochi, particolarmente in alcune Regioni, e le relative amministrazioni pare non sappiano come uscire da questo “pantano”. È sin troppo evidente, però, che la situazione politica nazionale, e che coinvolge tutto il Paese, condizioni anche la riforma del settore.

Come è superfluo anche sottolineare che l’economia del mondo dei giochi dipende, naturalmente, dalla riforma di tutto il comparto, in ogni ordine. Ormai le restrizioni sono arrivate al limite, le fasce orarie sono un’altra diavoleria di difficoltosa applicazione, la “Questione Territoriale” tiene banco sempre di più ed impedisce, indirettamente, di espletare i bandi di gara: peggio di così si crede che il settore ludico non possa andare. E senza pensare, fra l’altro, che se l’Esecutivo avrà necessità di risorse, per le varie promesse che ha messo in campo, andrà di nuovo a ricadere come scelta “di salvezza” sul gioco pubblico con una nuova ed ulteriore tassazione. Ma per fare questo dovrà forzatamente provvedere a mettere mano alla riforma del settore altrimenti… non “ci sarà trippa per gatti” nel modo più assoluto. Quindi che la riforma si affronti seppur “ai fini di lucro”, purché risolva i problemi reali che attanagliano il gioco. Che fare quindi? Purtroppo, non resta che aspettare, barcollando economicamente, ma aspettare: è l’unica cosa possibile che possano fare le imprese di gioco ed i suoi operatori sperando, come spesso si sottolinea, che quando interverrà la riforma vi sarà ancora qualcosa “in piedi” da riordinare…

Giugno 7, 2019: •
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