Il riordino nazionale del gioco è assolutamente necessario

rioridino del gioco assolutamente indispensabile

L’allarme sulla estrema ed improcrastinabile necessità del riordino nazionale del gioco pubblico, compresi i casino on line, da parte di chi lo ama è stato lanciato più di una volta, e più di una volta è stato inequivocabilmente non ascoltato: persino ora, dopo il lockdown così lungo ed ingiustificato che le attività ludiche hanno dovuto subire poiché ritenute di rischio medio-alto, lo si era di nuovo sollecitato anche perché “sospinti” dall’apparizione della figura di Pier Paolo Baretta, sottosegretario con la delega ai giochi, che ne aveva fatto pregustare agli addetti ai lavori una possibile realizzazione in tempi stretti. Ma per il momento non si è ancora concretizzato nulla ed oggi, quasi alla fine del periodo “vacanziero”, si è tutti richiamati alla normalità ed a confrontarsi effettivamente con la nuova quotidianità imposta dal Coronavirus a tutti noi ed anche alle imprese, comprese quelle del gioco pubblico. Le vacanze, che di per sé portano leggerezza, allegria e sicuramente poca voglia di voler affrontare le negatività di questa emergenza, lasciano poi lo spazio alla realtà dei mercati, alla mancata ripartenza delle attività, alla carenza di liquidità, ai decreti istituzionali che non hanno adempiuto “al loro compito”.

Quindi, risorse e decreti che non hanno risolto le problematiche dei cittadini, delle imprese e dei lavoratori, almeno in buona parte. Eccoci arrivati in dirittura della fine del mese di agosto che ci farà ritornare ai dubbi, alle incertezze ed alle perplessità che ci stanno accompagnando da mesi, ma che per quanto riguarda il gioco lo metteranno nuovamente a confronto con le normative restrittive che continuano ad ostacolare le attività ludiche e con l’assenza, ancora, di questo benedetto riordino nazionale che non “vuole vedere la luce” seppur di questa luce tutta la filiera del gioco d’azzardo ne abbia una assoluta necessità. Ma se durante questi mesi di emergenza sanitaria i provvedimenti dell’Esecutivo Giallo-Rosso, con gli innumerevoli decreti che si sono succeduti, le risorse messe a disposizione insieme agli ammortizzatori sociali, hanno sostanzialmente aiutato cittadini ed imprese ad andare avanti per una sorte di “forza d’inerzia”, oggi ci si trova nella situazione di dover materialmente fare le riforme necessarie e promesse.

Questo è indispensabile per poter davvero sbloccare l’economia e far davvero ripartire il nuovo Sistema Italia con tutte le progettazioni discusse e ridiscusse che devono inevitabilmente diventare realtà se non si vuole vedere il nostro Paese completamente distrutto. E distrutto sotto tutti i punti di vista! E tra i programmi da portare a termine è inevitabile che si debba affrontare la riforma del gioco pubblico e di tutto il settore, come annunciato anche da Pier Paolo Baretta al momento della consegna della delega ai giochi ed alle scommesse, ricordando il famigerato accordo intervenuto in Conferenza Unificata nel 2017. In quell’intesa erano già state gettate le basi per un riordino nazionale che avrebbe risolto l’arcinota Questione Territoriale che da anni blocca il mercato e, sopratutto, gli investimenti che in questo settore potrebbero arrivare: naturalmente, tenendo in considerazione le economie degli altri Stati, quasi tutti coinvolti nell’emergenza Coronavirus che non ne ha lasciato alcuno indenne da grossi problemi, sia sanitari che economici.

Ora è arrivato il momento di sbrogliare la matassa degli impegni che si sono assunti e non possono esservi più scusanti per fare quelle riforme senza le quali il nostro Paese, purtroppo, non riuscirà ad andare da nessuna parte: evidente che uno dei nodi di questa matassa ingarbugliata è il riordino nazionale del gioco pubblico e dell’intero settore, non si può proprio più attendere se non si vogliono ottenere ancora danni maggiori per quello che riguarda tutta l’industria del gioco e special modo dei suoi lavoratori. Il Governo, nei giorni scorsi ha ufficialmente riaffidato a Baretta il compito di occuparsi dell’intero comparto ludico, sperando che il rispetto che tutta l’industria del gioco nutre nei confronti del sottosegretario lo spinga verso un riordino da attuarsi in tempi “logisticamente” stretti. Ma si sa che “fare in fretta e fare bene” non sempre risulta facile: sopratutto risulterà complicato far decollare la riforma del gioco proiettandola verso la sostenibilità, poiché solo con un gioco ora sostenibile si potranno fare gli interessi di tutta l’industria del gioco, e di conseguenza dei suoi 150mila lavoratori.

Ma, sopratutto, anche per le entrate dell’Erario che sarà ben contento di ricominciare a godere del beneficio degli introiti del gioco pubblico che nell’ultimo periodo sono mancati parecchio. L’Esecutivo, oggi come non mai, ha necessità di “liquidità” che il gioco pubblico ha sempre garantito e non di “promesse di liquidità”. Il riordino sarà indispensabile anche per gli Enti Locali, Regioni e Province visto e considerato che tutte le norme restrittive che sono state emesse si sono quasi “tutte rivoltate contro le stesse Autorità” sino al punto da divenire ingestibili e richiedono in ogni caso interventi regionali per sistemare la questione. Ciò in latitanza ancora della riforma che metterebbe tutte “le situazioni critiche” derivanti da queste ossessionanti norme al proprio posto: troppe norme, troppi distanziometri, troppe fasce orarie che hanno portato più che altro confusione e la non gestione delle stesse.

Mai gli operatori del gioco pubblico pensavano di trovarsi in siffatte situazioni, avendo imprese lecite, coperte da concessioni statali che avrebbero dovuto proteggere le attività legali che rappresentano lo stesso Stato ed i suoi prodotti di gioco. Ma, purtroppo, si continuano a ripetere cose che il mondo del gioco “grida e sollecita” da tempo e che l’Esecutivo non ha voluto mai ascoltare: ora bisogna passare davvero ai fatti, prima che sia troppo tardi. Ed anche perché lo impone una riflessione relativa alla pronuncia del Consiglio di Stato relativa agli orari di funzionamento delle apparecchiature di intrattenimento imposte dal Comune di Monza alle attività ludiche che si discosterebbero dai dettami inseriti nell’accordo che si è menzionato poc’anzi, raggiunto in Conferenza Unificata: se il CdS fa risalire a tale accordo “una importanza ragguardevole tanto da tenerlo in considerazione e farvi riferimento” forse un perché ci sarà! Ed è su questo che bisogna riflettere, ma si spera che non sia “una riflessione lunga”, forse i vari Esecutivi hanno già riflettuto abbastanza…

Settembre 10, 2020: •
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