Il rapporto tra la pubblicità sul gioco ed i giocatori

rapporto tra pubblicita e giocatori

Negli ultimi mesi si continua a parlare dell’effetto che il divieto di pubblicità ha ed avrà sulle imprese di gioco e sulle piattaforme casino online: ora qui, in queste righe, si vogliono invece fare delle considerazioni di quello che la pubblicità suscita direttamente nei giocatori sia per quanto riguarda quest’ultima che il suo divieto. Per comparare questo, ci si vuole riferire ad un nuovo studio effettuato nel Regno Unito dove i giocatori hanno con il gioco un rapporto atavico come succede nel nostro Paese, ma dove il gioco d’azzardo viene invece rispettato e regolarizzato dalle istituzioni: ma dove viene, in ogni caso, vissuto in modo differente che qui da noi, forse in modo meno compulsivo anche perché non viene inseguito e demonizzato come succede nel nostro Paese. Ed è evidente che quando le istituzioni sono “forti ma giuste” anche i giocatori seguono questo iter e questo tipo di rapporto. Ma, le sensazioni che i giocatori hanno nei confronti del gioco e della sua pubblicità, si possono uniformare in tutti i Paesi ed ecco perché si prende questo nuovo studio come riferimento di giudizio.

Come si dice solitamente: “Cominciamo dall’inizio” e dal fatto che tanti regolatori di diversi Stati stanno valutando di inserire restrizioni alle pubblicità proprio come è stato fatto in Italia. Si può dire che il sogno del vice premier penta-stellato Luigi Di Maio si è avverato, allorquando sperava che l’indirizzo di divieto imposto con il Decreto Dignità fosse seguito da tanti altri Paesi: restando salve le Linee Guida del Garante delle Comunicazioni che lo ha reso applicabile in alcuni casi, ma restringendone drasticamente alcuni dettami. Ma il risultato è quello che la pubblicità è stata messa “fuori legge”: i regolatori sono quasi tutti sul “chi va là” ed è diventato quasi un obbligo far valutare dagli esperti come effettivamente la pubblicità si insinui (se in effetti lo fa o meno) nelle menti dei giocatori e se produca quegli effetti negativi che le si fanno risalire. Nel bene e nel male, quindi, qui si vuole riferire cosa succede al giocatore nel momento in cui viene raggiunto dalla pubblicità.

Prima di tutto vale la pena di comprendere se le campagne sul gioco responsabile riescono ad ottenere un effetto positivo e se spingono il giocatore verso la consapevolezza di ciò che sta affrontando: gioco sì, ma anche rischio. In virtù di questa prima indagine nel Regno Unito si vuole valutare se gli slogan utilizzati dall’industria del gioco per le sue campagne verso la responsabilità abbiano raggiunto il loro scopo, ma il risultato è stato che le stesse campagne abbiano influenzato poco o nulla i giocatori. Risultati significativi da parte dei vari slogan per il gioco responsabile non se ne riscontrano: anzi, alcuni slogan sono apparsi non ben studiati per arrivare all’obbiettivo primario. Si è puntato, a volte, sulla parola “divertimento”, inserita in vari slogan graficamente con caratteri più grandi di “gioco d’azzardo”, che forse ha anche confuso il giocatore… Per proseguire nello studio britannico si vuole sottolineare che si è chiesto a 506 persone di piazzare piccole scommesse dopo aver visto la pubblicità e dopo essere stati sottoposti anche ai vari slogan per il gioco responsabile.

Alcune persone, quindi, hanno sentito messaggi pubblicitari ed altri no. É emerso che chi aveva avuto l’avvertimento per non giocare spesso scommettevano anche di più di coloro che non avevano sentito nulla: la proporzione era minima e tale da non suscitare alcuna preoccupazione oppure addirittura per pensare che i messaggi di allerta fossero controproducenti: ma dagli esiti complessivi dello studio apparirebbe che lo slogan sul gioco responsabile si sta dimostrando in pratica inutile. Quanto meno non sembra in grado di ridurre la spesa di gioco. A seguito delle riflessioni dello studio britannico si è pensato, quindi, che graficamente gli slogan non fossero studiati in modo consono per arrivare a risultati positivi che possano frenare la voglia di gioco e questo è all’esame dei pubblicitari anche a seguito di varie interviste effettuate presso i giovani che hanno fatto rilevare che “lo sbaglio” effettuato negli slogan di responsabilizzazione potrebbe essere “importante”.

Lo scopo degli avvertimento è quello di spingere i giocatori britannici verso un gioco più responsabile: e il paradosso è che oggi ci sono molto meno messaggi poiché esistono forme di divieto volontario della pubblicità durante gli eventi voluto direttamente dagli operatori del gioco. Atteggiamento determinato in risposta alla preoccupazione per l’impatto che gli annunci potrebbero avere sulle persone particolarmente sensibili: ed il paradosso continua poiché limitando la pubblicità, automaticamente si limitano anche le occasioni per promuovere slogan che spingono verso un comportamento più responsabile nei confronti del gioco. Un po’ come il serpente che si morde la coda, insomma. Ma questi primi risultati di mancato effetto sulla mente dei giocatori non sono certo positivi e lasciano tanto spazio per discutere: si è accollata alla pubblicità tanta responsabilità negativa quando in pratica non è esattamente così, quindi… si sta forse discutendo del “nulla”?

É chiaro che se si dovesse prendere atto dei risultati dello studio effettuato in suolo britannico, si dovrebbe riflettere sull’efficacia di alcuni tipi di misure adottate e sulla criticità derivante da alcuni divieti: se la presenza dell’offerta di gioco è presente ed è legale, l’idea di entrare a gamba tesa con interventi totalmente proibizionistici, riducendo drasticamente le pubblicità, non può servire ad evitare eventuali patologie che potrebbero derivare a soggetti particolarmente sensibili che, oltre tutto, sono spesso assolutamente indifferenti alla pubblicità. Forse, sarebbe più opportuno invece che vietare, gestire in modo diverso il “problema pubblicitario”, regolamentando il tipo di messaggi oltre che la loro frequenza. Nel nostro Paese vengono realizzate spesso e volentieri, ma in settori diversi dal gioco d’azzardo, le forme di “pubblicità progresso” molto ben studiate e “ben comunicate”. Appaiono pubblicità messe in campo, finalmente, solo per un discorso di tutela del cittadino e non per spingere determinati prodotti, qualunque essi siano: sembra abbiano un impatto positivo nei confronti dell’utilizzatore finale. Forse, però, queste riflessioni andavano fatte prima di far diventare ufficiale il divieto totale di pubblicità che oggi si vive nel nostro Paese.

Agosto 23, 2019: •
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