Il mondo del gioco si aspettava il riordino ed invece nuove tasse in arrivo

niente riordino per i giochi

Sicuramente i conti che ha portato a termine il nuovo Esecutivo Giallo-Rosso sono imponenti, importanti ed impegnativi per fronteggiare la manovra finanziaria che deciderà il futuro economico del nostro Paese: ma anche le derive che ne discenderanno per il mondo del gioco d’azzardo saranno terribili conseguenzialmente. Infatti, tutta la filiera del gioco, che aspettava il suo riordino già da un bel pezzo, non solo continuerà ad esserne priva, ma dovrà anche affrontare i (quasi) certi aumenti in qualsivoglia comparto, ma particolarmente in quello delle apparecchiature da intrattenimento, già decimate per le note normative che ne hanno appiattito gli incassi e costretto tantissime aziende a chiudere con situazioni sempre più numerose e penose per i dipendenti che si trovano, purtroppo, “a spasso”. E questo panorama non si può certo dire che sia “radioso” e prodromo di un futuro roseo. La complessità di vita commerciale si somma, quindi, alla complessità economica ammesso che questi nuovi aumenti, quasi di certo destinati a divenire realtà, siano praticamente assorbibili dal settore ludico.

Forse, potranno essere affrontati dai nuovi operatori che ancora non hanno dovuto battagliare per sopravvivere e che, nonostante tutte le voci negative sul settore, continuano a credere nel business del gioco pubblico e si avventurano ad aprire un punto gioco od un’impresa che tratta questi prodotti. Quindi, operatori nuovi che ancora non hanno avuto a che fare con le promesse effettuate dal vecchio Governo Giallo-Verde contenute nel Decreto Dignità e relative al riordino del comparto del gioco pubblico e dei casino online ma che, al momento, risultano ancora disattese da quello nuovo. Forse, soltanto loro potranno assumersi l’onere di nuove tasse, ma sicuramente il “vecchio gioco”, qualora ne fosse richiesto come accade da una decina d’anni, in questa occasione non potrà davvero rispondere in modo positivo e versare ciò che il Governo si attende. E ciò sarà sicuramente un problema comune a tante attività commerciali ludiche, il che è ancora peggio, e cosa che renderà la loro vita ancor più complicata, pensando sopratutto che anche il Governo Conte 2 non ha messo veramente in agenda questo benedetto riordino.

Sicuramente le priorità dell’Esecutivo Giallo-Rosso, oggi, sono altre: ma, purtroppo, lo stesso Esecutivo pare non si renda conto di quanto sia in precario equilibrio il settore ludico e quanto sia inesistente quasi il suo futuro o, forse, ne è a conoscenza, ma finge di ignorarlo. Invece, questo pensiero dovrebbe toccare lo Stato centrale: la precarietà del gioco lecito comincia “a toccarsi con mano” e di questo sentore ne ha preso, invece, buon conto il mondo illegale del gioco che si appalesa con sempre più sfrontatezza sul mercato occupando, senza alcuna remora, il posto lasciato libero dalla legalità e dai suoi presidi. Oltre tutto, creando un’economia sommersa più che florida, già stimata in grandi cifre dallo stesso Governo che ne conosce molto bene la presenza: e che, forse, si rende anche conto di essere stato proprio “lui” a rendere possibile tutto questo con la permissività concessa alle Regioni con le Leggi sul Gioco che stanno flagellando tantissimi territori della nostra Penisola, facendo chiudere piccole e medie aziende lecite di gioco.

La latitanza del riordino del gioco pubblico, che metterebbe le cose al proprio posto in modo particolare per quel che riguarda la “questione territoriale”, nonché il divieto della pubblicità ai giochi, che non indirizza più le scelte del giocatore magari “improvvisato”, stanno mettendo i cittadini-giocatori nella condizione di rivolgere la propria attenzione alla rete illegale del gioco. Oltre tutto, non bisognerebbe sottovalutare il fatto che il comportamento atipico dell’Esecutivo nei confronti della “sua riserva di Stato” sta persino portando alcuni operatori verso l’illegalità. Anche questo sembra non sia preso in considerazione dalla politica se non prendendo magari la decisione di prevedere misure proprio verso i totem per il gioco online, strumenti che rappresentano il gioco illegale e preferiti in quelle realtà dove, purtroppo, gli apparecchi leciti sono stati vietati proprio dallo stesso Stato.

Ma oggi, in ogni caso, il gioco si confronta ancora con la promessa del riordino del settore e della razionalizzazione del comparto e con nuove tassazioni, proroghe onerose ed anticipi di gare pubbliche e forse qualche intervento a favore della legalità, ammesso che quest’ultimo passo non avvenga troppo tardivamente se si considera quante aziende di gioco che rappresentavano il gioco pubblico, e quindi lecito, hanno dovuto chiudere i battenti a causa del disinteresse politico nei confronti di un settore che ha sempre contribuito all’economia del nostro Paese. Ed anche se sembrano frasi trite e ritrite questa è la pura verità: prima che si mettesse in campo una campagna agguerrita nei confronti del mondo del gioco pubblico, nonché strumenti apparentemente a contrasto del gioco problematico e fasce orarie diversificate di accensione degli apparecchi di gioco, il settore ludico era florido, occupava tantissime risorse come collaboratori e dipendenti, aveva creato nuove professioni per i giovani e, sopratutto, era il baluardo della legalità con la sua presenza su tutto il territorio.

Purtroppo, si è scelto un percorso politico troppo proibizionistico nei confronti delle attività commerciali ludiche, troppe norme che si sovrappongono e che finiscono per non “normalizzare” alcunché, creando invece continui ricorsi ai vari TAR con grande dispendio di tempo e di danaro. Ma, naturalmente, in questo periodo ci si ricorda del gioco pubblico perché l’Esecutivo ne ha necessità e sa perfettamente, e questo stranamente se lo ricorda bene, che da questo settore ha sempre voluto e potuto attingere a piene mani considerando il gioco una sorta di “pozzo senza fondo al quale abbeverarsi”. Mentre, invece, del riordino del settore non si ricorda: che tristezza! Ancora una volta bisognerà stare a guardare l’accanimento politico ed economico che si andrà a concretizzare con i relativi aumenti, bisognerà assistere agli sforzi che tante imprese dovranno fare per sopravvivere per “restare nel mondo legale” e per fare fronte a quanto si chiederà loro: e senza poter fare nulla per opporsi, nonostante siano ancora orgogliosi di essere una “riserva di Stato”. Loro sono orgogliosi: e lo Stato lo è del “suo fare”?

Ottobre 14, 2019: •
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