Il Governo non supporta adeguatamente il gioco d’azzardo

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Si vuole partire dal concetto di quanto si ritenga giusto che un Governo sostenga un settore di intrattenimento e sportivo che interessa la buona parte dei cittadini, come quello del calcio che è lo sport più popolare per antonomasia. A questo concetto, però, si vuole anche associare l’altro principio: non è giusto fare questo “affossando” un altro mondo che ha tantissimi estimatori e che porta divertimento e leggerezza, e non soltanto problematiche, come si vorrebbe far recepire dall’opinione pubblica. Ovvio che, oggi, l’argomento di queste riflessioni sia l’eventuale prelievo dello 0,75% sulle scommesse a favore delle società di calcio che “stanno soffrendo economicamente” a causa dell’attuale sospensione dei campionati. É evidente che non siano soltanto queste imprese a “soffrire profondamente” a causa della pandemìa, ma tutti i settori sono in angoscia in modo particolare pensando all’economia che piano piano sta riprendendo, ma che subirà contraccolpi notevoli e non sopportabili da tutti.

Le piccole e medie imprese saranno quelle che più risentiranno di questo “cambiamento di vita” sia personale che aziendale, mentre le imprese più forti a livello economico avranno armi maggiori per “stare meglio a galla”. Il settore del gioco, compresi i migliori casino italiani, non è tra quelli che non fanno fatica a stare a galla, ma è uno dei settori che è stato blindato sin dall’inizio dell’emergenza, che lo è tuttora e che oltre tutto non si sa come e quando potrà riaprire: si parla della “fase 3” nella quale il gioco dovrebbe essere inserito, ma non si è a conoscenza ancora di una data precisa. Per ora, il gioco si sta organizzando, valutando impresa per impresa a chi conviene rimanere aperto e chi chiuderà invece definitivamente i battenti: quindi, i “chiari di luna” che si affacciano sullo scenario del gioco pubblico non sono splendidi. Figuriamoci poi se su questo malaugurato settore scendesse la mannaia di un ulteriore aggravio di spese quante imprese di quel preciso comparto delle scommesse saranno costrette a chiudere.

Ma nonostante le associazioni che assistono le imprese di gioco d’azzardo stiano facendo il possibile per tutelarle, se dall’altra parte ci si mette proprio lo Stato ad infierire sulla loro salute aziendale, cos’altro si potrebbe fare? L’Esecutivo continua a fare appelli all’unità, ai “gesti di cuore e di amore”, al sostegno a tutta la nostra industria: però è lo stesso Esecutivo Giallo-Rosso che nei confronti del mondo dei giochi non ha certamente un “atteggiamento di amore”, né idee di sostegno a tutte quelle migliaia di piccole e medie imprese che questo settore rappresenta, insieme ai suoi lavoratori. Come è possibile tutto questo? Come può essere che in questo particolare momento storico in cui tutti i settori sono in crisi economicamente si vada ad infierire sugli operatori di scommesse che rappresentano in ogni caso la legalità sull’italico territorio con un aumento della tassazione a salvataggio del calcio?

Non si arriva a pensare che un aggravio di oneri fiscali possa contribuire a far chiudere tante imprese e mettere sulla strada tanti lavoratori? D’accordo il “nobile principio” di salvare il calcio ma non con un intervento del mondo delle scommesse che non si sentono di diventare una “vittima sacrificale”, seppur per sostenere interessi legittimi di altri! Quindi, interessi legittimi del calcio che meritano di essere sostenuti, ma pessimo modo per portare a termine questo nobile intervento e, sopratutto, con un mezzo completamente sbagliato. E non solo, si prometterebbero al calcio importi che non si è certi di poter raccogliere, poiché si parla di cifre relative ad un settore di gioco che alla sua ripartenza potrebbe trovare ben poche aziende ancora “vive” ed alle quali si potrebbe attingere per gli importi di cui l’Esecutivo vuole usufruire. Ma lo stesso Esecutivo non si rende conto che avrebbe la possibilità finalmente di applicare la tassa di scopo sul gioco pubblico?

Cosa che viene fatto da anni nel Regno Unito e da anni suggerita dai rappresentanti del settore ludico. Infatti, il sistema britannico applica questa fiscalizzazione da tempo: sono le cosiddette “good causes”, importi che vengono usati per il sociale. Attraverso la tassa di scopo si potrebbe andare a finanziare in modo più corretto, ed anche più rilevante, lo sport od altre azioni ed interventi di pubblica utilità. Ma si potrebbe anche contribuire a sostenere le Amministrazioni locali, risolvendo così quella vecchia situazione che vede le Regioni ed i Comuni subire i costi sociali derivanti dal gioco senza ottenere nulla in cambio. Argomentazione questa che, a volte, fa schierare “di principio” gli Enti Locali contro il gioco pubblico. Inoltre, se si volessero estrapolare dal gioco ulteriori cifre, si potrebbe applicare anche sul segmento delle apparecchiature da intrattenimento la tassa sul margine come già viene fatto nell’online e nelle scommesse, cosa che è messa in pratica in qualunque altro Paese in cui si offre il gioco terrestre: oggi sarebbe il momento giusto per intervenire sul gioco e riformare tutto il settore.

Però, sembra un intendimento ben lontano dall’Esecutivo che ha tutt’altro interesse che quello di aiutare il mondo dei giochi: forse quello di affossarlo definitivamente, aiutando con questo il reingresso dell’illegalità sull’italico territorio. A questo punto, purtroppo, sembra evidente che tutti gli sforzi che attualmente vengono fatti dalle varie associazioni ed organizzazioni per sostenere le imprese di gioco con varie forme, appaiono completamente inutili se il Governo agisce inserendo sul settore ludico un’ulteriore percentuale per sostenere un altro settore, seppur importante come il calcio. Ma i settori davanti al Governo, dovrebbero essere tutti uguali e su tutti si dovrebbe intervenire, ma direttamente dalle casse dello Stato: sicuramente non “depredando” un settore, già in agonia, a sostegno di un altro che è sempre stato più che prospero e nel quale girano miliardi di euro sulle gambe di giocatori. Peccato che il “salvataggio” di queste società comporti il sacrificio di altre imprese, il conseguente licenziamento dei relativi dipendenti e l’angoscia di tante famiglie che non avrebbero più il sostegno mensile dello stipendio.

Maggio 31, 2020: •
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