Il gioco pubblico nello scenario politico del futuro

gioco pubblico nella politica futura

Senza essere catastrofisti ad oltranza, la crisi attuale del nostro Paese sta facendo vedere all’italico popolo “il punto di non ritorno”: le scadenze del prossimo autunno e precisamente la manovra economica, ed i vari spauracchi per i cittadini che la stessa racchiude, non possono che “far tremare i polsi” ed anche se il Presidente della Repubblica ha studiato e messo in campo delle consultazioni “lampo” non si può pensare che le decisioni che si prenderanno potranno essere nell’immediato. Cosa che forse ci sta facendo guardare dall’Europa con estrema attenzione, anche se i mercati stranamente non hanno avuto i sussulti che ci si aspettava: ma si sa che l’Economia, le Borse, lo spread sono a volte strani e bisognerebbe ringraziare che non sia successo nulla di eclatante, almeno per il momento. Tutti i cittadini, quindi, sono concentrati su quel che sta accadendo nei vari colloqui per vedere se la strada più seguita sarà quella di un nuovo Governo, ma Giallo-Rosso, per farsi qualche idea di cosa potrà eventualmente succedere.

É evidente che importantissime sono le sensazioni dei “normali cittadini”, ma ancora più importante sarà l’effetto che questo nuovo Esecutivo avrà per le imprese in generale e per quel che ci riguarda direttamente per tutta l’industria del gioco, compresi i migliori siti di casino, che stava già alla finestra con quello vecchio per vedere se si vedeva traccia del famigerato (ma mai pervenuto) riordino del mondo del gioco pubblico. Come suddividere con l’avvento del nuovo Governo i rischi e le speranze per il gioco? Qualcosa si è già detto nei giorni scorsi, ma ora la crisi c’è, le consultazioni pure e forse si è in grado di fare qualche previsione più oculata e, sopratutto, indirizzata più in modo specifico verso precise “intese” che si stanno delineando, ma che sicuramente nessuno si aspettava. Tutto avverrà con tempi piuttosto “strettini”: dilazioni non verranno concesse, appunto in previsione della scadenza per la manovra che si avvicina a vista d’occhio e che costerà parecchia fatica al Governo che verrà, e comunque sarà composto, che dovrà trovare più o meno 23-24 miliardi di euro per scongiurare l’aumento dell’IVA. E non sarà impresa da poco!

Per quello che riguarda il gioco pubblico, che rimane in bilico come il resto del Paese, ci si domanda se questa nuova maggioranza di Governo “cambierà politica nei confronti del settore”: infatti, l’esperienza subita dai giochi sotto l’Esecutivo Giallo-Verde non è stata certamente positiva vista la “guerra senza quartiere” che, particolarmente i Cinque Stelle, è stata imbracciata nei confronti del settore ludico. Un cambio ai vertici di Governo potrebbe significare una nuova compagine ed un “ricominciare da zero” per quanto riguarda la politica da scegliere nei confronti del gioco pubblico, riserva di Stato. Potrebbe essere, quindi, una buona notizia per l’intera filiera poiché vi saranno nuove nomine, nuovi personaggi, nuove assegnazioni e competenze: potrebbe persino raffigurarsi che i giochi possano trovare un’altra gestione rispetto a quella grillina, appena caduta. Se, poi, si vuole anche guardare a ciò che è stato dichiarato da Matteo Salvini, riferendosi all’industria in generale, che l’Italia ha bisogno di crescere e produrre e che “un Governo dei no” può solo, far male, si può sperare che questo concetto si possa applicare anche all’industria del gioco, anche se non è stata nominata direttamente da alcuno.

É una linea politica orientata alla praticità ed alle cose concrete che potrebbe rivelarsi interessante per il gioco pubblico, pensando sempre che qualcuno si ricordi anche di questo preciso settore. Ma ciò che più tiene banco è l’asse Pd-5Stelle, anche se rappresenta una maggioranza con varie divergenze tra i due schieramenti che ricordano quelle infauste tra M5S e Lega: ma questa ipotesi è forse la peggiore per il gioco, considerando che i veri problemi del comparto del gioco d’azzardo si sono proprio materializzate con il vecchio Governo Renzi, prima di cadere nelle mani sciagurate del Movimento Cinque Stelle. Ad onor del vero, entrambi gli schieramenti avevano annunciato il riordino del settore, che potrebbe essere magari realizzato anche da queste due compagini, “non fosse altro se non per fare cassa”, cosa che per qualsiasi “accoppiamento” uscirà per il governo del nostro Paese risulta assolutamente irrinunciabile.

Ma la “chimera” del riordino del gioco appare, in questo preciso momento politico, non seguire sicuramente un binario di priorità. Lo scenario che si aprirebbe, invece, con il ritorno alle urne sarebbe quello senza dubbio di un reset totale di tutte le politiche attuali e la costituzione di una nuova realistica maggioranza: voci di corridoio e sondaggi sussurrano che la coalizione più probabile di successo dovrebbe essere quella costituita dal centro-destra nel suo schieramento solito: Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia, ma questa volta a prevalere dovrebbe essere la Lega. Il Governo di centro-destra dovrebbe essere quello particolarmente sensibile all’iniziativa di impresa ed alle esigenze dell’economia: quindi, forse quello più predisposto a considerare il mondo del gioco pubblico come una vera industria di servizi e non una cosa a parte, per giunta pure negativa nei confronti del sociale.

Però il ritorno alle urne, “spinto con forza” da questo schieramento, essendo affrettato, può essere che non lasci spazio ad iniziative complicate, presentandosi all’orizzonte la stesura della manovra che non concederebbe spazio a nulla di diverso, almeno al momento. Nel frattempo, il gioco pubblico continuerà a cercare di stare a galla, tirerà le somme del periodo estivo per vedere se tutte le restrizioni che sono state imposte alle attività ludiche, comprese quelle alle varie apparecchiature senza vincita in danaro, hanno fatto tanti danni oppure se si riuscirà, veleggiando alla meglio, ad arrivare alla nuova composizione di Governo. Si sa, in ogni caso, che la speranza è l’ultima a morire e, quindi, più che sopravvivere in tale attesa e stare con le dita incrociate il gioco non può fare: attendere che “qualcuno” si ricordi che esiste anche il mondo del gioco pubblico e le slot machine, con le sue imprese ed i suoi operatori e ricordandosi anche, visto che l’Esecutivo precedente sembra essersene dimenticato, che tutto il settore ludico rappresenta, sino a prova contraria, una “riserva di Stato”.

Settembre 14, 2019: •
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