Il gioco d’azzardo risulta essere ancora scomodo

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Come se non ci fosse già tanta carne al fuoco per il futuro Esecutivo Draghi, il tema scomodo del gioco pubblico, ed anche dei siti migliori di casinò, diventa scottante non fosse altro che per la mole di lavoratori che il gioco racchiude nelle migliaia di piccole e medie imprese che rappresentano i prodotti di gioco dello Stato. Certamente la scadenza del 15 febbraio ha fatto parlare non poco: ma è inevitabile che il settore caldeggi la sua riapertura con tutte le forze rimanenti perché il settore ludico sta barcamenando la sua esistenza con le poche risorse finanziarie che ancora possiede per tenere in vita le proprie aziende costruite negli anni con tanti sacrifici ed anche con tante battaglie, che sopratutto negli ultimi anni sono state pugnaci ad oltranza ed a volte senza alcun senso logico. Infatti, quasi tutti gli interventi che sono stati recentemente effettuati dalle Regioni e dagli Enti Locali, e che il Governo centrale ha comunque concesso, non hanno raggiunto alcun obbiettivo relativamente al contrasto del gioco problematico o per fermare la voglia di gioco degli utenti.

Invece, purtroppo sono andati a “rimpolpare e meglio distribuire” sul territorio quel gioco illegale che il gioco pubblico dovrebbe combattere. Almeno, questo era il suo obbiettivo iniziale quando si è deciso di legalizzare il gioco d’azzardo e farlo diventare un prodotto di Stato tantissimi anni fa. Ma tornando ad oggi, ed al futuro del mondo dei giochi, bisogna proprio sottolineare che non pare giusto che si sia provveduto ad aprire i musei, dove vi è stato un accesso di pubblico più che rilevante, ma dove si è lavorato in tutta sicurezza e senza la denuncia di alcun focolaio di virus e non si pensi di aprire anche le attività di gioco d’azzardo. Il divertimento e l’intrattenimento mancano ai cittadini da troppo tempo e non solo: il problema dell’illegalità che si è quasi impadronita del mercato dovrebbe essere considerato argomento di estrema importanza per la tranquillità del territorio e dei cittadini. Quindi, si deve pensare anche a questo settore con urgenza poiché le aziende ludiche oggi vogliono risposte per poter programmare il proprio futuro commerciale.

Ormai, appare evidente che lavorare in sicurezza, con tranquillità e senza correre rischi si può e bisognerà tenere conto del parere del CTS che si è dichiarato pronto a valutare con più obbiettività ed attenzione tutte le attività, rivedendo magari l’attribuzione di rischio che era stata espressa e che oggi potrebbe essere diversa. Quello che è indiscutibile è che il gioco vorrebbe delle risposte se non dal nuovo Esecutivo, almeno dal responsabile della vecchia maggioranza: ma bisognerà vedere se qualcuno vorrà prendersi questa importante responsabilità considerando che prima d’ora, lo schieramento Giallo-Rosso con il gioco e le scommesse quasi non ha voluto avere nulla a che fare. Nel frattempo, il gioco parrebbe destinato nuovamente ad aspettare: cosa che non può più fare e lo dimostrano le diverse manifestazioni che nel mese di febbraio si susseguiranno con una certa frequenza. Purtroppo, pare uno dei pochi mezzi per farsi ascoltare anche se sinceramente quelle già avvenute non hanno “raccolto molti frutti”.

Oggi poi, che pare non sussistere neppure un diretto interlocutore per i giochi vista l’attuale situazione politica, sarà ancora più difficile per un settore “delicato ed indubbiamente scomodo” come quello ludico che vive in un momento difficile. Infatti, è in attesa di un riordino nazionale dell’intero settore promesso più volte e che è apparso troppo spesso vicino alla realizzazione e che, invece, per motivazioni diverse è ancora in attesa di nascere, mentre le imprese che lo aspettano stanno purtroppo morendo una per una senza che il Governo centrale ne tenga conto, seppur questo sia realmente un “suicidio” per le sue casse erariali che erano abituate ad essere rimpinguate dagli introiti delle attività di gioco. Senza dimenticare il risvolto occupazionale che potrebbe svilupparsi negativamente se non si prenderanno iniziative concrete per il settore ludico: a rischio 150mila dipendenti che formano la forza lavoro del gioco ed in particolare i circa 30mila addetti impiegati nella distribuzione fisica.

Cosa ci vuole di più per il Governo centrale, vecchio o nuovo che sia, oltre la paura espressa sia da ADM che dal Procuratore Nazionale Antimafia per riflettere che la continua chiusura del gioco legale rappresenta un percorso estremamente rischioso per il territorio e per lo stesso settore? La criminalità “adora” ed è decisamente predisposta al gioco e disponibile ad infiltrarvisi e, special modo di recente durante la pandemìa, si è dimostrata alquanto attiva e funzionante, sopratutto immensamente grata di aver trovato sconfinate praterie libere dal gioco legale messo in silenzio da troppi mesi. L’occupazione, la sicurezza del territorio, la concorrenza al settore delle “Riserve di Stato” non sono argomenti abbastanza importanti per acquisire una soluzione che non può più aspettare? Oppure si deve considerare che hanno “messo profonde radici” le continue sollecitazioni di un certo schieramento politico che addita il settore del gioco come “immorale ed approfittatore delle altrui debolezze”?

Ma cosa si aspetta oggi il gioco? Innanzi tutto si aspetterebbe una riapertura ancor prima di quella “concordata” del 6 marzo: e se questo non fosse possibile che almeno si stabilisca in questa data la certezza della riapertura di tutte le attività di gioco sul territorio, da nord a sud dello Stivale. Ovviamente, sempre con l’applicazione di protocolli più che severi per la tutela della salute che i locali di gioco sono già attrezzati a mettere in campo, affiancando un “personale protocollo sanitario” a quello richiesto dalle istituzioni. Le migliaia imprese di gioco devono avere delle risposte sopratutto per fronteggiare le domande dei propri lavoratori: taluni in cassa integrazione che a breve scadrà e che “vedono nero” nel loro futuro. Senza risorse o ristori il mondo dei giochi si sente abbandonato a sé stesso: che sia “una Riserva di Stato” e che questo non significhi più nulla, sembra che gli operatori del gioco debbano ugualmente ricevere una risposta seria da chi lo ha “creato” questo mondo, così delicato ma oltre modo scomodo evidentemente per le sue stesse peculiarità.

Febbraio 23, 2021: •
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