Il gioco d’azzardo deve diventare un settore normale

gioco deve diventare normale

In attesa che il settore del gioco, e quello dei casino migliori, venga “per Grazia ricevuta” annoverato tra i comparti “normali” che sostengono la nostra economia, ed in attesa anche che il Governo centrale si “degni” di mettere in campo un riordino dei giochi come promesso più di una volta, purtroppo oggi si è ancora costretti a sentire sproloqui da parte della nostra attuale politica che quando si rivolge al mondo del gioco d’azzardo pare lo faccia nei confronti di un “gruppo di criminali malavitosi” che gestiscono dei torbidi affari. Ed usando questi termini, ovviamente, si va anche a toccare i dipendenti di quel settore che, invece, ringraziano “quel settore” poiché ha dato loro da anni un lavoro ben retribuito, professionale, onesto e che, qualora l’Esecutivo se ne sia (come sempre) dimenticato, rappresenta la legalità sul territorio. Quindi, si continua a perseguitare il gioco pubblico oltre che con i fatti (gli ulteriori aumenti di tassazione inseriti della Manovra 2020), anche con le parole sprezzanti che sicuramente non trasmettono nulla di positivo, senza che non si cambi mai “rotta”.

Tutta l’industria del gioco, sta subendo veramente tanto dalle istituzioni e dai vari affermati economisti e, per ciò, corre l’obbligo di fare presente quanto potrà essere deleterio questo ulteriore aumento della tassazione: ovviamente, non si possono oggi quantificare le ricadute negative e l’entità dei danni che discenderanno al comparto del gioco d’azzardo, ma considerando che il settore vive in una situazione assolutamente precaria, si fa presto a fare una proiezione del disastro che accadrà se non si farà un passo indietro, ammesso che vi sia ancora tempo. Le speranze, però, sono veramente poche poiché tutti gli anni si arriva inevitabilmente con la Manovra di riferimento agli aumenti “di riferimento”: quello che si può aggiungere oggi è che “la misura è colma” e non si riesce a far entrare neppure un’ulteriore goccia in questa situazione economica del gioco pubblico se si vuole che lo stesso faccia fronte alle già innumerevoli tasse cui viene sottoposto ed anche alle restrizioni operative che continua a subire.

Non si può negare in questi tempi della Manovra 2020 che quanto espresso da un notissimo economista relativamente all’aumento delle tasse sulle vincite, e cioè che graviterebbero soltanto sui giocatori, non risponde assolutamente al vero. Oltre ad essere affermazioni espresse con una tracotanza che sicuramente non si addice ad un professionista di quel livello, purtroppo nascondono una carenza di informazioni relative alle cosiddette “società dell’azzardo” (indicate quasi in modo dispregiativo), ma anche un pregiudizio nei confronti dell’intero comparto. Infatti, sostenere che questo ultimo aumento non andrà a gravare direttamente sulle imprese di gioco è non solo inesatto, e denuncia una errata conoscenza del mondo del gioco, ma forse anche di confondere argomenti dei quali non si conosce lo specifico. Nelle affermazioni fatte passare all’opinione pubblica, per esempio, si sottolinea che la riduzione del payout è a danno del giocatore.

Ma forse, in questa affermazione non si sottolinea che la percentuale del payout viene fissata dallo Stato e certo non dal gestore e che la percentuale (sempre del payut) è stata già ridotta dal 70% al 68% nell’anno scorso e, così dicendo, si dimostra una certa confusione tra il prelievo unico erariale e la tassa sul gioco. Bisogna essere coscienti, e questo è il messaggio che si dovrebbe trasmettere, che tutti e due gli aumenti stabiliti dal Governo “per la sua Riserva di gioco”, danneggiano entrambi i protagonisti del gioco: il giocatore, da un lato, al quale si riduce la possibilità di vincita, e gli operatori dall’altro che ormai vengono quasi stritolati in questa morsa di aumenti che si ripete ininterrottamente da anni. Infatti, anche quest’anno, ha fatto capolino anche se vi sono stati aumenti recentissimi, appena nello scorso anno, e ve ne saranno altri che andranno in vigore all’inizio del 2020. Quindi, oltre a subire nuovi balzelli anche con questa benedetta Manovra, si danno anche notizie errate sulla loro applicazione forse per “farle percepire meno gravi” di quel che realmente sono per il settore del gioco pubblico!

Ora, quello che si evince da questa mancanza di conoscenza del comparto ludico, è la sufficienza con la quale viene trattato, il poco rispetto che si esprime da parte di taluni quando si parla della filiera del gioco e delle sue imprese, e la tanta superficialità con la quale si parla della situazione delle aziende che si occupano del business del gioco. Cosa che non si avverte, però, quando si fanno le somme di quante risorse il mondo del gioco riesce a recuperare ed a versare nelle casse dell’Erario: cifre di tutto rispetto che dovrebbero far pensare non solo gli economisti che in alcuni casi parlano “un po’ a vanvera”, ma anche lo Stato che continua a sostenere quanto il gioco d’azzardo sia “immorale” ma che, invece, non lo è quando si ricevono cifre per far quadrare il bilancio dello Stato che nessun altro settore riesce a procurare. Forse, si farebbe più bella figura a confermare che il settore ludico è un settore identico ad un qualsiasi altro settore commerciale o di servizi e che lo Stato ha, in ogni caso, bisogno anche dei suoi proventi.

In fondo, non sarebbe poi così disdicevole e l’Esecutivo di turno non “perderebbe la faccia”, come si suole dire, anche se sinceramente a volte con tutte le diatribe che lo percorrono, tanta trasparenza e tranquillità non riesce a trasmettere. In altri Paesi europei, senza dubbio più avanzati nella regolamentazione del gioco ed anche nei rapporti tra gioco ed istituzioni, il settore ludico viene trattato con rispetto, sicuramente anche più controllato e monitorato, ma le sue risorse vengono usate per soddisfare tutte le problematiche sociali che possono servire. Il gioco è inserito nel mondo sociale senza remore e preconcetti e, sopratutto, senza le demonizzazioni che il nostro gioco e le sue imprese sono costretti a vivere. E non è sicuramente un bel vivere: chissà quando il nostro Esecutivo Giallo-Rosso, ed i nostri preziosi quanto affermati economisti, lo capiranno!

Dicembre 7, 2019: •
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