Il fondo salva-calcio potrebbe affondare il mondo del gioco

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Decisamente è quello che si vuole fare al mondo del gioco e dei casino migliori: affondare il gioco pubblico per salvare lo sport nazionale, il calcio, e le sue presuntuose ricchissime società che lo gestiscono! Non paghe delle cifre mirabolanti guadagnate e sinonimo ormai di quello sport, “vogliono essere salvate” dall’eventuale chiusura dei campionati, o “rimborsate” in parte delle perdite che hanno subito per la loro temporanea chiusura, e chiedono aiuto allo Stato. E quest’ultimo, non sapendo a che Santo rivolgersi, guarda un po’, pensa di attingere tanto per cambiare al gioco pubblico anche se i suoi futuribili incassi, ancora oggi, non si sa quando potranno avvenire, considerato che la riapertura delle imprese di gioco non è stata ancora decisa, e neppure pensata, vien da dire! Però, per stabilire una quota per il “Fondo Salva-calcio” da andare a prelevarsi dagli introiti delle scommesse, questo invece è stato pensato. Ma ciò che, invece, non è stato pensato (o forse malauguratamente sì) è che con questa nuova trovata del prelievo di una quota percentuale sulle scommesse, si potrebbe definitivamente affossare il gioco pubblico che già traballa, e neppure poco.

Questo, però, evidentemente non interessa all’Esecutivo Giallo-Rosso: l’importante è proteggere lo sport nazionale per eccellenza e, quindi, accattivarsi l’opinione della maggior parte della cittadinanza che proietta nel calcio tutti i suoi desideri e le proprie “frustrazioni”. Chiaramente, questo pensiero non è solo quello di chi ama il gioco d’azzardo, ma anche quello di diverse organizzazioni che si occupano di gioco pubblico, come il Sindacato Totoricevitori Sportivi, STS ed anche di ACADI e del Sistema Gioco Italia che si sono espressi con forza a tutela delle imprese rappresentate che appaiono veramente una sorta di “vittime designate” date in offerta per salvare un altro intrattenimento, peraltro miliardario visto le cifre che vi girano ogni anno. STS, infatti, a conoscenza dell’introduzione di un’ulteriore tassa dello 0,75% sulla raccolta delle scommesse online si dichiara sgomento e trova questa decisione assurda ed azzardata nel modo più assoluto.

Non fosse altro che proprio per questo motivo e se questa tassazione si concretizzasse realmente, e non restasse soltanto una “voce di Palazzo” circolata negli ultimi giorni, gli oneri fiscali del gioco arriverebbero tranquillamente a superare il 30%. Ciò andrebbe a gravare, con forte rischio, la situazione economica di un settore già provato economicamente dai due mesi di chiusura delle sue attività per il contrasto al Coronavirus. E non solo: per il settore ludico non si intravede ancora la riapertura della raccolta terrestre delle scommesse, né delle tabaccherie che hanno continuato ad essere aperte per erogare altri servizi essenziali. Quello che si può senz’altro affermare è che il gioco pubblico, in questo momento di preparazione alla riapertura, non si aspettava sicuramente una nuova tassa. Eppure dovrebbe essere abbondantemente abituato alle “scoperte” del Governo, ma forse non è ancora abbastanza ciò che il gioco ha subito in questi anni: questa ultima trovata, purtroppo, evidenzia una totale mancanza di considerazione nei confronti delle imprese di gioco e delle migliaia di lavoratori che il settore riesce ad occupare.

Si pensa, infatti, a salvare il nobile sport del calcio, ma non si pensa di salvare il gioco pubblico, “Riserva di Stato” e rappresentante del medesimo, mancando anche di rispetto a tutti quei cittadini che vorrebbero divertirsi ed intrattenersi puntando una scommessa. Infatti, è evidente che prelevando una quota sulle scommesse si andrà a diminuire in modo più che sensibile le quote di vincita dei giocatori, cosa che comporterebbe una notevole “spinta” anche del giocatore più ligio alle leggi di Stato, verso il mercato illegale del gioco che diventerà così un acerrimo concorrente del gioco legale. E tale percorso non si può dire che deponga a favore dell’Esecutivo: spingere il cittadino-giocatore verso la rete illegale per avere la possibilità di vincere una quota più interessante non sembra davvero un’operazione opportuna. Il prelievo dello 0,75% sul giocato delle scommesse a favore del “Salva-calcio”, è una percentuale molto alta, particolarmente in un momento dove il settore dei giochi sta lottando con i tantissimi giorni di chiusura e con l’adeguamento dei locali per seguire il protocollo di riapertura delle attività.

Ma gioco che deve anche continuare a lottare con la situazione pre-Coronavirus e, quindi, con i distanziometri e gli orari di accensione degli apparecchi di gioco: tutto già abbondantemente presente prima dell’emergenza che non può essere dimenticato dal nostro Esecutivo che si ricorda del “suo” gioco pubblico soltanto quando vi deve attingere per i motivi più svariati e per risolvere i problemi che altri settori sollecitano. Invece le problematiche del gioco chi le risolve? A chi bisognerebbe rivolgersi per vedere anche un solo gesto di solidarietà nei confronti delle imprese di gioco e dei suoi lavoratori? L’Esecutivo Giallo-Rosso per il mondo del gioco non è senza dubbio un “buon interlocutore”. Al parere prettamente negativo di STS per questo ulteriore prelievo forzoso sulla raccolta delle scommesse, come già anticipato, si affiancano anche ACADI e Sistema Gioco Italia sottolineando che il prelievo fiscale per il settore è già altissimo e pericoloso per tutto il settore, sopratutto dopo questi pesantissimi giorni di chiusura ed è evidente che un maggiore “accanimento” con un ulteriore prelievo colpirà pesantemente tutta la rete dei punti che si occupano di scommesse.

Le stesse organizzazioni del settore ludico e chi ama il gioco d’azzardo, purtroppo, si trovano a considerare che si sta assistendo ad un comportamento veramente assurdo delle Istituzioni che non solo non hanno né pensato né proposto alcuna realistica data di riapertura delle diverse attività di gioco, né tanto meno messo in campo alcun intervento di sostegno che possa aiutare le imprese di questo comparto economico a superare la profonda crisi che ha coinvolto tutta la filiera, e non solo. Ma, tra l’altro, il mondo del gioco deve anche rilevare che non succede soltanto questo: accade anche che il Governo riesca a studiare qualcosa che penalizzi il gioco in una situazione già pericolosa per tutto il settore, mettendo in atto così, ancora e di nuovo, una forma di discriminazione nei confronti del “suo” gioco pubblico rispetto agli altri settori.

Maggio 29, 2020: •
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