I sindacati del gioco d’azzardo si oppongono alla chiusura

sindacati del gioco contro chiusura del gioco azzardo

Gli operatori dei diversi settori avranno senza dubbio le mani nei capelli poiché questa continua giostra di Dcpm mette apprensione sul futuro delle imprese e di qualsiasi campo si tratti: ovviamente, quelli maggiormente preoccupati sono quelli che hanno subito più chiusura di tutti e quelli che hanno fatto o stanno facendo tanta fatica alla ripartenza e per adeguarsi ai protocolli per poter alzare le saracinesche. Era inevitabile quindi, che con le ultime restrizioni e con quelle già preannunciate contenute nell’ultimo Dpcm si mettessero in mezzo le associazioni di categoria ed i sindacati che tutelano gli addetti ai lavori del gioco pubblico e dei migliori casino, affinché il Governo ritorni sui propri passi concedendo alle attività commerciali ludiche di restare aperte: il mondo del gioco vorrebbe rendersi conto quale differenza a livello di rischio ci può essere tra un ristorante ed una sala da gioco dove in quest’ultima esistono effettivamente metrature spaziose per far rispettare il distanziamento.

Le associazioni di categoria non possono che sollecitare il Governo a ripensarci ed a valutare meglio i rischi che comporterebbe la chiusura totale per le imprese di gioco: purtroppo, però più le ore passano, più la estensione dei contagi “corre a vista l’occhio” e quasi non si riesce più ad arginare, più sembra d’obbligo una chiusura come decretata nell’ultimo intervento del Governo centrale. Ovviamente, l’obbiettivo del Presidente del Consiglio è quello di salvaguardare la salute pubblica, ma anche quello delle ricadute occupazionali sulle quali “puntano” appunto le associazioni ed i sindacati facendo i numeri, in caso di perdurare del provvedimento di chiusura dei punti di gioco, dei dipendenti che finirebbero senza lavoro. Ma non sono soltanto le associazioni che si stanno muovendo a tutela dei propri iscritti, anche le tre maggiori sigle sindacali Filcams Cgil, Fisacat Cisl e Uiltucs si uniscono alle rivendicazioni del mondo del gioco per ottenere una “voce più forte” che possa farsi sentire meglio dall’Esecutivo Giallo-Rosso e sostenere le richieste delle attività ludiche.

Le argomentazioni sulle quali puntano le sigle sindacali a difesa degli operatori del gioco riguardano sopratutto l’efficacia dei protocolli che sono stati acquisiti dalle attività ludiche per contenere il contagio da Coronavirus, senza contare, ma sottolineando con forza, anche le altre e diverse criticità con le quali tutte le imprese di gioco devono quotidianamente confrontarsi sui diversi territori: norme restrittive che in tantissimi casi già prevedono da tempo limitazioni orarie per il gioco pubblico e le scommesse sportive. Oltre tutto, le diverse restrizioni operative destinate al gioco sono tuttora in essere e non sono state sospese in questo particolare momento dove arrivano decisioni quasi quotidianamente per la conduzione degli esercizi commerciali, gioco pubblico ovviamente incluso. Già le attività ludiche devono sottostare alle norme che le riguardano direttamente e se da queste si passa poi alla chiusura, come previsto nel recentissimo Dpcm, non si sarà più spazio per poter avere la speranza anche di minimi risultati economici.

Non si può accettare la chiusura totale, almeno per poter rientrare degli investimenti che sono stati fatti per adeguarsi ai protocolli richiesti dalle istituzioni: ammesso sempre che vi sia gente che intende divertirsi e che pensa ancora ad uscire di casa affrontando il timore del contagio. E questo perché ovviamente le notizie che girano sull’espandersi del virus stanno continuando ad intimorire i cittadini, ma anche ad inculcare il concetto di circolare meno in modo da non avere la possibilità di essere contagiati. Cosa giusta e probabilmente l’unico strumento attualmente in possesso della sanità per poter davvero mettere i cittadini al sicuro: infatti, con il primo lockdown il risultato positivo di avere meno contagi indubbiamente c’è stato! E questa sembrerebbe la strada giusta da perseguire oggi, anche se inevitabilmente ciò è destinato a provocare danni ingenti a livello economico per le aziende ed in tutti i settori.

Il Governo centrale, però, dovrebbe rendersi conto che potrebbe senza dubbio ricalibrare gli orari di chiusura delle sale da gioco e delle sale bingo in forza proprio delle misure di sicurezza piuttosto stringenti cui sono costrette tali attività ludiche e che sono state applicate ed osservate nei punti di gioco: sia le postazioni individuali nelle sale slot per esempio, oppure per la dislocazione dei tavoli debitamente a distanza con gli occupanti per tavolo, per quello che riguarda il bingo, che sono di quattro giocatori per tavolo. Il protocollo di sicurezza che viene applicano dal settore del gioco insieme alle relative Linee Guida per le sale slot, sale bingo e sale scommesse è stato attentamente valutato dal Comitato Tecnico Scientifico della protezione civile ed approvato nell’ultima aggiornata versione all’inizio del mese di ottobre nella Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome: quindi, si parla di una ventina di giorni fa e non si può pensare superato o che possa addirittura essere stravolto come si sta facendo oggi con la chiusura di tutte le attività di gioco contenuta nel Dpcm.

Pur riconoscendo, ovviamente, che il progredire dei contagi può richiedere diverse decisioni che il Governo centrale ha la facoltà di usufruire, e che ha infatti messo in campo, si deve ribadire l’efficacia dei protocolli applicati in tutte le attività di gioco per la protezione dei giocatori che frequentano le sale dal rischio di contagio: ciò è diventato quasi un cavallo di battaglia che viene ben cavalcato dalle associazioni di categoria e dai sindacati. Argomento che porta anche alla luce gli evidenti rischi, questa volta sia sociali che occupazionali, che le disposizioni di ulteriore chiusura delle attività ludiche porterebbero all’occupazione: si parla di 25mila lavoratori operanti nella distribuzione del gioco pubblico, numeri che naturalmente lievitano se si valutano gli altri segmenti del settore e si aggiunge l’indotto. L’ultimo argomento sottoposto all’attenzione dell’Esecutivo consiste nel fatto che, come sempre, il mondo dei giochi viene penalizzato in confronto ad altri settori che possono ritenersi assimilabili, ma che potenzialmente sono senz’altro più rischiosi del gioco e dell’intrattenimento.

Novembre 11, 2020: •
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