I Casino terrestri italiani devono continuare ad esistere

casino terrestri italiani devono restare in vita

Si parla tanto, tantissimo, del mondo dei giochi, compresi i siti italiani legali di casino online, e, special modo delle apparecchiature da intrattenimento: si continua a disquisire, purtroppo, della drammatica situazione che il gioco terrestre sta vivendo da un paio d’anni, sopratutto da quando nell’Esecutivo che gestisce il nostro Paese si è installato il M5S. Senza dubbio questo schieramento non si è dimostrato morbido nei confronti del gioco e sta facendo tutto, con qualsiasi mezzo, anche con il rumoroso silenzio del Governo, per distruggere il settore ludico con le sue imprese ed i suoi operatori. Invece, delle Case da Gioco tricolore nonostante vivano in una situazione di disagio, in modo particolare quella di Campione d’Italia che sta diventando un “caso nazionale”, se ne parla pochissimo vuoi forse perché hanno sempre rappresentato eleganza e maestosità per le loro sedi, quasi che non potessero venire intaccate da alcunché di negativo.

Invece, non è esattamente così: oltre tutto, sono sotto esame per le loro gestioni che non risultano essere ottimali e che coinvolgono in prima analisi le proprietà e le partecipazioni che incidono, e non di poco, sulla conduzione aziendale. Uno dei pochi politici che si era interessato alle nostre Case da Gioco è stato il sottosegretario Pier Paolo Baretta: in occasione della Conferenza Unificata, di buona memoria, voleva inserirvi infatti questa problematica e studiare il modo di trovare un’unica società di gestione degli italici Casinò, in modo da poter risparmiare su acquisti e quant’altro. Poi, in quella Conferenza sono sopravvenute troppe tematiche da affrontare riguardo le apparecchiature da intrattenimento e quindi, il futuro e l’organizzazione delle Case da Gioco d’azzardo sono passati in secondo piano, lasciando aperto così il dilemma se in un futuro fosse sempre “appropriato” avere per queste strutture una gestione pubblica oppure sarebbe stato meglio averne una privata.

Ed è di questo che oggi si vuol parlare per vedere se “esce” qualcosa di nuovo e, sopratutto di interessante. E per trovare qualcosa di “stuzzicante” ci si deve rivolgere alla tematica: gestione pubblica o privata per i Casinò? Cosa è meglio per loro effettivamente? Si deve, prima di tutto sottolineare, che si sta parlando di gestione e non di proprietà, considerato ed assodato che la proprietà deve essere nel modo assoluto in capo all’Ente Pubblico che detiene l’autorizzazione per il Casinò: questo per sfrondare qualsiasi interpretazione che ancora oggi percorre la mente di qualcuno che fa confusione sulle due posizioni. Per specificare ancora meglio, il concedente è la Casa da Gioco e il secondo partecipante è l’azienda che gestisce il Casinò che è privata e tutto dovrebbe essere ben specificato insieme alle varie procedure ed obbligazioni in un contratto dettagliato. Il concedente deve poter accedere ad un controllo alquanto severo di tutte le entrate ed è per questo che, purtroppo, subentra la lungaggine della burocrazia: infatti, la Casa da Gioco, proprietaria, impone una fitta schiera di moduli che si ritengono necessari ed indispensabili per i “controlli di rito”, sulla regolarità del gioco e sugli incassi.

Moduli e documenti che diventano il fulcro di un programma di controllo: destinati a procurare la visione completa della conduzione gestionale e dai quali si possono evincere sia il trend dei ricavi, ma anche la produttività dei medesimi. Tutte le entrate sono destinate alla proprietà del Casinò che ne concede una parte alla gestione: quindi, appare più che lecito e normale che vengano effettuati più controlli possibili anche per poter verificare a mezzo di questi ultimi, la quantità del contributo che va successivamente riconosciuto alla gestione. Ma la gestione pubblica è indubbiamente piena di complicanze che non si possono nascondere, mentre da un punto di vista manageriale sarebbe senz’altro più semplice se fosse tutto privato ancor che si palesi un maggiore incentivo negli acquisti e similare a ciò che viene effettuato dall’Ente pubblico. Ulteriore negatività della gestione pubblica, purtroppo, è che quest’ultima inevitabilmente viene spesso e volentieri influenzata dalla politica che anche in questo caso, “vuole metterci il naso”: mentre se vi fosse un rapporto privato sarebbe conseguente riscontrarvi molta professionalità e meritocrazia, cosa che nella politica spesso latita alquanto.

Come certamente si può ben comprendere dalla professionalità con la quale viene tenuta una gestione amministrativa di qualsiasi struttura, discende il proprio beneficio economico importante, altra cosa che nella gestione delle Case da Gioco tricolore, sopratutto negli ultimi due anni, manca assolutamente. E cosa che ha portato ad avere quella crisi tragica e profonda del Casinò di Campione d’Italia che si trascina da più di un anno: nessuno della politica vuole affrontarla, ma situazione che ha lasciato a casa un numero importante di dipendenti, attualmente senza alcun futuro e nessuna possibilità di vedere qualcosa di positivo. Anche in questo caso, purtroppo, la politica e specialmente il nostro attuale Esecutivo Giallo-Rosso, non stanno facendo una gran bella figura. Ma per tornare al “busillis” gestione pubblica o privata, si deve sottolineare che la gestione privata è molto più snella e rapida nell’adeguare l’offerta alla domanda perché non “deve morire” nell’infinita burocrazia che si concretizza con “il pubblico”.

Infatti, una gestione privata è veloce, acquisisce più conoscenza del settore e dei suoi diretti problemi, è più immediata nelle decisioni da acquisire. Scegliere con velocità “una strada di gioco” anziché un’altra, a volte, potrebbe risultare vitale per acquisire più visitatori ed aumentare gli incassi: per questo motivo, si potrebbe senz’altro affermare che un controllo totale di tutto ciò che avviene in una Casa da Gioco è realizzabile molto meglio da una gestione totale privata anziché pubblica. E non solo, è indubbio che la gestione privata non sarebbe influenzata da alcuna parte politica e magari risulterebbe anche maggiormente capace di effettuare acquisti con trattative veloci più soddisfacenti. Non verrebbe tutto sottoposto a quella miriade di autorizzazioni che, oggi, vengono richiesti a chi ha la gestione delle Case da Gioco: probabilmente, non si sarebbe neppure creata la situazione della Casa da Gioco di Campione d’Italia che si spera possa riaprire con un “colpo di genio” dell’attuale Governo che avrebbe dovuto portare “qualche cambiamento”, come promesso, ma che al momento risulta essere assolutamente assente.

21 Febbraio, 2020: •
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