Gli aumenti delle tasse sul gioco visti dalla politica

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Dell’avversione e della acredine che il gioco d’azzardo pubblico, ed anche i casino online migliori, suscita nei confronti del Movimento Cinque Stelle, e più precisamente nella mente del suo leader Luigi Di Maio si continuerà a parlare sino a quando quest’ultimo farà parte del Governo ed il settore ludico dovrà continuare a subirne gli strali che non smette mai di lanciare in qualsiasi occasione pubblica. Recentemente, infatti, interpellato (ovviamente) sui nuovi ed ulteriori aumenti di tassazione sul gioco pubblico ha dichiarato che tali aumenti sono “sacrosanti”. E se si usa questo termine, purtroppo, si attesta con quanta veemenza le idee anti-gioco del leader penta-stellato vengano portate avanti contro un settore che, in ogni caso, provvede annualmente a versare nelle casse dell’Erario un importo che si aggira sempre attorno ai 10 miliardi di euro, quando addirittura non è più alto. Ma, evidentemente, neppure questi introiti suscitano “rispetto” di quello che il mondo dei giochi riesce a fare nonostante sia continuamente vessato da normative che gli impediscono di svolgere bene le proprie attività commerciali sull’italico territorio.

Il mondo del gioco, in effetti, sta facendo miracoli: o meglio, li ha fatti sino ad ora, ma gli ultimi “sacrosanti” aumenti sono la classica goccia che farà traboccare il vaso e non si sa se il gioco pubblico riuscirà, ancora una volta, ad accontentare i dettami dell’attuale Governo Giallo-Rosso. Saranno pure “sacrosanti” gli aumenti della tassazione… ma i miracoli non si possono fare ed il settore ludico, purtroppo, è costretto a confrontarsi con momenti commerciali terribili in modo particolare in alcuni punti del nostro Stivale dove il gioco legale è stato persino estromesso dai propri territori: sicuramente non potendo lavorare sembra troppo evidente pensare che non si possano raccogliere frutti per “donarli” allo Stato! Ma forse questo non è stato preso in alcuna considerazione. Ciò che viene considerato “sacrosanto”, e ribadito ancora una volta da Luigi Di Maio, è che l’aumento delle tasse sul gioco era “dovuto” in quanto “le lobby del gioco d’azzardo erano quelle meno tassate d’Europa”.

Si vuole, però, passare oltre, ma non c’è niente da fare il discorso delle lobby e la battaglia contro di loro sono troppo cari (ma ripetitivi ad oltranza) al nostro Ministro e questa battaglia vuole senza dubbio portarla avanti sempre più a lungo. É fin troppo evidente che altri non sono dello stesso parere, relativamente agli aumenti ritenuti “sacrosanti” dall’attuale Esecutivo: per esempio l’Associazione Concessionari di Gioco, ACADI, che ribadisce la sua profonda preoccupazione per l’aumento della tassazione sempre sulle slot e sulle Vlt, anche se questo accade ormai ogni anno e pure da tanti anni. Si ribadisce, infatti, che questo è il decimo aumento in cinque anni, periodo dove il gioco ha dovuto dribblare incrementi del prelievo e riduzioni forzose degli aggi della filiera: ma anche che ciò avrà come conseguenza la chiusura di tante imprese del comparto legale ed il licenziamento di centinaia di lavoratori che, sino ad oggi, hanno rappresentato l’offerta del gioco da parte dello Stato a mezzo delle concessioni.

Inutile sottolineare, ancora una volta, che questa associazione non ritiene affatto “sacrosanti” gli aumenti studiati e messi in pratica dall’ultimo Governo in carica e che ACADI, ovviamente, esprime la propria solidarietà con queste attività commerciali ludiche che hanno investito parecchi quattrini nel “loro fare”, investimenti magari non ancora ammortizzati. Sembra inevitabile, quindi, che sempre in relazione agli aumenti “sacrosanti”, o così ritenuti tali dall’Esecutivo, potrà avvenire che le associazioni di categoria si mettano in condizione di tutelare in qualsiasi sede competente per far rispettare dallo Stato il rispetto dei contratti di concessione che sono stati sottoscritti e che ormai appaiono sicuramente non rispettati e non certo dalle imprese, ma dallo stesso Stato. Infatti, è indiscutibile che tutto questo accanimento nei confronti del mondo del gioco pubblico non possa far percepire alcuna sicurezza e stabilità nel settore e che questo comporti, automaticamente, l’impossibilità di fare qualsivoglia investimento o pianificazione aziendale: sembra che qualcuno voglia veramente mettere in condizione le imprese di “chiudere i battenti ed auto-eliminarsi”.

Come bisogna anche tenere presente che il gioco pubblico, e quindi lecito, è stato creato all’inizio degli anni 2000 proprio per toglierlo al controllo della malavita alla quale lo si sta riconsegnando: purtroppo, proprio alla criminalità organizzata che allora lo gestiva e lo gestisce anche oggi. E non solo: si sta consegnando all’illegalità un mondo di giocatori sicuramente più abituato a giocare, su svariati campi. Quindi, si consegna al gioco illegale un “parco giocatori” perfetto per essere “sfruttato”, ricavandone introiti “esentasse” più che cospicui: ma cosa vuole in effetti il Governo? Fare cassa sempre con questi aumenti “sacrosanti” o tutelare i propri cittadini? Non è dato di sapere: ma rimane il fatto che così facendo, e continuando a perseguitare il gioco pubblico, non solo si consegnerà una buona fetta di mercato alle organizzazioni criminali, ma l’Esecutivo dovrà per forza rinunciare alle risorse che ha già messo “avventatamente” a bilancio nella Manovra 2020.

Il gioco pubblico che resterà vivo, non sarà sicuramente in grado di provvedere a coprire i “sacrosanti” aumenti che sono stati applicati ulteriormente al gioco d’azzardo. E chi potrà eccepire a quel punto qualcosa di diverso? Anche questo non è dato di sapere. Quello che invece si scoprirà, ed anche molto presto, è che i giocatori si troveranno a confrontarsi con un gioco illegale che non li mette certamente al sicuro da truffe e coinvolgimenti spiacevoli: e questo sarà da attribuire esclusivamente all’uso improprio che il nostro Esecutivo fa del suo potere nel decidere se eliminare il gioco lecito e farlo sparire dal territorio, ma raccogliere le risorse che lo stesso riesce ancora a produrre, nonostante gli ostacoli finanziari, ma “sacrosanti”, che gli vengono imposti. Certamente, oggi il settore pubblico è tutto diverso da quello che si raffrontava con la nostra economia nazionale sino a pochi anni fa, dove il gioco pubblico rappresentava la terza economia del Paese, e dove vivevano (quasi) tutti felici e contenti! Ma quella favola, purtroppo, è terminata e sicuramente non con un lieto fine.

Novembre 15, 2019: •
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