Gioco: Sempre più confusione per quanto riguarda i bandi

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Le attese che gli operatori del gioco pubblico, ed i maggiori siti di casino online, hanno relativamente ai bandi per l’assegnazione dei “posti” (punti di gioco) purtroppo, si teme che continuino a rimanere tali: non c’è ancora chiarezza nella applicazione delle normative che dovrebbero regolamentare tali bandi. Onestamente, però, gli operatori del settore del gioco li stanno aspettando da un bel po’ di tempo, e si può tranquillamente affermare che la loro pazienza comincia a vacillare: forse, gli stessi addetti ai lavori sono quasi “sospinti” ad investire altrove se non fosse che credono ciecamente nel loro indirizzo commerciale ludico. E si spera, anche, che questo “creare incertezza” non sia proprio una “intenzione sotterranea” dell’Esecutivo Giallo-Verde che rende sempre più fumoso il mondo dei giochi per confondere ulteriormente le idee di chi si avventura (ancora) in questo speciale business che, in ogni caso, ha sempre fascino, “amatori” ed “investitori”. Ma perché si è fatta questa premessa?

Perché nelle righe del “parere” espresso dal Consiglio di Stato al Ministero dell’Economia e delle Finanze si connotano alcune importanti discrepanze sull’eventualità della emissione dei bandi: e si vuole vedere meglio il contenuto di questo elaborato. Infatti, secondo il parere consultivo inviato al Mef sul bando scommesse, si rileva che non sono state considerate la questione territoriale e, sopratutto, l’intesa intervenuta in Conferenza Unificata tra Stato, Regioni ed Enti Locali nel settembre del 2017. Pare che nei documenti di gara non sia stato preso in considerazione in modo adeguato il rapporto tra i punti vendita previsti dal bando con i Comuni: e, particolarmente, la tendenza ormai frequente degli Enti Locali ad introdurre i “limiti distanziali da aree sensibili”. Argomento che continua a creare “guerra” tra gli stessi Enti e le attività ludiche e che spesso e volentieri tale guerra si trascina tra un Tar e la giustizia ordinaria con grandissimo dispendio di danaro (anche pubblico oltre tutto).

Questo, sostanzialmente, è il “riassunto” del parere del Consiglio di Stato inviato al Ministero dell’Economia e delle Finanze in merito al bando per le concessioni relative alle scommesse. Altro concetto rilevante è come i 10mila negozi ed i 4mila punti di gioco previsti nella procedura di gara possano o debbano inserirsi sull’italico territorio: insomma, come la rete o le reti territoriali di questi punti debbano obbedire ad un qualsivoglia criterio distributivo, evitando la concentrazione in alcune aree, oppure l’assenza di questo tipo di servizio in altre zone. In modo particolare, nei documenti che il Consiglio di Stato ha esaminato, mancherebbe qualsiasi indicazione, sia pure come indirizzo di massima, che possa far orientare gli addetti ai lavori circa la distribuzione dei punti vendita: cosa che viene “rinviata alla fase successiva all’aggiudicazione”! In pratica, nello schema di convenzione, non è previsto alcun obbligo dei candidati di fornire in sede di gara un qualsiasi elenco della rete di vendita territoriale e neppure alcun profilo delle caratteristiche tecniche dei punti vendita.

E non si può certo dire che questo non sia importante nella strategia della distribuzione dei punti di gioco! Ma, come “cigliegina sulla torta” poi, sempre secondo il parere del Consiglio di Stato, non si comprende in che modo sia stato preso in considerazione l’accordo sottoscritto in Conferenza Unificata: e non solo, non si forniscono delucidazioni neppure sulle ragioni della mancata attuazione del decreto ministeriale, provvedimento che spetta indubbiamente alla competenza del Ministero dell’Economia e delle Finanze. Ma anche questo ancora non basta: non si forniscono informazioni sulle ragioni del ritardo, né sulle eventuali scelte amministrative che possono sostenere questa mancata emanazione del decreto e, sopratutto, per quale recondito motivo quest’ultimo possa essere stato ritenuto non necessario. Ed anche questo è un “pesante” rilievo da parte del Consiglio di Stato che sottolinea ulteriormente di non comprendere quanto l’assenza di tale attuazione del decreto possa o meno impedire la procedura di bando: ma quello che ne discende, in ogni caso, è che il Ministero dovrebbe fornire “più complete valutazioni” sulla possibilità di procedere in assenza del decreto ministeriale relativo all’intesa sancita e sottoscritta in Conferenza Unificata, già ricordata nella tempistica.

Ma posto “l’illustre parere” del Consiglio di Stato che forse “getta ancora di più nella disperazione” chi sta aspettando questi bandi, nei quali aveva riposto la possibilità di un percorso lavorativo nel mondo dei giochi e delle scommesse online e che con questo parere vede “vacillare”, bisogna anche sottolineare che tanto di buono nel futuro di un particolare comparto del gioco come quello relativo al bando delle scommesse, non si riesce a vedere. Sembra che ogni volta che si affronta una “tematica” del gioco, questa diventi immediatamente “problematica”: pare che la chiarezza proprio non “abiti in questo benedetto settore ludico”, oppure che se si vuole “vedere” qualcosa di buono bisogna proprio scavare a fondo sperando, poi, che anche lì non si trovi qualcosa di prettamente negativo che non faccia proseguire. Insomma, per dirla tutta e fuori dai denti, sembra proprio che qualsiasi cosa riguardi il gioco non si riesce a “vedere la luce”… ma neppure una parvenza di luce: tutto complicato, contorto, il tutto ed esattamente il suo contrario.

Che dire poi del fatto che non si prende neppure in considerazione l’accordo “uscito” dalla Conferenza Unificata? É stata un’intesa importante e sofferta che ha coinvolto i principali protagonisti del gioco, che è durata un tempo assurdo e che ha costretto l’allora sottosegretario ai giochi Baretta ad un tour de force indimenticabile: che ha portato le parti piano piano a cedere “qualcosina”, ma che alla fine ha raccolto, dopo tutta questa fatica, a ben poco. Le Regioni, che prima erano sembrate d’accordo, hanno disconosciuto l’intesa e quasi nell’immediato si è ritornati a consentire l’emissione di Leggi sul Gioco, forse ancora più “capestro” delle precedenti. E dopo tutto questo, nel bando che si attende con tanta “apprensione” non si fa menzione di un’intesa raggiunta? Sembra veramente impossibile, incongruente ma, sopratutto, assurdo… e non conviene aggiungere altro.

Aprile 20, 2019: •
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