Gioco Problematico: Gli strumenti per combatterlo esistono

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Si è cominciato da tempo a prendere atto, purtroppo, che le istituzioni poco fanno o, quanto meno, raggiungono pochi risultati effettivi per quanto riguarda il contrasto al gioco problematico ed al voler giocare al casino online: certamente, è stato riprovato che distanziometri e fasce orarie di funzionamento degli apparecchi da intrattenimento non sono strumenti idonei a debellare il disturbo da gioco d’azzardo e di questo ne stanno tenendo conto anche i vari Tribunali Amministrativi Regionali che cominciano, persino, a sbilanciarsi ritenendo tali strumenti a volte persino negativi per questo “malessere importante” che colpisce coloro che non si approcciano in modo consapevole e responsabile con il mondo del gioco. Gioco che è nato per intrattenere e divertire e non certamente per sconvolgere, con le sue derive, la vita delle persone che con esso trovano serenità, allegria e sano divertimento.

Quindi, si deve prendere atto che bisogna mettere in campo altri strumenti per “combattere” il gioco problematico e compulsivo e questi strumenti non possono essere che la formazione e l’informazione, la cultura del gioco, tavoli di comunicazione tra le strutture predisposte ad accogliere i soggetti che essendo coinvolti nel disturbo del gioco devono essere aiutati e sostenuti ad uscire dal tunnel in cui “si sono infilati” e che ha coinvolto la loro personalità e la loro mente. Alcune normative che sono in essere sul nostro territorio possono, magari, servire a distogliere l’attenzione delle persone particolarmente “votate al gioco”, ma è indispensabile che queste restrizioni visto che esistono vadano fate rispettare e, quindi, serve impostare un monitoraggio continuo per verificarne la loro applicazione. E poi, naturalmente, bisognerebbe rafforzare il sistema territoriale di presa in carico dei soggetti coinvolti, come emerge dalle linee guida regionali.

Si continua a parlare di queste cose e di questi interventi, ma ben poche volte vengono messi in atto anche se, oltre tutto, sono tutti procedimenti sottoposti anche all’Osservatorio per il contrasto al gioco d’azzardo che tiene sotto controllo la situazione di alcune Regioni, particolarmente in Toscana. Queste osservazioni relative agli interventi sono l’insieme di esperienze maturate dai rappresentanti dei Comuni, dalle organizzazioni di volontariato, di esperti in materia di contrasto al gioco problematico e dei rappresentanti dei SerD e dovrebbero avere lo scopo di costruire una sorta di “intelaiatura” delle azioni che si dovrebbero applicare per contrastare questa deriva che il gioco porta con sé e che a volte riesce veramente “a fare del male”, particolarmente a soggetti molto fragili ed influenzabili.

In Toscana questa intelaiatura già esiste nell’ultimo piano regionale di contrasto al gioco problematico, bisogna soltanto metterla in pratica con iniziative reali che abbiano quell’obbiettivo da raggiungere: non bisogna scordare che il mondo dei giochi è in continua evoluzione e, quindi, se non si mette la sua conoscenza e la conoscenza del rischio come base per contrastarne il disturbo, non si riuscirà ad arrivare da alcuna parte. L’impostazione di un monitoraggio continuo del fenomeno del gioco problematico e compulsivo relativamente ai vari tipi di gioco, al territorio, ed alle diverse categorie di persone coinvolte come adolescenti, anziani, straniere e verificare che le politiche esistenti vengano applicate è uno degli strumenti più validi per conoscere cosa realmente accade e chi è veramente coinvolto in questo disturbo. Senza dimenticare che in ogni territorio, purtroppo, esiste la criminalità organizzata, o le mafie, che con il mondo dei giochi hanno una particolare predisposizione ed interesse.

É altrettanto ovvio che tutte le azioni che si intendono intraprendere sui vari territori, e nei confronti delle varie comunità, devono comprendere la creazione di tavoli di confronto e la promozione dell’informazione sul gioco nelle scuole. L’altra iniziativa molto importante che i vari territori devono considerare è senza dubbio l’azione di presa in carico delle persone coinvolte rafforzando il sistema territoriale: è un percorso particolarmente difficile questo. Ancora oggi i soggetti coinvolti nel disturbo da gioco d’azzardo sono “restii” a confidare il proprio malessere, si vergognano per sé stessi ed anche magari per avere coinvolto la propria famiglia od i propri cari. Di conseguenza, il personale che è predisposto ad accogliere questi soggetti deve essere formato ed informato in modo veramente profondo di tutti i vari risvolti psicologici ed emotivi che coinvolgono i soggetti che si rivolgono alle strutture di sostegno.

Strutture che devono essere particolarmente attente ed attive perché l’intervento sanitario messo in atto in modo tempestivo può risolvere situazioni che se si degradano per carenza degli interventi possono diventare quasi irrisolvibili, oppure andranno a costare emotivamente sacrifici ben più impegnativi. Ma insieme alle strutture sanitarie di “pronto intervento” non deve mancare la comunicazione e, quindi, una sorta di impegno pubblico a mezzo di eventi, circoli od imprese che possano sensibilizzare la cittadinanza in generale a tenere gli occhi aperti sui sintomi che possano far percepire il pericolo ed il rischio di “incappare” nel gioco problematico e nella sua compulsività, anche di soggetti a noi vicini.

Per arrivare ad obbiettivi realistici, e non a quelli che si vogliono far percepire dai media all’opinione pubblica, serve assolutamente che vengano coinvolti un insieme di soggetti come le amministrazioni di diverso livello, le associazioni di varia natura organizzazioni di diverso orientamento ai quali consentire una attiva partecipazione rispetto al tema del gioco d’azzardo problematico e patologico che ha ricadute a volte disastrose sulla vita dei singoli individui, sulle famiglie ed anche, di riflesso, sulla collettività. Insomma, il fine di tutto questo dovrebbe essere quello di “fare sistema”, avanzando una programmazione che arrivi a costruire interventi integrati con il territorio e, sopratutto, che siano interventi misurabili sui risultati, ma anche che porti alla raccolta di esperienze e di buoni e fattivi interventi territoriali utili per fornire riferimenti ai Comuni dell’intero territorio: in pratica, una sorta di banca dati usufruibile da tutti coloro che hanno il vero interesse di intervenire per contrastare, ove possibile, l’espandersi del disturbo da gioco d’azzardo.

Marzo 26, 2019: •
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