Gioco d’azzardo: Si teme discriminazioni dalle Regioni

discriminazione del gioco dalle regioni

Che il mondo del gioco, migliori siti italiani legali di casino online compresi, non abbia mai vita facile sembra proprio un dato di fatto: è da tempo, ormai, che la sua “vita quotidiana” viene rappresentata meglio da un campo di battaglia dove valgono tutte le rappresaglie possibili e dove le norme che ne regolano i vari percorsi, quelli commerciali ed in special modo quelli degli apparecchi da intrattenimento, nascono “come funghi” e si mettono di traverso a quella che dovrebbe essere un’esistenza serena come rappresentante del gioco di Stato. Ma non è così e non lo è neppure in questo momento di estrema emergenza dove il gioco è stato una di quelle attività che ha subito per primo la chiusura imposta dal Governo a causa della pandemìa: si parla ormai di più di un mese di mancati introiti e forse anche di deterioramento degli apparecchi. É ovvio, quindi, che quando nella gestione dell’emergenza sanitaria viene effettuato dal Governo un “pensiero a favore del suo gioco pubblico”, tutta la filiera ne venga in parte tranquillizzata.

Ma nello stesso tempo, il settore ludico si augura che l’impiego delle risorse economiche predisposte dall’Esecutivo Giallo-Rosso venga rispettato, poi, dalle Regioni che da tanto tempo hanno instaurato questa estenuante guerra nei confronti del gioco d’azzardo, delle sue imprese e dei suoi operatori. Si è dimostrata una guerra senza pietà che ha costretto persino, in alcuni territorio, all’espulsione le attività di gioco legali favorendo, senza dubbio inconsciamente, il riappropriarsi del mercato da parte del gioco illecito. Da qui discende la paura di AS.TRO, associazione che tutela gli interessi delle società ludiche e che è sempre in prima linea lungo tutto il nostro Stivale per tutelare il gioco d’azzardo e ciò che lo stesso rappresenta. Si teme che le Regioni ritornino a demonizzare il mondo dei giochi nel post-Coronavirus, lo escludano dalle misure di sostegno varate per l’emergenza e che si continui ad osteggiare apertamente l’industria del gioco, come ampiamente facevano le Amministrazioni Regionali prima di questa disastrosa esperienza. E da dove nasce questo timore di oggi?

Prima di tutto serve forse specificare che AS.TRO rappresenta le imprese che operano nella gestione e dell’installazione di apparecchi di gioco e quelle che si occupano di gestire le sale da gioco autorizzate: proprio tra le fila di queste stesse aziende risulta che alcune Regioni stiano operando discriminazioni, escludendole dai benefici deliberati dal Governo per fronteggiare le conseguenze economiche che, inevitabilmente, stanno mettendo in crisi le società che sono chiuse da tanto tempo e, quindi, non possono avere introiti per far fronte ai consueti pagamenti di gestione aziendale, alle tasse, ed alle altre scadenze fiscali. Ovviamente, tale “fare” regionale non pare per nulla equo, poiché nei decreti “di sostegno” sia stato espresso che le risorse si dovevano applicare anche alle imprese di gioco. Nel caso specifico, si vuole parlare della Regione Molise che ha deciso, con un provvedimento alquanto discutibile, di abbandonare al proprio destino le aziende che si occupano di gioco insieme ai propri dipendenti.

Il timore è che l’atteggiamento della Regione Molise venga applicato anche da parte di altre consorelle, cosa tragica per la filiera del gioco che forse è il settore che sta subendo i maggiori danni, accompagnato in questo destino dal settore del turismo. Quest’ultimo, ha subito il primo grosso contraccolpo nel periodo pasquale, considerato il perdurare della chiusura totale delle attività ed il divieto di uscita delle persone dalle proprie abitazioni se non in casi assolutamente urgenti e vitali. Ciò che risulta tragico è che l’esclusione dalle risorse stabilite dal Governo anche per i giochi è che si faccia questa scelta in nome e per conto di ipotetici “motivi etici” che vengono applicati nei confronti di imprese che sono prima di tutto “Riserva di Stato” e, poi, assolutamente legali. Ormai, sono anni che, purtroppo, si continua a stigmatizzare il gioco assumendo la sua “immoralità”: si sta continuando seguendo questo percorso falso-perbenista, cosa che in questo momento non si può accettare.

Ovviamente, “ci sta” che AS.TRO esprima questo suo timore, e lo faccia presente a chi di dovere, perché non si vuole che ciò che ha messo in atto la Regione Molise diventi “un precedente” e che venga pericolosamente seguito da altre istituzioni. Cosa che si andrebbe ad aggiungere ad una già difficile gestione dell’emergenza sanitaria con tutto quello che sta comportando in relazione alle chiusure delle varie attività su tutto il territorio nazionale. Ci manca, quindi, che le Regioni applichino pesi e misure diverse, ed interpretazioni soggettive nelle parole inserite nei vari decreti governativi per aggiungere “pericolosità a pericolosità”: il tutto si trasformerebbe in una tragedia economica senza fine ed il gioco pubblico e lecito sarebbe la vittima designata. Ancora oggi non ci si rende conto del perché ci si scagli sempre in modo così accanito contro aziende pienamente riconosciute, controllate dallo Stato e che lo rappresentano a mezzo di diverse figure che hanno la funzione pubblica di offrire il prodotto di Stato e che compongono, a dispetto dei detrattori, la filiera del gioco pubblico e, quindi, legale.

Concepibile senz’altro il pensiero di AS.TRO nel temere che la discriminazione messa in atto in territorio molisano sia solo un inizio di una lunga fila di atteggiamenti simili che, ancora una volta, producano la netta distinzione tra due comparti di imprese: quella di serie A, che comprende tutte le imprese di qualsivoglia settore, e quella di serie B che comprende la filiera del gioco legale. Come se le spese e le tassazioni siano diverse per i vari settori e che per le aziende di serie B non vi sia la preoccupazione che discriminandole vadano incontro al grosso problema del licenziamento dei dipendenti. Problema inevitabile se le risorse messe a disposizione dallo Stato, che questa volta ha destinato i propri interventi anche per il mondo del gioco, non arriveranno a tutte le imprese legali: sopratutto, alle aziende che si occupano di gioco pubblico e che, nel loro insieme, procurano alle casse dell’Erario circa 12 miliardi di euro all’anno ed è un importo del quale lo stesso Governo non può sicuramente fare a meno.

Maggio 4, 2020: •
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