Gioco d’azzardo e ripartenza economica italiana

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Fiumi di parole si stanno “sprecando”, sopratutto da quando si è avviata la “fase 2” relativa alla riapertura quasi totale delle imprese, da una parte dall’Esecutivo Giallo-Rosso, dall’altra dall’opposizione e dalla terza parte, ammesso che qualcuno venga ascoltato, dai rappresentanti dei settori che non sono stati ascoltati in relazione alle relative esigenze come quello del turismo, dello spettacolo, dei giochi e migliori casino, dell’intrattenimento. Ma chi più ne ha più ne metta: però, senza dubbio, la parte degli “scontenti” è senz’altro maggiore dei “soddisfatti” ed anche se è inutile continuare a rigirare “il coltello nella piaga”, gli interventi economici studiati dal Governo hanno scontentato quasi tutti gli ipotetici destinatari, che non sono stati raggiunti, nella maggior parte, dalle esigue risorse e così il Governo centrale è obbligato a difendersi sempre.

Purtroppo, ha dimostrato palesemente di non essere riuscito ad organizzare “quel qualcosa” di sostanzioso, non coperto dalla stramaledetta burocrazia che mette sempre lo zampino in ogni cosa: e vale per tutti i settori e per tutti i comparti. Però, pur essendo sempre in voga il principio “mal comune mezzo gaudio”, non ci si sente più di affiancarci a questo antico proverbio perché la totalità delle imprese è ormai in ginocchio. Ciò che è peggio, è che ci si sta rendendo sempre più conto che se si vorrà rimanere a galla, in un’economia lasciata tuttora allo sbando, bisognerà usare le personali residue ed esigue sostanze economiche. Se si aspettano, invece, le risorse promesse dall’Esecutivo tutti i lavoratori si troveranno senza occupazione e le aziende alla deriva: le lamentele, quindi, si moltiplicano ed è inevitabile che quando esiste tale caos la voce di un singolo settore faccia fatica a farsi sentire.

Esattamente quello che sta succedendo al mondo dei giochi che continua a sollecitare l’attenzione dell’Esecutivo, che pare essersi completamente dimenticato del “suo” gioco pubblico, poiché non lo sta considerando in alcuna “fase di riapertura”, né tanto meno ritiene di rendere funzionanti almeno i giochi che si trovano ospitati nei bar o nei ristoranti. Almeno in quelle poche attività che riusciranno ad aprire, viste le difficoltà della messa in opera dei vari protocolli per il contenimento del contagio. Protocolli estremamente complicati ed eccessivamente costosi, sempre relazionati al fatto che gli eventuali rimborsi per questi “adattamenti aziendali” arriveranno davvero a destinazione: ma il dubbio che ciò avvenga è quasi d’obbligo, purtroppo. Come detto all’inizio, si sprecano davvero troppe parole: però, per esempio, non per il gioco d’azzardo che è assolutamente assente da qualsiasi previsione e quando l’Esecutivo ne viene sollecitato “si gira la testa dall’altra parte” ed evita di rispondere.

Sicuramente, non è una bella situazione essere completamente assente dai programmi futuri per la rinascita del Sistema Italia o da qualsiasi piano che possa aiutare il nostro Paese a rialzare la testa: e pensare che il gioco sino a due o tre anni fa era considerato la terza economia della Nazione. Ed ora è scivolato, addirittura, nella categoria dei “non considerati”! Il Premier continua a fare conferenze stampa, progetti per riavviare il motore economico e produttivo del Paese, parla dell’emergenza sanitaria e fa progetti sul come affrontare la rinascita dell’economia, cosa che rappresenta una sfida estremamente difficile ed insidiosa: del gioco assolutamente mai! Ma al Premier si dovrebbe dare ancora fiducia, anche se non tutti concordano sul suo operato, però sopratutto al mondo dei giochi piacerebbe avere almeno un confronto per riuscire a scoprire le vere intenzioni dell’Esecutivo.

Si ritiene di far ripartire il gioco pubblico, oppure è destinato a morire di morte naturale, visto che interventi reali in suo favore non se ne prospettano? Così come non si parla di riapertura dei punti di gioco: non viene effettivamente mai contemplata e questo sta diventando veramente intollerabile. Oggi, al gioco pubblico piacerebbe sapere se la data possibile per la riapertura potrebbe considerarsi almeno quella “successiva al 14 giugno”, lasciando aperta con tale espressione, però, qualsiasi altra data possibile. Un’unica certezza che si percepisce dalle dichiarazioni del Premier è che il Coronavirus è “ancora tra di noi” e con questo bisognerà abituarci a convivere e, di conseguenza, applicare tutte le strategie di prevenzione utili per evitare il riacutizzarsi di quell’emergenza sanitaria che ha tenuto bloccato il Paese per quasi tre mesi.

Con questo presente e con il futuro che si rappresenta, tutti i settori devono essere coscienti della riapertura purtroppo condizionata dai diversi protocolli studiati per tutelare la salute dei cittadini: tutte le imprese aprono, ma programmi per le imprese di gioco a tutt’oggi non esistono. L’estate si avvicina ed i locali di intrattenimento collocati lungo la nostra costa, che basano la maggior parte del fatturato sul periodo estivo, ancora non sono a conoscenza se apriranno, quando e sopratutto come. Tutto fermo compresa la voglia dei cittadini di divertirsi con il gioco, cosa che senz’altro non viene presa in considerazione poiché il “gioco e le scommesse non sono essenziali” ovviamente, ed è anche stato inserito nella categoria di settore a rischio medio-alto. La “scelta coraggiosa” intrapresa dall’Esecutivo Giallo-Rosso è quella di riaprire tutte le aziende, seppur lentamente, ma ciò apparentemente non contempla il mondo dei giochi che continua ad essere ignorato in modo totale.

Quindi per il gioco, pur raccogliendo un numero enorme di piccole e medie imprese con decine di migliaia di lavoratori, ancora oggi non esiste la possibilità di fare programmi per il futuro che, senza dubbio, non appare per nulla “radioso”. Forse, il gioco deve aggrapparsi alla possibilità di un preannunciato nuovo decreto che darà al nostro Paese “uno choc economico senza precedenti” e sperare che almeno in questa nuova sfida messa possa rientrarvi anche il settore ludico che, onestamente, non ha più possibilità di aspettare per la ripartenza. In caso contrario, si rischierà che non vi siano più imprese da riaprire perché ormai sono tutte ridotte al lumicino, seppure siano riuscite per il momento a far fronte agli stipendi ed a mantenere i posti di lavoro per i propri dipendenti. Rimane soltanto una speranza, però, unita ad un’altra disillusione poiché lo “choc economico” annunciato riguarderà, molto probabilmente, soltanto le opere pubbliche.

Giugno 8, 2020: •
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