Gioco d’azzardo: Dal Coronavirus si potrebbe imparare qualcosa

coronavirus impartisce lezione al gioco azzardo

L’esperienza, seppur tremenda, che il Coronavirus ci ha costretto ad acquisire a voler ben guardare ha un risvolto positivo se si elimina, naturalmente, il prezzo che alcune famiglie hanno dovuto pagare: inevitabilmente, ci si sta abituando ad un nuovo sistema di vita, un nuovo modo di interloquire, di organizzare le giornate. Persino un nuovo modo di confrontarci e di lavorare: pre-Coronavirus tutti correvano per andare a pranzo, per lavorare, per fare acquisti, quasi non si aveva il tempo di pensare a sé stessi, alle cose che ci piaceva o non ci piaceva fare. Bastava andare di corsa. Il domicilio forzato ci ha costretto a ritrovare quelle sensazioni di “pace” e di mancanza di stress cui non si era più abituati: stare a casa, obbiettivamente, ci ha fatto riscoprire interessi, rapporti, affetti ed attenzioni spesso dimenticati, ma che nell’obbligo domiciliare sono riaffiorati e le nostre priorità sono cambiate profondamente. Ma anche le aziende si sono soffermate a riflettere, a pensare come e se dovevano migliorare qualcosa nelle loro strutture.

Come si poteva presentare il momento della tanto agognata riapertura che alcuni settori stanno ancora aspettando? Il mondo del gioco e dei migliori casino in rete, per esempio, sta impiegando questa lunga attesa per valutare la propria struttura e, magari, per migliorarla ove possibile. Però, è evidente che la crisi finanziaria è la priorità, sopratutto per il gioco forse il settore maggiormente penalizzato, poiché è stato il primo ad essere “blindato” in quasi tutte le sue attività. Nonostante questo i gruppi, magari quelli più in forza a livello economico, stanno cercando di pensare a come sostenere la propria utenza al momento della riapertura dei propri battenti, anche se la crisi è veramente pesante. Il gioco, oltre tutto, è stato anche penalizzato dalla mancanza di risorse economiche che, forse, sono arrivate ad altri settori: purtroppo, al gioco tardano ad arrivare, ammesso poi se arriveranno, cosa che sta mettendo le piccole e medie imprese nella condizione di non poter più riaprire e, quindi, di licenziare anche i pochi dipendenti che ogni singola azienda ha in carico.

E dispiace che questo particolare risvolto non sia stato ben valutato dall’Esecutivo: infatti, anche pochi dipendenti ma moltiplicati per le decine di migliaia di micro-imprese di gioco, compongono un grande numero di lavoratori che presto saranno disoccupati. Nel curiosare in mezzo alle potenze del gioco d’azzardo si può constatare che nell’obbiettivo di tutte esistono le stesse cose: oggi, tutto il gioco sta curando minuziosamente l’online, unico segmento che sino ad ora ha tenuto perché sostenuto dalla “detenzione domiciliare” cui il Paese è stato sottoposto per contrastare il contagio. Ma non vi è ombra di dubbio che tutto il settore ludico sia in declino, quanto meno quello terrestre che si è addirittura bloccato: sopratutto, escono perdenti oggi le apparecchiature da intrattenimento che si dibattono tra la pandemìa e l’opinione pubblica, che ancora oggi non ha del gioco una bella immagine, dovuta principalmente a certa stampa in assoluta simbiosi con la parte politica dell’Esecutivo apertamente schierata contro il gioco pubblico (il M5S).

Tale risultato è senz’altro da attribuirsi alla chiusura delle attività terrestri per il contrasto del Coronavirus, ma anche per il divieto della pubblicità ai giochi ed alle scommesse che già prima dell’emergenza aveva contribuito enormemente a far scendere l’interesse terrestre alle “macchinette slot machine”. Gli ultimi dati sul gioco ne fanno registrare un crollo del 30%, il che fa presupporre che non vi è stata una virata totale verso l’online anche se, ovviamente, gli operatori si stanno orientando verso quella scelta proprio “per non morire” e cercando di adeguare il loro portafoglio a quel segmento che in questo particolare momento è quello che “tira” e che non fa tramutare i danni già gravi in catastrofi assolute. Ma, nel frattempo, si sta anche molto attenti ad un uso troppo “spinto” dell’online: vengono inserite strategie particolari sulle slot per evitare che si innestino troppi interessi per un determinato gioco e, nel frattempo, si cerca di “neutralizzare” i giocatori problematici.

I giocatori, devono rimanere tali e, quindi, divertirsi ed intrattenersi, ma mai entrare nella fase successiva di “disturbo da gioco d’azzardo”. Oltre alle piattaforme che in questo periodo di pandemìa tengono sott’occhio i propri giocatori, sono proprio questi ultimi che hanno cambiato il modo di giocare: più interesse per il bingo o per il poker. Più generalmente c’è maggiore interesse verso il social gaming piuttosto che verso il gioco d’azzardo vero e proprio, quello dove si “rischia un po’ di più”: quasi una forma di autocontrollo che presenta un’immagine positiva nuova del giocatore e dell’uso che questi fa dello stesso gioco. É evidente che le grandi piattaforme tenderanno nel futuro a mantenere questo stato di cose ed a proteggere i giocatori: potrebbe essere un’ottima strategia da applicare anche nel terrestre per far muovere questo mercato straordinariamente bloccato.

L’attenzione particolare nei confronti dei giocatori “terrestri” attribuirà così una maggiore sostenibilità al settore fisico che, a quel punto, sarà composto da giocatori più attenti alla propria capacità di spesa per il gioco. Un’altra variante sullo scenario del mondo del gioco è il poker che viene usato molto anche da non professionisti e, quindi, come scelta di intrattenimento, ma senz’altro scelta da attribuirsi ai “domiciliari forzati”: si vedrà se il trend manterrà o se al ritorno alla normalità il poker ritornerà ad essere campo soltanto per i professionisti. Infine, chissà se coloro che si sono spinti dal fisico all’online, poi ritorneranno indietro. Si sa che il gioco terrestre era soggetto a tante restrizioni degli Enti Locali e delle Regioni, ma anche dal divieto della pubblicità: quindi, la transumanza dal terrestre all’online avrà una strada di ritorno? Il dubbio che questo non accada non può non sfiorare i grossi Gruppi di gioco e, quindi, stanno tutti con le “antenne ben tese” per riuscire a percepire la scelta del mercato alla riapertura dei battenti dei punti di gioco.

Maggio 23, 2020: •
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