Gioco d’azzardo: Anche le cose semplici diventano difficili

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Il cammino e lo sviluppo del gioco pubblico, compresi i migliori casino online del momento, si sta complicando sempre di più: sembra, quasi, un percorso di guerra il voler ostinatamente credere nel business del gioco d’azzardo, essere quindi una”riserva di Stato” ed offrire il prodotto gioco statale al pubblico nella legalità e nella trasparenza. Tutto questo sino a circa un paio di anni fa, sembrava un vero e proprio affare, anche se sicuramente si svolgeva in un mondo particolare e delicato: sinceramente, non si poteva mai arrivare a pensare che diventasse una cosa così complicata e “combattuta” da una parte dell’opinione pubblica e media benpensanti e dall’altra proprio dallo stesso Stato. Stato che, oltre tutto, consentiva alle varie istituzioni de-localizzate di applicare Leggi Regionali sul Gioco ostative al punto da rendere quasi impossibile qualsiasi attività commerciale che proponesse il “suo” gioco. Dunque, cosa è successo nei confronti del mondo del gioco pubblico in questi ultimi due anni nei quali non si è potuta concretizzare neppure una delle strade suggerite dalle varie Leggi e dai Governi che si sono succeduti?

Persino la messa in campo di una semplice gara pubblica per il rinnovo delle concessioni per le scommesse ed il bingo sta diventando “un affare di Stato”, accompagnato dall’apparizione delle nuove Apw da remoto che stanno arrivando e delle quali ben poco si sa! E senza parlare del riordino del settore dei giochi, già preventivato e ”quasi concordato” nella Conferenza Unificata tra Stato, Regioni ed Enti Locali del 2017 di buona memoria. E tutto perché questo benedetto riordino non si vuole affrontare e non si vuole, di conseguenza, risolvere l’annosa “questione territoriale” che mette in scacco tutto il futuro del gioco e lo sviluppo del suo mercato, rendendo la sua economia “improduttiva” ed obbligando tante imprese costrette a chiudere. Certamente, si può dire che i vari Esecutivi di variegato colore ci “hanno messo il loro” per rendere tutto così difficile a partire dalla Legge di Stabilità del 2015 che metteva in essere la riscossione di un contributo extra per coloro che avevano l’ardire di gestire le apparecchiature di intrattenimento nella misura di soltanto 500 milioni.

Ancora queste cifre non sono state saldate per una serie di contenziosi che si stanno trascinando da più di quattro anni, cosa che sta a spiegare ancor di più la complessità di tutto ciò che accade nel mondo del gioco d’azzardo pubblico. Eppure bisogna anche dire come le complicanze del settore ludico “spariscano immediatamente” appena si ha il sentore di avere necessità delle sue risorse per far quadrare i conti dello Stato! A quel punto sembra proprio che tutto scorra tranquillamente, chiaro e limpido, e che i tecnici pensatori di Palazzo Chigi conoscano perfettamente le problematiche del comparto. Come sembra emergere dalle proposte che in questi giorni sono state poste sul banco a supporto delle misure contenute nella manovra futura, misure che andranno ancora una volta (e questa volta semplicemente senza intoppi) a toccare il gioco forse non solo nel comparto delle apparecchiature da intrattenimento, già bersagliato con aumenti anche importanti nello scorso anno! Ma tant’è!

Infatti, nelle nuove “Disposizioni in materia di giochi” per quanto riguarda le proroghe per la gara delle concessioni per le scommesse ed il bingo si specifica “al fine di evitare la sospensione della raccolta di tali giochi, si rende necessaria una proroga”, disponendone altresì una “onerosa” per gli attuali concessionari: ciò significa, ovviamente, che le problematiche del gioco sono ben conosciute. Soltanto quando si deve intervenire con qualcosa di realisticamente concreto, come il riordino, si “finge” di non conoscere l’attuale posizione delle attività di gioco sul territorio e quanto la “questione territoriale” sia argomento che si “mette in mezzo” allo sviluppo proprio del gioco e delle sue imprese. Senza parlare, poi, dei vari distanziometri e delle fasce di accensione, altro filone “scottante” che si “finge di non conoscere”. Mentre i tecnici conoscono perfettamente le misure relative agli apparecchi per il gioco da remoto, così come conoscono l’esistenza dei Centri di Trasmissione Dati che raccolgono scommesse pur essendo sprovvisti della relativa autorizzazione.

Cosa quest’ultima che il Governo attuale vorrebbe contrastare con le iniziative di contrasto all’evasione che sono state per tanti giorni allo studio più attento. Secondo chi scrive basterebbe, forse, voler veramente intervenire con la stessa applicazione anche nella materia del gioco per arrivare come d’incanto alla riforma del settore, ma finalmente ad un riordino che si possa davvero chiamare così e non un raffazzonarsi di idee sempre più confuse, poco trasparenti e complicate. Ed a quel punto, però, negli sforzi dell’Esecutivo si dovrebbe anche inserire un confronto con la filiera che dal Governo precedente latita in modo indicibile: ciò al fine di evitare qualche ulteriore provvedimento contrario allo sviluppo del mondo del gioco pubblico, tenendo presente quanto è diventata complicata e delicata la materia ludica. Possibile che l’Esecutivo Giallo-Rosso, così concentrato a trovare risorse, non si renda conto che questa strada, quella del riordino, è l’unica per riuscire, poi, ad introdurre ulteriori entrate per le casse del nostro caro Erario?

Come è altrettanto evidente e superfluo sottolineare che, se perdurasse questo stato di cose per il settore dei giochi, sarà sempre più difficile reperirvi possibili ed ulteriori forme di tassazione: non sarebbero veramente più sostenibili dalle imprese e dagli operatori che hanno difficoltà, stando così la situazione, a stare a galla, pur agendo nella legalità e per conto dello stesso Stato che si rifiuta di riordinare “il suo settore”. Oggi si potrebbe dire, senza dubbio, che sino a questo momento il comportamento degli ultimi Esecutivi nel non riordinare il gioco pubblico è stato sbagliato, ma che sarebbe veramente “diabolico” continuare a perseverare in questo sbaglio: sarebbe un errore non solo per il mondo delle imprese di gioco e dei suoi addetti ai lavori, ma anche e sopratutto (questa volta è proprio vero) per il nostro Paese che non ha sicuramente bisogno di altri autogol di questo genere.

Novembre 3, 2019: •
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