Forse si vuole eliminare il gioco con la scusa del Coronavirus

eliminare il gioco per il coronavirus

Sinceramente, il mondo del gioco pubblico, ed anche quello dei migliori casino sicuri italiani, comincia ad avere qualche “strisciante sospetto” che, però, sta prendendo sempre più piede nella mente degli addetti ai lavori: che il Governo voglia cogliere l’occasione di questa pandemìa per far sparire definitivamente il gioco pubblico, e quindi lecito, dal territorio nazionale. Forse, l’Esecutivo non ha la “forza in proprio” di chiudere il settore del gioco d’azzardo e ricorre ad una scusa “esterna”: di conseguenza, usa l’emergenza sanitaria come volano attorno al quale si snoccioleranno varie motivazioni per arrivare alla chiusura dell’industria del gioco, dall’inizio alla fine della filiera. Il gioco, recentemente, e cioè da quando l’Esecutivo si è composto a “quattro mani”, è stato tanto demonizzato e denigrato, dichiarato immorale ed equiparato ad una piaga sociale da un determinato schieramento istituzionale: cosa che, però, è stata accettata anche dall’altra parte politica che, tacendo in merito a questo disintegrazione del gioco, ha di fatto ammesso di essere della stessa idea.

Quindi, è possibile che questo ulteriore ritardo nella riapertura delle attività di gioco, che non vengono menzionate nel recentissimo elenco delle date che segneranno il riaprire della nostra economia a partire da aprile-maggio-giugno, venga celato un retro-pensiero di “eliminare completamente” il gioco pubblico dal nostro quotidiano. E se fosse veramente così? E se proprio dietro questa non meglio definita “fase 3” si celasse questo bieco intendimento? Il gioco onestamente non sa più cosa pensare: l’atteggiamento del Governo nei confronti del settore ludico già pre-Coronavirus non era dei migliori, così come anche gli interventi relativi alle risorse messe a disposizione per le “Riserve di Stato” ed, infine, anche con i minimi spostamenti relativi al versamento del Preu, cosa che le attività del gioco non possono eseguire essendo state le prime a subire la totale chiusura. Ma ora, quando si sta predisponendo la riapertura di tutta l’industria, di gioco non se ne parla proprio.

Anzi, se ne parla soltanto per sottolineare che “saranno gli ultimi” (beati i primi) e per rivedere aperte le sale giochi, i bingo e le agenzie di scommesse se ne riparlerà forse a giugno: ed i locali di puro intrattenimento, in pratica quelli che maggiormente stazionano nelle zone turistiche, non se ne sa nulla. Nei giorni scorsi si è parlato di giugno per l’apertura delle attività più critiche per il contagio, quelle che riguardano la cura della persona dove il contatto fisico è inevitabile: ma nulla che riguarda i luoghi di aggregazione e socializzazione come quelli che ospitano il gioco d’azzardo. Per questi ultimi si parla della “fase 3”, della quale non si conosce “la scadenza” ma che non sarà neppure quella di giugno come data utile per il suo inizio. In pratica, i giochi sono scivolati in questa nuova fase di ripartenza anche se la richiesta della sua industria era proprio quella di considerare il settore ludico alla pari degli altri esercizi commerciali: richiesta rimasta chiaramente inevasa da parte dell’Esecutivo Giallo-Rosso, tanto per cambiare.

Si presenta, quindi, la “fase 3” dove andranno a finire tutte quelle attività che non meritano neppure di essere nominate: il che è veramente il colmo ed il non plus ultra della non considerazione, se si pensa che il gioco pubblico ha portato negli anni ed ogni anno, circa 10 miliardi di euro nelle casse dell’Erario. Ma non si riesce a comprendere che se si potrà ritornare, con i giusti tempi, a fare acquisti con le precauzioni di rito e con i giusti criteri di sicurezza per la salute dei cittadini, perché con gli stessi medesimi criteri non si possa tornare a frequentare i locali di gioco. Sempre con le dovute garanzie sia per i dipendenti che per i giocatori: cosa messa nero su bianco da parte della Federazione degli Operatori di gioco di Confesercenti. Evidentemente, il Governo non ha ritenuto il protocollo del gioco abbastanza sicuro, non ha risposto alla richiesta ed ai rappresentanti della categoria: ed, ancora, tanto per cambiare.

Tale comportamento, che continuamente si ripete, non lascia scampo all’industria del gioco e la metterà ancora più in ginocchio impedendole, quasi, di ripartire: di forze economiche, ormai, dopo due mesi di chiusura il settore ludico non ne ha più e saranno veramente pochi coloro che potranno continuare a restare in piedi ed onorare la concessione statale che rappresentano con tutti gli oneri conseguenti. É esattamente per questo che si è instillata l’idea che si voglia usare questa emergenza sanitaria per togliere di torno tutto il gioco pubblico, una volta per tutte: così non si sentirà più parlare di immoralità, di Stato che specula sui vizi dei cittadini, di gioco che è la peggior piaga della nostra attuale società. Tutti discorsi che silenziosamente con il tempo svaniranno insieme alle migliaia di imprese ed alle decine di migliaia di dipendenti che finiranno in mezzo alla strada alla ricerca (inutile) di un nuovo lavoro che lo Stato non riesce a garantire, nonostante la Costituzione lo preveda.

Il mondo del gioco, invece, era riuscito anche in questo, facendo nascere professioni nuove e ad occupare tantissime risorse che si troveranno in un mare di guai, insieme alle proprie famiglie. Proprio in questo particolare momento storico, dove senz’altro il post-Coronavirus presenterà “conti salati” all’occupazione perché tantissime imprese, anche di altri settori, saranno costrette a chiudere. Sopravviveranno, al solito, coloro che hanno forze economiche sufficienti per poter non avere introiti per mesi, ma le piccole e media imprese sono destinate a chiudere i battenti. Ed a questo punto che differenza fa che siano imprese di gioco pubblico, e quindi assolutamente legali, che andranno a licenziare i propri dipendenti? Evidentemente, la situazione contempla anche questo particolare risvolto e, finalmente, l’Esecutivo si libererà di un settore oggi scomodo, che non considera, che non sopporta, che demonizza e che è portatore di dipendenza e di derive sulle quali lo Stato non può speculare. E del resto se non interessa allo Stato la fine del mondo dei giochi e delle scommesse sportive online, che è una “sua Riserva”, inventato e messo sul mercato proprio dallo stesso Stato, a chi dovrà mai importare?

Maggio 7, 2020: •
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