Finalmente uno studio dettagliato sul mondo del gioco

studio sul mondo del gioco

Finalmente, qualcuno del mondo del gioco e dei migliori casino in rete si è deciso e, stufo di cifre, dati e notizie che continuano a circolare inopinatamente sui “risultati e gli effetti” del settore ludico, ha commissionato uno studio dettagliato sul mondo del gioco: cosa produce, quanto personale impiega, quanto rende alle casse dell’erario, quanto giocato comprende. Insomma, una sorta di grande lente d’ingrandimento che, puntata sul gioco pubblico, dia una volta per tutte il quadro di un’industria che è veramente stufa di sentirsi disprezzata quando la sua realtà è ben diversa da quella che si vuole “trasmettere” all’opinione pubblica. Cittadinanza che ha forse qualche problemino da risolvere quotidianamente e non ha certo né voglia, né tempo di seguire le vicissitudini del gioco, delle sue imprese e dei suoi operatori per farsi un’idea personale del settore se non quando, purtroppo, ne viene coinvolta magari da persone vicine.

Questa indagine richiesta alla Cgia di Mestre sul gioco pubblico vuole guardare con particolare attenzione il settore delle apparecchiature da intrattenimento con vincita in danaro, Awp e Vlt ma deve comprendere tutti i segmenti del settore ludico: una fotografia completa dell’intero comparto. Ma a cosa è dovuta questa indagine e, sopratutto, per cosa servirà? Quello che inizialmente si potrebbe percepire è una sorta di “ristrutturazione dell’immagine”. Innanzitutto, quella dei gestori del gioco d’azzardo che, tempi addietro, erano stati dichiarati dal Governo di allora, quello Renzi, come soggetti sacrificabili e, poi, anche far conoscere il settore in modo “orgoglioso” per ciò che è riuscito a fare per il sociale contraddicendo apertamente, e questa volta con dati veri alla mano, ciò che del gioco viene fatto passare per l’opinione pubblica e per i vari dibattiti che lo stesso gioco provoca.

In relazione all’immagine del gestore delle attività di gioco, così “disprezzata” dal Governo Renzi la ricerca della Cgia dimostra con rigore scientifico che il segmento relativo agli apparecchi di gioco, quindi Awp e Vlt occupa circa 60.000 addetti, compresi i dipendenti degli esercizi in cui l’attività prevalente non è quella del gioco: per esempio, bar e tabaccai che, certamente, rappresentano un “patrimonio umano” importante e sul quale, senza dubbio, si poggia l’intero impianto del gioco. Il fatto che si sia affidata questa indagine ad un Ente estraneo al settore, poi, è una scelta di chiarezza sui numeri: se fosse stata effettuata da qualche associazione “vicina ai giochi ed alle scommesse” si sarebbe potuto discuterne i risultati, ritenendola di parte e non obbiettiva. La chiarezza è indispensabile perché almeno così, nel bene o nel male, si conoscerà “l’impianto effettivo del settore ludico”: e si deve ritenere che la Cgia di Mestre sia indubbiamente un’organizzazione più che seria ed accreditata per ritenerla assolutamente inattaccabile ed al di sopra di ogni sospetto.

Altre ricerche effettuate dal settore sono state dichiarate discutibili, anche se nessuna organizzazione può permettersi di mettere in discussione il proprio nome effettuando ricerche “falsate”: ma la nostra politica vede “nero” anche quando non c’è. Purtroppo, a taluni basta parlare di gioco pubblico che è sufficiente per dire che è “solo immorale”. Ma oggi non è più tempo di polemiche perché il settore si sta disgregando, quindi, bisogna passare alle vie di fatto e questa indagine rappresenta la strada che il settore dei giochi vuole percorrere per farsi davvero conoscere in tutti i suoi “risultati”, positivi o negativi che siano, l’importante è che siano dati certi: di questo ha necessità il gioco ed è questo che si deve rincorrere. L’indagine si svilupperà oltre che sull’aspetto occupazionale, seppur importante, anche su altri settori.

Una fotografia riguardante la diffusione territoriale delle imprese con i rispettivi addetti ai lavori; la quantificazione dell’ammontare del gettito fiscale riferito ai soli apparecchi di gioco con una proiezione dell’incidenza delle risorse provenienti dal settore sulle coperture dei recenti provvedimenti legislativi a più alto impatto mediatico. Questo si ritiene un riferimento importante: la politica finalmente dovrebbe avere la forza di gettare la maschera e rivelare quale sarebbe davvero l’impatto nelle tasche dell’italico popolo con una politica proibizionista portata all’estremo (come peraltro si sta rischiando di fare in alcuni territori). Forse è un’utopia pensare che la politica faccia un esame di coscienza, ma con questa indagine sarà probabilmente costretta a muoversi in qualsivoglia direzione: l’importante è che si muova.

Però, grazie a termini di raffronto evidenziati con mano sapiente dai ricercatori di Ccgia, ora il gioco potrà contare su “prove schiaccianti” e non su notizie false fatte girare con scopi reconditi: e questa ricerca dovrebbe riuscire a smascherare l’ipocrisia con la quale si sta inquinando qualsiasi decisione da intraprendere sul gioco che, oltre tutto, viene raffigurato come “il male assoluto” mentre viene utilizzato, però, come salvadanaio necessario per mantenere le promesse elettorali. Quindi, tutte queste crociate contro il gioco pubblico sembrano non fatte in buona fede, altrimenti una politica seria non attingerebbe così a piene mani da un settore che viene additato a volte addirittura come “criminale ed immorale”. Almeno ciò è quello che pensa chi scrive.

Nella ricerca della Cgia vi sarà anche l’analisi dell’impatto delle restrizioni proveniente dalle normative regionali e comunali: argomento oltre modo interessante e che non poteva mancare. É evidente che il settore ludico sta subendo una sorta di attacco concentrico proveniente da una politica fiscale assolutamente punitiva con tutti i reiterati aumenti di tassazione che l’Esecutivo impone all’industria del gioco, particolarmente a quelle aziende che trattano gli apparecchi di gioco: aggiungendo a questo massacro economico anche gli interventi restrittivi delle Regioni e dei Comuni in materia di distanze dai cosiddetti luoghi sensibili e di limitazioni orarie per il funzionamento delle apparecchiature da intrattenimento, come si potrà mai salvare il mondo del gioco pubblico? Si aspettano i risultati dell’indagine della Cgia di Mestre: e la curiosità nel frattempo ci attanaglia anche se si è certi che questa collaborazione tra il settore ludico e la Cgia è destinata a dare ottimi risultati e, sopratutto, a non finire qui.

Luglio 30, 2019: •
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