Federippodromi: No alla percentuale imposta sulle scommesse ippiche

no alla percentuale sulle scommesse ippiche

Quando si dice incongruenza, si può anche leggere “pasticcio” oppure “grande confusione” che va a coinvolgere le disposizioni dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli relativamente al prelievo dello 0,5% sulle scommesse ippiche da destinarsi, come stabilito nel Dl Rilancio, al “Fondo Salvasport”. Ciò con buona pace di tutto ciò che ruota attorno agli ippodromi ed all’ippica che già sono decisamente sempre penalizzati e che non vivono sicuramente un momento favorevole: e questo molto, molto prima dell’emergenza sanitaria, del lockdown e della riapertura delle varie attività di gioco. Scommesse ippiche e mondo dell’ippica che da tanto tempo ormai lottano per “restare vivi” in un mondo che sembra essersi dimenticato della tradizione e della forza internazionale che tale settore ed i nostri cavalli hanno sempre suscitato. Tutta questa “parte storica dell’ippica” sembra assai lontana visto che pochi se ne ricordano ed altri fanno forse finta di non vedere in che situazione disastrosa vive questo meraviglioso sport che cerca con tutte le sue forze di restare a galla, anzi di restare in sella!

Oltre tutto, questo prelievo che la categoria ritiene assolutamente illegittimo va ad incidere oltre che sull’organizzazione dello stesso comparto ippico anche sui profitti degli ippodromi: infatti, questi ultimi sono collegati per una parte alla raccolta del gioco d’azzardo su totalizzatore nazionale ed anche sulle scommesse a quota fissa. Ecco, quindi, che andrebbe a diminuire quella parte destinata agli ippodromi, parte assolutamente indispensabile per queste strutture per “andare avanti”. In ogni caso, per mettere i puntini sulle “i” le società consociate a Federippodromi vogliono fare chiarezza con un confronto tra l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ed il Ministero dello Sport ma, per tutelarsi, hanno presentato un ricorso al TAR del Lazio proprio avverso questa disposizione che applica la tassa dello 0,5% sulle scommesse ippiche come previsto dal Dl Rilancio ed a favore del Fondo Salvasport. L’ippica, quindi, chiaro e forte “si ribella” e si oppone a questa imposizione sia nei confronti di ADM che, allargando lo spettro di azione, provvede a notificare il ricorso anche nei confronti del Coni, e pure del Ministero delle Politiche Agricole.

Ciò che appare intollerabile è l’applicazione illogica di questa tassa: le imprese del comparto ippico vedono ovviamente tassare le “proprie” scommesse come quelle sportive in generale, ma nel medesimo tempo non essendo riconosciute come parte del sistema sportivo del Coni, vengono escluse dai benefici del fondo istituito dal decreto del Ministero dello Sport in applicazione del Dl Rilancio pensato e messo in campo per sostenere tutte le imprese. L’ippica no e, quindi, appare assolutamente un paradosso questa tassazione che appare veramente anomala e, sopratutto, irragionevole. E non è tutto: infatti, il provvedimento emesso da ADM appare in contraddizione con la previsione di legge che statuisce il Fondo Salvasport dove non è stato assolutamente previsto che si dovesse attingere alle scommesse ippiche che sono completamente diverse da quelle sportive in generale, special modo come normativa. Ed ancora, la destinazione degli introiti derivanti da tali scommesse ippiche è già definita.

Infatti, con una norma in vigore attualmente, le scommesse ippiche, che si fanno anche all’interno dei migliori siti di casino, sostengono gli allevamenti, le migliorie negli ippodromi nonché l’organizzazione delle corse: proprio per questa norma di rango decisamente superiore a quanto espresso da ADM la decisione di quest’ultima per l’applicazione dello 0,5% sulle scommesse ippiche appare nettamente in contrasto con il DPR n.169 (e qui un riferimento ben definito e preciso è sicuramente d’obbligo). Sembra quindi che ADM sia caduta in un errore marchiano inserendo anche le scommesse ippiche nella propria direttiva che andrebbe, sempre secondo il parere di Federippodromi, decisamente annullata: ovviamente, per quello che riguarda il settore ippico, mentre rimane una direttiva viva per quello che riguarda il resto del mondo dei giochi ed i prelievi relativi sulle sue scommesse. Si deve anche sottolineare che non sia mai successo che l’ippica si trasformi in un “comparto ribelle” nei confronti di una disposizione “istituzionale” seppur, in questo caso, proveniente dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.

ADM che ha, senza ombra di dubbio, tutti i diritti di metterla in pratica, ma questa volta sembra veramente sia andato tutto “in corto circuito” ed opporvisi sembrava la strada più corretta. In ogni caso, sembra proprio l’occasione giusta per sottolineare ancora una volta, e lo faremo sino allo sfinimento, che sembra veramente assurdo tassare sempre e comunque il gioco quando si devono raccogliere fondi per qualsiasi iniziativa. Tutto il mondo dei giochi, scommesse comprese, non sta passando un periodo particolarmente felice dopo il lungo lockdown, ma notoriamente anche prima dello stato di emergenza sanitaria era un comparto a disagio: pensare di applicare una tassa su di un settore già in crisi da tanto tempo per sostenere special modo le squadre di calcio che hanno “un giro di quattrini piuttosto rilevante” e da lungo tempo sembra una scelta veramente poco felice. E ciò indipendentemente da chi l’abbia poi pensata e messa in campo questa scelta.

É evidente che il segmento delle scommesse, oltre tutto quelle ippiche che non hanno di certo un mercato florido, si sia “ribellato” a questa disposizione: non ci si doveva dimenticare che il gioco è stato il primo settore a risentire della chiusura delle sue attività avvenuta all’inizio dell’emergenza e, quindi, tutte le sue attività hanno subito un contraccolpo notevole. Ma questo sembra un “piccolo particolare” che viene spesso dimenticato, non si capisce bene se per sufficienza oppure proprio per una “non considerazione totale” del settore. Però, si sa che il gioco ha la forza di sopportare anche questa palese discriminazione che viene oltre tutto applicata spesso nei suoi confronti: e riesce a trovare, in ogni caso, la forza di “ribellarsi a questa sorta di guerra ormai dichiarata da tempo”. Però, non si può vedere che il settore del gioco e, particolarmente il segmento delle scommesse, già in situazione disagiata da tempo, vada a sostenere proprio le società di calcio che offrono stipendi miliardari ai propri giocatori e che hanno ufficialmente introiti ben diversi da quelli dell’ippica: quindi, di cosa si sta parlando? L’incongruenza, indubbiamente, regna sovrana.

Novembre 5, 2020: •
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