E se il contrasto al gioco problematico fosse una grande bufala?

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Non si può evitare, special modo nell’attuale momento storico del gioco d’azzardo e dei siti di casino, di fare alcune considerazioni sull’atteggiamento di chi ci governa perché, sinceramente, non ci si capisce più nulla: ma questo già da un po’ di tempo, persino dai primi passi del nuovo Esecutivo che tanto ha “alzato la voce” per sottolineare che non voleva assolutamente la continuità con i Governi precedenti e che il suo subentro era mosso dal desiderio, appunto, di discontinuità per come poteva discostarsi dall’atteggiamento e dai percorsi effettuati dal Governo precedente. Ed, invece, ora con che cosa ci si va a confrontare? Con un possibile aumento della tassazione al gioco, sempre con il concetto base di disincentivare l’avvio di nuove attività commerciali ludiche e, sopratutto, sempre con l’obbiettivo di contrastare il gioco problematico e per la salvaguardia del territorio.

Ma a chi si vuole “darla da bere” questa spicciola lezione di etica, di perbenismo o di falso moralismo? Ci ritroviamo da un lato il gioco pubblico “impedito” a rappresentare la legalità essendo una “riserva di Stato” e dall’altro si mette in campo persino un altro gioco, la Lotteria dello Scontrino, tutta statale e non soggetta a restrizione di sorta, spingendo affinché faccia presa sui cittadini. Dunque, qual’è la strada maestra da seguire? Prima di tutto bisogna dare per scontato che il gioco ha un flusso costante: vietato o no, ridimensionato nelle presenze legali sul territorio e costretto a spostarsi magari in periferia viene sempre seguito da chi con questo affascinante intrattenimento intende passare qualche ora divertendosi. Poi, bisogna smetterla assolutamente di “remarvi contro”: prendere atto che arrivare ad un riordino del gioco è una cosa “che non può più aspettare” e che non ci si può sempre nascondere dietro il dito del contrasto al gioco problematico perché nella misura in cui esiste va fatta informazione e promossa cultura del settore in modo che si sappia cosa si incontra quando si gioca.

Giocare è senz’altro bello, solo e sino a quando rimane un gioco, ma chi lo fa deve farlo anche con responsabilità: questo dovrebbe essere il compito di chi gestisce il nostro Paese, mettere in campo tutto ciò che serve per evitare che il gioco diventi una deriva pericolosa, ma senza demonizzare sia il settore chi vi si avvicina. Gli strumenti sinora usati per il contrasto al gioco sono assurdi, a volte persino controproducenti e rischiano veramente di diventare quasi “una barzelletta” almeno secondo le ricerche che, a tale proposito, sono state commissionate. Quindi, cosa di diverso si può pensare su tutto quello che si scrive e che si fa arrivare all’opinione pubblica se non che sia rivestito da una sorta di “inganno”? Sicuramente il gioco problematico esiste, ma farlo anche diventare “la piaga del secolo” sembra piuttosto eccessivo ed è una ostentazione di falso perbenismo assolutamente da evitare. E poi si parla di contrasto al gioco, ma non c’è una vera volontà di metterlo in pratica.

A sostegno di questo basta pensare alla tessera sanitaria che andrebbe inserita nelle nuove Awpr che dovrebbe intervenire entro il dicembre 2019, di cui ancora nulla si sa: quindi che ne è della tutela del giocatore e della lotta al gioco problematico? In fondo, il divertimento dovrebbe far parte della nostra vita, come da sempre succede, e rendere il gioco un possibile intrattenimento, renderlo più presente, seppur più regolamentato, dovrebbe rientrare nei compiti dell’Esecutivo: ma vietare o proibire perché il gioco “è immorale” comincia ad assumere i toni di una falsa presentazione del problema. E, poi, dove va a prendere i quattrini lo Stato che tanto si erge a moralista? Sono anni che attinge a piene mani dal “pozzo senza fondo” del gioco pubblico! E senza alcuna remora, pare. Però, invece che sostenere questo sistema che “rende così tanto a livello di risorse erariali”, continua a perseguitarlo per proporre una immagine moralistica di sé che in realtà i vari Esecutivi non hanno.

Infatti, perché non si diminuiscono gli stipendi i nostri politici invece che evitare ai cittadini di giocare i centesimi alle “famigerate macchinette slot”? Appare tutta una presa in giro che il gioco pubblico è stufo di subire, come è anche stanco di continuare ad essere additato e perseguito come fosse “portatore di ogni male possibile”. Invece, la politica che attualmente rappresenta il Paese dovrebbe essere meno politica ed agire più nell’interesse di un settore che ha dimostrato negli anni di essere stato capace di “produrre ricchezza” con nuove attività commerciali, di impiegare tantissimi dipendenti, di inventare nuove professioni: sembra che questo sia stato negativo, mentre non si dice alla “normale opinione pubblica” quanto sia stato utile il settore del gioco pubblico a far quadrare i bilanci dello Stato. Peccato che si faccia conoscere solo quella parte di gioco che a volte “degenera” e che provoca derive importanti, ma questo sempre perché lo Stato non è capace di farvi fronte: e prova ne è la latitanza nella stesura del riordino del settore ludico, continuamene annunciato e mai concretizzato.

Quello che riesce bene alla nostra politica è quello di far diventare il contrasto al gioco problematico una sorta di “crociata” che i vari Esecutivi recenti hanno intrapreso: ma, indubbiamente, è una falsa crociata che vuole solo raccogliere risultati elettorali e che non porta sicuramente bene né alle stesse imprese di gioco, né ai cittadini che lo ricercano. Come non bastassero le fake news che circolano ad oltranza, diventate ormai una pessima normalità che ci circonda quasi quotidianamente. Invece che essere circondati da falsità, da “bufale governative” messe in campo per far vedere quanto è “per bene” chi ci governa, si dovrebbe pensare alle migliaia di famiglie che lavorano nel gioco e che sono oggi senza lavoro e, sopratutto, senza futuro. Queste persone non hanno sicuramente bisogno di incertezze, di falsità, ma di interventi rapidi e sopratutto reali che possano dare stabilità ad un settore che “veleggia a vista” e che non vede il porto dove vorrebbe attraccare: chiamato Sicurezza e Tranquillità.

Ottobre 28, 2019: •
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