E’ giusto tassare cosi tanto il gioco d’azzardo?

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Forse, può apparire banale agli occhi di qualcuno il fatto che la tassazione su merendine e bibite gassate non ci trovi d’accordo, non fosse altro perché non è stata suggerita da un allarme sanitario: infatti, risulta essere soltanto una “squisita” operazione di cassa messa in campo dal Governo perché non sa più dove “sbattere la testa” per recuperare fondi per la imminente manovra. Avere, poi, forse inserito un’ulteriore tassazione anche per il gioco pubblico, con il solito percorso dell’aumento del Preu, non ci pare assolutamente una cosa equa: questa stessa operazione si ripete troppo spesso e rischia veramente di diventare una sorta di tassa fissa, come quella del bollo per le auto od il canone TV, e non pare affatto giusto il ricorrere continuo al gioco, senza una motivazione precisa, che possa far ”digerire” questa tassa annuale. Specie in un’annata come questa dove le attività commerciali ludiche sono state costrette in un angolo da tutte le norme che il Governo centrale ha permesso di effettuare alle Regioni ed agli Enti Locali.

Quindi, questo eventuale possibile ulteriore aumento, del quale si sussurra, non può trovarci d’accordo esattamente come con l’aumento per le merendine e per le bibite gassate. Ma, sicuramente, il parere di chi scrive non desterà l’interesse di alcuno, mentre si vorrebbe che una volta tanto ci si esprimesse a favore del mondo dei casino online che, nonostante tutto ciò che i nostri vari Governi continuano a dire, è un settore cui si rivolge una gran parte di cittadini che con quel gioco si divertono e si intrattengono. Ma ciò non interessa la nostra attuale politica che ha un ben diverso punto di vista nei confronti di tutta la filiera del gioco. Bene, ora il settore si aspetta che verranno tassati, oltre merendine, bibite e gioco, seguendo lo stesso principio, anche il fumo, l’alcol e perché no anche la benzina che “fa male” all’eco-sistema: ma siamo certi che non succederà, altrimenti rischiano di provocare un’insurrezione popolare che sicuramente con il gioco non potrà mai succedere.

La verità è che stanno girando tante voci negli ambienti della nostra politica per gli aumenti effettivi che si andranno a fare: bisognerà aspettare ancora un po’ per vedere, in effetti, come si svolgerà la manovra e quali saranno le certezze che la riguardano. Sembra anche ovvio che il mondo del gioco abbia paura di ciò che si paventa e per questo si vuole esaminare cosa potrebbe succedere in vista di tale ulteriore aumento del Preu che sarà sicuramente quel “punto” del gioco che l’Esecutivo prenderà in esame di “ritoccare”, come d’altra parte, è ormai usanza annuale e si sa che le “abitudini sono difficili da abbandonare”. In attesa di vedere cosa succederà effettivamente, si rimane anche in attesa di conoscere, sempre che la nostra politica si degni di farlo in breve tempo, a chi verrà affidata la delega ai giochi. I “contendenti” come si sa, sono tre: Pier Paolo Baretta, Alessio Mattia Villarosa e Maria Cecilia Guerra e sarà uno di loro che dovrà “difendere i colori del gioco dai soprusi” di questo nuovo Esecutivo Giallo-Rosso.

Ora si vuole prendere in esame la possibilità (quasi la certezza) di questo aumento relativo al Preu, Prelievo Erariale Unico, che si applica sugli apparecchi di gioco e slot machine: oggi questo percorso ha assoluta poca sostenibilità da parte del gioco pubblico e sarebbe un ennesimo carico di una tassazione che risulta essere superiore a qualsiasi altro settore a livello nazionale, ma anche europeo. Sono cifre che arrivano ad essere il doppio di quelle del Regno Unito e quasi il triplo di Francia e Spagna ed a fronte di un mercato che, in termini di vincite nette, è circa il 25% superiore di quello britannico e non si vorrebbe aggiungere altro. Ma sottolineare che questa tassazione è già ai massimi livelli questo sì lo si vuole fare, perché si vuole sottolineare che con tale imposizione vi sarebbero impatti assolutamente negativi sulla stessa industria del gioco, nel suo globale, ed anche sulla società a livello di territorio.

Si può sicuramente parlare di allarme se ciò si dovesse concretizzare perché con altri aumenti, inevitabilmente, vi sarebbero ulteriori chiusure di imprese, licenziamento di dipendenti ed ancora di più si darebbe ulteriore spazio all’innesto sul mercato attuale di quel gioco illegale, gestito dalla criminalità organizzata, che senz’altro potrebbe essere fonti di gravi disagi per la cittadinanza. Ma è questo che vuole il Governo centrale? Prima di concretizzare questo fantomatico aumento forse sarebbe il caso, anche se i tempi sono strettissimi, un confronto con la filiera del gioco prima che si verifichi lo stesso “disastro” che è accaduto con l’emissione del provvedimento del Decreto Dignità, con il relativo divieto della pubblicità in esso contenuto, che per mancanza di confronto sta facendo subire a tutta l’industria del gioco danni incalcolabili dei quali ancora non ci si sta rendendo davvero conto.

Appare impossibile che l’attuale Esecutivo non abbia esaminato l’escalation che la tassazione dei giochi ha effettuato negli ultimi anni: si è passati dal 13,5% al 21,6% delle somme giocate ed appare proprio che non vi siano margini per aggiungere altri punti percentuale, considerando che è già stato previsto un ulteriore rincaro a partire dal 2020. Per le piccole e medie imprese, come detto poc’anzi, sarebbe sicuramente la fine ed oltre tutto non si raggiungerebbe l’effetto economico che lo Stato si aspetta: non si riuscirebbe a far fronte a questo eventuale possibile ulteriore aumento, considerando che gli introiti si sono notevolmente abbassati, mentre la tassazione degli apparecchi di gioco è oggi assai vicina al 70% del margine. Solo a parlare di questa percentuale si potrebbe capire che un ulteriore aumento sarebbe impossibile da applicare: purtroppo, però, i nostri vari Esecutivi quando si parla del mondo del gioco pubblico ci hanno abituato ad atteggiamenti tali che lasciano aperta questa possibilità anche se sarebbe veramente assurdo e disastroso.

Ottobre 12, 2019: •
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