Direttive UE sull’antiriciclaggio non ben recepite dal gioco italiano

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Una delle problematiche importantissime che coinvolge l’Unione Europea è quella del controllo dei flussi di danaro tra Stati: cosa che va, ovviamente, a finire nello studiare sistemi e strategie per evitare il riciclaggio ed anche il finanziamento del terrorismo: due punti estremamente pericolosi visto che coinvolgono l’interesse particolare delle organizzazioni criminali che con questi “due comparti” svolgono “affari d’oro” che sicuramente puliti non sono e dei quali bisognerebbe avere contezza certa. Per arrivare al controllo di questi flussi, e per l’applicazione delle strategie indirizzate a questo scopo, vi sono conseguentemente delle direttive della Commissione Europea in materia di contrasto al riciclaggio di danaro di provenienza illecita: quella più recente è quella recepita del 2017, che contiene direttive anche per quanto riguarda il gioco d’azzardo. Ovviamente, gli Stati Membri vengono invitati a seguire pedissequamente queste direttive che si intersecano tra i vari Paesi e che dovrebbero mettere così l’Europa in condizione di prevenire e contrastare i movimenti di danaro di provenienza illecita.

Detto questo come argomento di base, sembrerebbe che il nostro Paese sia stato avvisato dalla Commissione Europea, a mezzo di una procedura di infrazione, per non aver adempiuto in modo corretto alle direttive Ue che si riferiscono appunto alla prevenzione dell’uso del sistema finanziario ai fini di riciclaggio o finanziamento del terrorismo: infatti, sembrerebbe che una serie di disposizioni contenute nelle direttive europee siano da considerarsi inattuate proprio dal nostro Paese. Tra queste disposizioni si parla di “mancata attuazione dell’art.47, comma 2 della direttiva che fa obbligo agli Stati Membri di prevedere requisiti di “professionalità ed onorabilità in capo ai titolari effettivi di prestatori di servizi di cambio, monete elettroniche, gioco d’azzardo e similari”. Però, il Governo italiano si sente assolutamente in regola nei confronti della Commissione Europea e di rispondere in modo perfetto a tale direttiva, in quanto ciò che la stessa sottolinea è già previsto a livello di normativa nazionale che regolamenta il nostro Paese e non ha necessità di essere ribadito diversamente, o con più forza.

Con riferimento, quindi, ad una eventuale mancata attuazione delle direttive della Commissione Europea e concernente l’art.47 delle disposizioni, non si può che confermare quali siano tutte le esatte prerogative che deve avere in Italia il gioco d’azzardo, i concessionari di casino sul web, i gestori, gli esercenti e lo sviluppo del gioco. Ciò è tutto soggetto a regole molto circoscritte e dalle quali si può senza dubbio evincere la moralità, la forza economica, l’applicazione più che scrupolosa dei vari rapporti tra istituzioni e distribuzione del gioco. Tutti adempimenti ed operazioni molto dettagliate nell’ordinamento del nostro Paese che non possono fare altro che rispondere a ciò che, invece, sembra non ben attuato dalla Commissione Europea. Il gioco d’azzardo pubblico nel nostro Paese è come si sa, preso di mira da “tutte le parti e tirato per la giacchetta” ed ecco il motivo per cui le normative che sono già presenti, in attesa di quelle che si spera arriveranno nel futuro, a breve, per il riordino dell’intero settore, sono dettagliate e sopratutto impongono disposizioni e “paletti” a coloro che intendono rappresentare lo Stato con l’offerta del prodotto gioco sul territorio.

Quindi, nel caso specifico di questo settore, ed in relazione a quanto è stato richiesto, anzi a quello che non si ritiene ben applicato dal nostro Esecutivo Giallo-Verde, ci si permette di dissentire in quanto si ritiene di applicarlo nel modo corretto per evitare che si possa concretizzare sul nostro territorio riciclo di danaro illegale che possa avere l’obbiettivo di essere destinato al finanziamento del terrorismo: entrambi obbiettivi che comportano, senza ombra di dubbio, “l’intervento” della criminalità organizzata con tutto quello che ciò comporterebbe. Il Governo Italiano si sente assolutamente tranquillo nell’applicazione di tutte le strategie suggerite per evitare questi sviluppi e questi obbiettivi. A fronte di queste varie specificazioni che avranno messo chiaramente a disposizione della Commissione Europea elementi di chiarezza per definire le varie posizioni e situazioni che attengono il gioco d’azzardo ed il suo sviluppo nel nostro Paese, si vuole anche sottolineare che il Comitato di Sicurezza Finanziaria, con scadenza al 30 maggio di ogni anno, presenta al Ministero dell’Economia e delle Finanze una dettagliata relazione che contiene la valutazione delle attività di prevenzione nei confronti del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo.

Relazione che elenca anche i risultati ottenuti con tale prevenzione ed anche le eventuali proposte per rendere il tutto ancora più efficace. Con questo obbiettivo, le Autorità di vigilanza del settore, in uno con le amministrazioni interessate e gli organismi di autoregolamentazione, con l’importante intervento dell’opera della Guardia di Finanza e della Direzione Investigativa Antimafia, forniscono questa volta entro il 30 marzo di ogni anno, le statistiche e le informazioni sulle attività che vengono rispettivamente svolte, sempre nell’ambito della vigilanza, supervisione e controllo. Il nostro Governo, quindi, si ritiene assolutamente nella condizione di aver perseguito, raggiunto ed attuato le disposizioni che sono state suggerite dalla Commissione Europea e di essere perfettamente in regola con i suoi dettami ai quali si attiene sempre con estrema attenzione: anche il nostro Paese ha nel cuore l’obbiettivo di stroncare qualsiasi possibilità di riciclo di danaro e di eventuale finanziamento al terrorismo.

E questo dipende dal fatto che proprio il settore del gioco d’azzardo nella nostra Penisola è “ben gradito” alla criminalità organizzata di livello mafioso e, quindi, si è pronti con tutte le strategie per evitare questa contaminazione illecita sul mercato del gioco legale che si vuole assolutamente ben protetto, garantito e tutelato poiché rappresenta appunto lo Stato. Le iniziative e le nostre italiche strategie, quindi, vanno di pari passo con quelle direttive suggerite dalla Commissione Europea e che oggi si ritengono da quest’ultima non ben attuate dal parte del nostro Paese. Si è nettamente contrari a quello che ritiene la Commissione Europea, con tutto il rispetto che alla stessa il nostro Governo si sente in obbligo di sottolineare.

Agosto 5, 2019: •
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