Di Maio attacca ancora il mondo del gioco

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Chi ci conosce sa che si è già scritto alcune volte, ed anche molto sottolineato, che anche questo Esecutivo Giallo-Verde, nonostante si fregi di essere un Governo del Cambiamento, del mondo dei migliori casino online anzi delle risorse del mondo dei giochi, non può fare a meno: quindi, dovrebbe dispensarci dal continuare a far ascoltare da parte del leader di uno degli schieramenti di Governo discorsi contro il gioco d’azzardo pubblico, le sue imprese ed i suoi operatori poiché avendo potere per farlo se “volesse” (e si sottolinea volesse) eliminare tutto il gioco dall’italico territorio potrebbe farlo, come ha tentato di fare con il provvedimento di divieto totale della pubblicità contenuto nel Decreto Dignità di buona memoria. Perché, quindi, non provvede a fare questa operazione così non ci propina più i suoi discorsi proibizionistici e disfattisti di un settore che, in ogni caso, “regge” una parte dell’economia del nostro Paese?

Oltre tutto, appena ci si apre il cuore con la nomina a sottosegretario ai giochi di Alessio Villarosa, che dovrebbe far presagire la possibilità di un riordino dei giochi, ecco che ricompare il vice premier penta-stellato che non si fa rimpiangere dai perbenisti ed insiste nella sua battaglia al settore ludico nei confronti del quale rivendica, ogni volta che ne ha occasione, la “paternità” degli ulteriori aumenti di tassazione che costringeranno tante imprese a rivedere i propri programmi ed a demordere dalla volontà di continuare ad occuparsi dell’offerta del gioco pubblico. Ma perché? Sembra proprio che l’Esecutivo voglia rafforzare la propria opera di “distruzione” dei giochi continuando a sottolineare che “lo si fa perché sta a cuore la salute di tutta la cittadinanza”! E non solo: il vice premier Di Maio invita i gestori degli apparecchi di gioco e di slot machine gratis a tenere spente le loro macchine in modo che le persone possano spendere il proprio danaro in altri modi, “nell’economia reale”…

Certamente, un “attacco senza freni” che non può andare giù alle associazioni di categoria, particolarmente a Sapar che si lascia andare in una risposta piuttosto piccata e ferma: “La lotta ai gestori (e non alle multinazionali), la lotta ai piccoli esercenti (e non alle multinazionali), la lotta a decine di migliaia di dipendenti (e non alle multinazionali) sembra essere il “sempreverde” del Ministro Di Maio. Ovviamente, le cose non stanno come le racconta: ma pare che dire cose veritiere sul nostro settore (ludico) non sia una priorità del Ministro”. Quello che è indubbio è che il mondo del gioco non ne può veramente più di queste esternazioni da parte del Governo, sopratutto quando poi lo stesso ricorre “a mezzucci” per continuare ad alzare la tassazione alla filiera del gioco perché non sa dove andare a reperire risorse per poter mantenere quelle promesse fatte in campagna elettorale e che stentano a decollare per mancanza di fondi. Ma non decolla neppure la riforma del gioco, più volte annunciata, mai presa seriamente in esame ed inserita oltre tutto “come impegno del Governo” nel Decreto Dignità “di qualche mese fa”.

Annuncio, ormai, evidentemente dimenticato poiché, ad oggi, ancora ci si dibatte tra le varie normative regionali e locali cosa che non fa percepire nulla di buono all’intero settore dei giochi! Ma Sapar, oltre tutto, non demorde: insiste nel richiedere al Ministro dello Sviluppo quale sia la legge od il decreto con cui (invece) si sia provveduto a tassare le multinazionali. Non lo ha fatto, ovviamente, perché si è provveduto a tassare unicamente “l’ultima ruota del carro” dei giochi: le piccole e medie imprese della filiera. I concessionari e le multinazionali, evidentemente, non fanno parte del “gioco d’azzardo immorale” ricordato dal nostro attuale vice premier penta-stellato e, quindi, non sono mai stati tassati. E bisogna anche ricordare che prima dell’ultimo “folle aumento della tassazione” il settore ludico era già quello più tassato d’Europa. Il Governo dovrebbe decidere, ma una volta per tutte, da che parte stare: bastano dieci minuti ed un decreto specifico per spegnere tutte le macchine da intrattenimento. Come mai non è stato fatto?

Si continua, invece, a minacciare di farlo: prima con il divieto totale della pubblicità ai giochi ed alle scommesse, che è stato un atto “brusco”, velocissimo e che si dimostrerà alquanto dannoso non soltanto per tutto il settore, ma anche per le imprese che gravitano attorno ai giochi, e poi continuando a permettere alle Regioni ed agli Enti Locali di emettere norme sempre più restrittive sino ad arrivare all’espulsione, ma naturalmente del gioco lecito perché quello illegale continua a proliferare ed anche a “mietere vittime”. Onestamente, non si riesce più a capire che tipo di indirizzo “statale” si prenderà: ma, intanto, ci si comincia a difendere, senza esserne richiesti, giustificando la perdita dei voti nelle ultime elezioni, attribuendo questa “perdita” ancora al gioco, anzi proprio alla presa di posizione dell’Esecutivo Giallo-Verde. Ma questo è il pensiero del vice premier Di Maio e lo sta cavalcando in qualunque occasione si presenti per “auto-candidarsi a paladino” della salvaguardia dei propri cittadini e di tutto il territorio.

Ma questo, almeno secondo chi scrive, non lo porterà certo alla gloria, anzi. In effetti, la condizione che ha spinto il Governo ad aumentare la tassazione sul gioco per fare fronte a Quota 100 ed al reddito di cittadinanza non è stata un’operazione apprezzata dall’opinione pubblica, sopratutto quando si continua a sentire sempre lo stesso leit motiv contro il mondo dei giochi. Parlare male di una cosa, anche quando ciò non è giusto, è una “diavoleria”, ma insistere e continuare a farlo senza alcuna remora è indubbiamente diabolico. Ed è anche poco apprezzabile, sopratutto quando si capisce che l’obbiettivo di tutti questi “strali” è sempre e comunque il gioco d’azzardo delle cui risorse lo Stato, di qualunque colore si tratti, non riesce proprio a rinunciare. Si presume, però, che questa specie di “tiramolla” tra il gioco pubblico e l’Esecutivo non avrà fine: si continuerà a sentirne i proclami da un lato e dall’altro (almeno si spera) si vedrà il sottosegretario Villarosa all’opera.

Giugno 17, 2019: •
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