Crisi di Governo: Il gioco deve attendere

riordino del gioco rimandato

Non si può certo dire che l’attenzione che sta suscitando la crisi di Governo ci lasci tranquilli: c’è molta agitazione per il Paese e per tutte quelle iniziative che erano state messe in preventivo dai due schieramenti e che, ora, sembrano assolutamente bloccate ed anche quelle che sono state già assunte forse sono… nel dubbio. Bel pasticcio ed anche brutte previsioni per il prossimo autunno che, indipendentemente dal clima, risulterà essere a dir poco rovente. Con questo scenario politico che si rappresenta all’italico popolo, come si può pensare che si guardi alla riforma del gioco pubblico e dei migliori casino online? Assolutamente impossibile seppur anche se questo percorso è da ritenersi un passaggio estremamente importante e divenuto imprescindibile per tutta la filiera: sicuramente, però, il Paese ha bisogno di tanto altro al di fuori del gioco pubblico. Quindi, quest’ultimo può ancora aspettare considerato che, in ogni caso, non c’è alternativa e visto altresì il poco interesse che tale riforma settoriale aveva suscitato nell’Esecutivo prima della crisi.

L’Esecutivo è risultato essere latitante per tanto di quel tempo che peggio di così, ormai, l’industria del gioco non può certo andare anche se non è indubbiamente una piacevole realtà. Ma di fronte alle esigenze attuali del Paese non ci si sente, obbiettivamente, di “rigirare il coltello nella piaga” ed andare contro le istituzioni che hanno già motivo di essere in una brutta situazione da affrontare: e non solo la politica, anche gli italici cittadini costretti, ancora una volta e dopo brevissimo tempo, a tornare alle urne. E questo forse non prima di eventualmente assistere alla mancata attuazione della “flat tax” che tanti aveva “affascinato”, e di avere in aggiunta quasi la consapevolezza che con questa crisi, in modo assai probabile, non ci si potrà sottrarre all’aumento dell’IVA e si perderanno i famigerati bonus da 80 euro. Senza pensare, da ultimo, alle imprese che dovranno affrontare i programmi relativi al 2020 senza conoscere che tipo di tassazione andranno ad incontrare…

Sul palcoscenico dell’industria italica, quindi, si sta rappresentando uno “spettacolo” non proprio divertente: special modo per l’industria del gioco che, oltre a dover far fronte a tutte le problematiche comuni agli altri settori e condividere, quindi, la maggior incertezza che la crisi sta mettendo in campo, deve forzatamente continuare a convivere con la mancanza di un riordino ludico nazionale. Intervento governativo che si aspettava da mesi, che sembrava in procinto di essere raggiunto, ma che ora slitterà chissà per quanto tempo, lasciando ulteriormente e senza speranza la filiera del gioco in attesa di questa benedetta riforma che avrebbe dovuto creare e costruire una nuova vita per il mondo del gioco pubblico, o quantomeno per quel che ne rimane. Il riordino risulta ormai vitale per tutto il settore ma, evidentemente, non se ne è compresa la gravità da parte delle istituzioni. E, quindi, anche per questo il gioco pubblico viene ovviamente coinvolto nella crisi di Governo che lascerà una serie di problematiche tuttora irrisolte e, purtroppo, destinate ad esserlo ancora per un periodo troppo lungo per essere sopportabile e sostenibile.

Infatti, la morìa delle imprese di gioco che si sta consumando sull’italico territorio perdura, e provoca, purtroppo, il licenziamento di dipendenti: ma, sopratutto, si continua a non avere speranza in un futuro commerciale per le attività ludiche che, senza questo benedetto riordino nazionale, hanno poca speranza di sopravvivere. E senza tenere conto del divieto della pubblicità ai giochi ed alle scommesse che sta creando ulteriore preoccupazione in quelle imprese che magari, nuove nel settore, si sono appena affacciate sul mercato nella speranza di vedere l’Esecutivo Giallo-Verde all’opera: ma così non sarà sicuramente. Anche se la promessa di riordino nazionale dei giochi risale esattamente al luglio 2018 quando è stato messo in campo il Decreto Dignità, e mentre “voci di corridoio” nei giorni precedenti la crisi sussurravano che fosse in corso d’opera un Codice Unico dei Giochi che, con i fatti politici di questi giorni, non si può sapere dove andrà a finire.

Ma a prescindere dal divieto della pubblicità ai giochi, dal riordino del settore, dalla “questione territoriale”, tutti argomenti estremamente difficili da affrontare e che si sono trascinati per mesi e mesi senza che nessuno riuscisse “a cavare un ragno dal buco”, per il gioco pubblico si rappresenta anche il rinnovamento delle apparecchiature con l’avvento di quelle di nuova generazione, da remoto. Il tutto dovrebbe avvenire a partire dal gennaio 2020, ma ancora oggi e nonostante da quel periodo non verranno più rilasciate autorizzazioni per gli apparecchi dell’attuale generazione, non si conoscono i dettagli di come questo “passaggio storico per il gioco” avverrà, in che termini. In special modo, non si conosce assolutamente questa nuova tipologia di apparecchiature da intrattenimento, non si conoscono le regole tecniche che dovrebbero anche “passare da Bruxelles” per un periodo trimestrale come previsto dalle direttive comunitarie che si occupano della circolazione degli apparecchi all’interno dei confini europei.

Anche queste preoccupazioni relative alla introduzione dei nuovi apparecchi, la loro produzione e la loro vendita sono rilevanti perché vanno a bloccare un mercato che già è, a dir poco, sofferente ed incerto: se non vi sarà, infatti, una proroga relativa al rilascio dei nulla-osta per le vecchie slot, sembra non vi siano i “tempi tecnici” indispensabili per affrontare questo cambiamento che avrebbe dovuto dare un nuovo impulso al mercato, seppur con tante incertezze e novità. Quindi, in qualsiasi direzione si guardi, quando si parla di gioco pubblico nulla appare “più azzardato”. Per chiudere, poi, sulla situazione del gioco pubblico, bisogna anche guardare all’innovazione proposta da questo Esecutivo in crisi relativa al Totocalcio: infatti, nonostante la più che dichiarata avversione nei confronti del gioco d’azzardo, all’inizio della Legislatura si era proposto di fare un restyling al gioco più antico per rilanciarlo (forse per incrementare le risorse delle quali le casse dell’Erario non ne hanno mai abbastanza). Ma anche di questa “bella iniziativa” dove si troverà mai più traccia.

Agosto 29, 2019: •
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