Centomila macchinette slot machine in meno nei bar

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Nella mente dello Stato, e della nostra attuale politica, c’è senza dubbio qualcosa che non funziona: si continua a dichiarare urbi et orbi che bisogna diminuire il gioco, anche quello nei migliori casino legali italiani, contrastare il gioco problematico e, quindi, si agisce di conseguenza eliminandolo dal territorio, mentre si continua ad alzare il Preu ed ora ad emettere una tassa sulle vincite che sino ad oggi non esisteva. Nello stesso tempo, si “mettono a bilancio” sempre più tasse per il comparto del gioco, ci si aspetta dal settore sempre più introiti che “servono” per far quadrare i conti e per tranquillizzare Bruxelles già preoccupato per la situazione economica italiana, anche se a volte lo nasconde. Dunque, diciamo che sia presente una equazione che non funziona: meno apparecchi di gioco sul territorio, più guadagno per le casse dello Stato. Non ci vuole sicuramente un genio per comprendere che sono cose che non possono coesistere e che il settore sarà costretto ad auto-ridursi, chiudendo aziende e licenziando dipendenti.

Questa è la realtà del gioco pubblico: ma appare veramente un controsenso ciò che continua a proporre la politica che sta cavalcando senza vergogna questa strada. Meno gioco, più guadagno è incomprensibile ed ipocrita come lo sono le dichiarazioni degli Esecutivi più recenti che continuano a dire di voler eliminare e contrastare il gioco d’azzardo, ma sul quale vogliono “guadagnare” sempre di più: eppure il gioco è “immorale e la piaga del secolo”! Quindi, di cosa sta parlando la nostra politica in maniera così accorata sottolineando, appena ne ha occasione, che gli interventi che vengono messi in campo contro il gioco vengono concretizzati soltanto per salvaguardare la salute dei cittadini? E di quei cittadini che invece lavorano professionalmente nel mondo dei giochi chi si preoccupa? Migliaia di famiglia coinvolte in questo “fare” alquanto discutibile dell’attuale politica che sta costringendo al disastro un settore che sino ad un paio di anni fa era la terza economia del nostro Paese.

Oggi, sicuramente, non è più così, ma non si sa bene come il gioco riesca a rispondere sempre ai reiterati aumenti che gli vengono imposti. É inevitabile ed indiscutibile che il settore ludico abbia necessità di un riordino totale: che si riduca l’offerta di gioco, come anche i punti nei quali si possono ritrovare i suoi prodotti è divenuto indispensabile. Ma bisognerebbe anche regolarizzare la tassazione e, magari, suddividerla tra tutti i giochi e non vessare sempre e soltanto il comparto delle apparecchiature da intrattenimento, come le slot machine e le videolottery. E non solo: se si vuole davvero ridurre il gioco nella domanda e nell’offerta, l’Esecutivo di turno deve predisporsi a ridurre le pretese dello Stato nei confronti del settore dei giochi. Invece, qui si sta facendo esattamente il contrario: si diminuisce la presenza del gioco (con ogni forma quasi ad arrivare all’espulsione del gioco lecito dal territorio), ma si mettono in preventivo sempre più entrate.

Quest’anno ad esempio ci si aspetta un miliardo in più dai giochi: se non è un’incongruenza questa! La strada da percorrere è senz’altro quella di una riforma complessiva del settore ludico, oltre tutto riordino promesso più volte e persino all’interno del Decreto Dignità che con il suo provvedimento di divieto della pubblicità ai giochi sta mettendo in pericolo l’intero mercato ludico che ancora sta subendo i contraccolpi nati da tale provvedimento. Ma di riordino non se ne parla se non in qualche sporadica dichiarazione rilasciata ai giornalisti che “lascia veramente il tempo che trova”, perché non viene dato alcun seguito realistico: tutte parole al vento per far vedere all’elettorato che il Governo si interessa anche di queste imprese, di questi operatori, di questi dipendenti. Ma, a giustificazione (se così si può dire) del fare politico sono i tanti “punti importanti” che l’Esecutivo dovrebbe risolvere: Alitalia, Ilva, Banca di Bari. Tutti hanno la precedenza sul gioco.

Ma questo lascia sempre di più trasparire il concetto che il settore ludico è ritenuto un sistema di poca rilevanza e da considerare poco o nulla: salvo quando vi si attinge a piene mani per recuperare introiti per il bilancio statale e sono “introiti senz’altro importanti ed a quel punto degni di attenzione” da parte dell’Esecutivo. Ma senza fare tanta polemica che continua a prolungarsi nel tempo perché la situazione del mondo dei giochi non cambia mai, bisogna rendersi conto che se davvero si vuole affrontare il fenomeno del gioco, lo Stato centrale si deve impegnare a fare una riforma per ridimensionare sia la domanda che l’offerta: ma, altrettanto, deve “ridimensionare” anche le sue pretese nei confronti dell’industria del gioco e dirigere “le sue particolari attenzioni” anche ad altri settori senza avere paura di scontentare qualcuno o qualcosa. É evidente che qualsiasi settore venga preso di mira per eventuali aumenti si ribelli e si difenda: ma uno Stato che rispetta i suoi cittadini, ed anche le sue imprese, deve essere in grado di prendere posizione ed imporre tasse giuste, ben pensate e congegnate e non saltellare tra una tassa ed un’altra e poi, come per incanto, rimangiarsi la parola.

Anche questo destabilizza un po’ tutti e fa percepire la sensazione che sia solo l’incoerenza quella che ci Governa e non dà sicuramente tranquillità né certezze: e non solo al mondo dei giochi, ma a tutti i cittadini, anche a coloro che non si cimentano con un impresa. Quindi, la politica che ci governa dovrebbe forse “crescere” diventare grande e far capire che chi tira i fili della nostra Nazione ha le capacità di scegliere i settori che possono accollarsi aumenti e chi ne ha già subiti troppi. Chi ha speculato e guadagnato troppo sui cittadini e chi invece ha permesso che lo Stato mettesse troppo mano nelle sue imprese: chi ha rilasciato finanziamenti a chi non li doveva avere. Chi, invece, li ha richiesti e non li ha ottenuti… soltanto perché collabora, dipende o gestisce un’impresa di gioco d’azzardo, anche se questa impresa è una “riserva di Stato”, lecita e garantita da una concessione statale che dovrebbe renderla al riparo da tutte le considerazioni avverse. O no?

Gennaio 8, 2020: •
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