Casino di Campione: Un’anniversario davvero amaro

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Nell’italico Paese esiste ancora qualcuno, e fortunatamente sono davvero pochi, che pensa che le Case da Gioco, compresi i casino online migliori, rappresentino un “fare immorale e perverso” e che siano luoghi dove “non ci si deve andare” se si è dei bravi ed onesti cittadini: sembrerebbe di trovarsi nella “era paleolitica”, invece, esiste ancora una parte di popolazione perbenista che vede nel gioco d’azzardo dei Casinò un “malaffare” e che parteggia per la chiusura di questi “luoghi di perdizione”. Senza arrivare addirittura a queste frasi, bisogna sottolineare che davvero per taluni le Case da Gioco rappresentano qualcosa al di fuori della legge e della moralità: e di questo si deve prendere atto perché fa parte del nostro sociale e, purtroppo, della poca cultura che esiste nei confronti del gioco d’azzardo pubblico. Il gioco che viene svolto nei Casinò, probabilmente, è quello (se si può dire) più legale possibile perché coperto da una delega statale al codice penale che bandisce il gioco d’azzardo dal nostro territorio.

Ma perché questa lunghissima premessa? Unicamente perché in questi giorni è caduto il primo anniversario della chiusura della nostra Casa da Gioco tricolore di Campione d’Italia, del fallimento della sua gestione che non è stata capace di rendere “positiva” una struttura che aveva tutte le carte in regola per esserlo, mettendo in mezzo alla strada tutti i dipendenti e rendendo la vita della società campionese un inferno, e priva di qualsiasi servizio sociale. Infatti, nella debacle del Casinò di Campione è stato coinvolto l’Ente Locale di quella località che, privo del sostentamento da sempre ricevuto dall’antichissima Casa da Gioco, non ha potuto più assistere la cittadinanza campionese con i servizi cui quest’ultima era abituata da decenni. Insomma, una realtà lasciata completamente allo sbando, senza i servizi essenziali ed anche moralmente abbandonata. Quindi, cittadini italiani, in territorio elvetico, che sono costretti a chiedere aiuto e sostegno ad una società straniera, considerando che lo Stato Italiano, al momento, ha fatto veramente molto poco per fronteggiare una situazione che lo toccherebbe in “prima persona”.

La gestione poco oculata, per usare un eufemismo, della Casa da Gioco tricolore, in territorio elvetico, è stata dissennata portandola a debiti inverosimili, considerando che la struttura da sempre è stata un fiore all’occhiello dell’italica economia ed ha sempre rappresentato l’Italia nei confronti degli altri casinò viciniori, uscendone sempre in modo brillante: almeno sino ad un paio di anni fa. Campione d’Italia è stato veramente gestito male, seppur ricolmo di risorse ed oggi essere un cittadino campionese ha la sensazione di essere “un cittadino di serie B”, purtroppo. Le vicende del Casinò hanno forzatamente travolto le vite dei cittadini di quella cittadina che sino a poco tempo fa era piena di luce, di risorse, di lavoro, di turismo, di ricchezza. Possibile che una cattiva gestione sia stata pessima al punto da mettere in ginocchio un’intera comunità? Sembrerebbe veramente una cosa inverosimile, ma purtroppo questo si è concretizzato e non esiste altra strada che riaprire il Casinò per poter cercare di dare la possibilità di sopravvivenza alla popolazione e per rinascere.

E chissà, poi, che danni avrà subito la struttura ludica dopo un anno intero di chiusura! Un anno (365 giorni) in cui lo Stato Italiano avrebbe dovuto fare qualcosa sia per il “proprio” Casinò, sia per le famiglie dei dipendenti che sono senza stipendio da ben un anno: chi conosce questi problemi sa bene di cosa si stia parlando. L’Esecutivo non ha trovato in un anno l’opportunità di intervenire: troppa burocrazia si mette in mezzo quando lo Stato deve decidere, tempi indescrivibilmente troppo lunghi e complicati in una situazione che avrebbe dovuto essere “sbrogliata nell’immediato”, visto il numero di risorse impiegate ed il numero di cittadini campionesi coinvolti nella debacle della gestione del Casinò e dal suo fallimento. Non fosse altro per ricordare che è stata proprio la politica a provocare questa situazione: troppi privilegi, troppe particolari attenzioni per qualcuno, mentre chi ne ha fatto le spese è stata la Casa da Gioco, i suoi dipendenti ed i dipendenti dell’Ente Locale che dovranno anche affrontare la problematica della loro diminuzione numerica che dovrà essere “digerita” e non sarà certo facile.

La gestione “allegra” del Casinò era già stata comunicata più volte, ma anche questo non è servito a salvarlo dal fallimento, dalla chiusura, dall’abbandono. Sono queste le cose che non si comprendono nella gestione delle “cose statali”. Questa lentezza con la quale si prendono decisioni seppur per tutelare un “patrimonio” e sopratutto per continuare ad essere uno Stato democratico credibile: e da questo si è lontani sempre di più, poiché sempre più frequentemente lo stesso si mette in condizione di non essere creduto e rispettato. Sembra che si impegni a fondo per prendere decisioni a sfavore dei propri cittadini, argomentando male i ritardi nei propri interventi e non rendendoli comprensibili. Senza dimenticare che la comunità campionese, per rendere partecipe “il resto d’Italia” della sua situazione ha persino dovuto organizzare manifestazioni ed eventi con le famiglie coinvolte nel fallimento della Casa da Gioco, con i dipendenti comunali ed anche con i cittadini campionesi in balìa di un vento di sfiducia che soffia senza pari ed anche da troppo tempo.

Purtroppo, la realtà delle cose accadute porta a riflettere che non è fallita solo la Casa da Gioco di Campione d’Italia, è “fallita” proprio la cittadina di Campione perché troppo “piccola, sensibile ed insignificante” di fronte agli interessi della politica che hanno mosso tutta questa sgradevole faccenda: non si era mai visto che fallisse un Casinò, con proprietà anche statale, ed è una eventualità che nessuno poteva mai immaginare. La cittadinanza campionese sta ancora oggi, dopo un lunghissimo anno, che qualcuno a livello di Esecutivo si ricordi che Campione d’Italia è un Comune che “risiede” in territorio svizzero, ma è un insieme di cittadini italiani che aspettano che il “loro” Stato faccia qualcosa per proteggerli ed assisterli. Questo effettivamente dovrebbe fare uno Stato democratico che tiene alla propria cittadinanza.

Agosto 13, 2019: •
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