Calcio: Si può ripartire con la pubblicità alle scommesse

calcio riparte dalle scommesse

Senza dubbio i perbenisti, e coloro che sono fans sfegatati del Decreto Dignità per il divieto della pubblicità ai giochi, migliori casino online compresi, avranno gridato: “Sacrilegio”, dopo aver sentito la proposta del Presidente del Coni che sottopone un’idea senza dubbio “innovativa” per far recuperare alle società di calcio liquidità: idea uscita nel corso di un videoconferenza tra le società di calcio che stanno valutando gli enormi danni causati dal Coronavirus e per correre ai ripari, cercando di diminuire l’impatto negativo sui rispettivi bilanci aziendali. Le società sportive in questo periodo stanno soffrendo parecchio per la sospensione o l’annullamento di tanti eventi sportivi, ma forse si potrebbero “sollevare” alla ripresa della nostra economia, ripristinando la pubblicità delle Agenzie di scommesse sulle maglie dei giocatori, con una deroga al divieto di un anno: questa è “la folle idea” (secondo qualcuno) del Presidente Malagò. Si griderebbe ancor di più “sacrilegio” da parte di quei detrattori del gioco che all’emissione del Decreto Dignità si erano fregati fortemente le mani, sicuri di aver dato un ferale colpo al mondo dei giochi e delle scommesse.

Effettivamente, la proposta potrebbe essere “una strada” che porterebbe di nuovo parecchio danaro alle società di calcio, ma se ciò non comportasse un deciso passo indietro del Governo. Oltre tutto, proprio di questo Governo che ha creato, voluto fortemente e messo in campo il Decreto Dignità e che, quindi, dovrebbe rimangiarsi un suo enorme “successo” ed un obbiettivo ben preciso che si era prefissato con tale provvedimento: distruggere il gioco d’azzardo, le sue imprese ed i suoi operatori. Si dovrebbe anche considerare che il mondo del gioco, alla ripresa dell’economia, non sarà quel settore sorretto in particolar modo dai diversi interventi istituzionali di sostegno poiché, purtroppo, è sempre ritenuto uno “degli ultimi” settori e non solo per quello che riguarda la tempistica per le riaperture aziendali. Ed oltre a questa “alta considerazione” che tutti e cinque gli ultimi Governi hanno prestato al settore ludico, il gioco pubblico si dovrà confrontare, in ogni caso, con la propensione e la disponibilità di spesa che i cittadini avranno alla ripresa della normalità.

Come è ovvio che accada, si penserà prima di tutto a spendere in cose necessarie e, sicuramente, non nei giochi almeno per il momento. Comunque, come ben si sa, anche l’attuale Governo Giallo-Rosso si è dimostrato parecchio ostile al “suo” gioco pubblico, ostilità che lo ha spinto persino ad applicare una tassazione da considerarsi al di sopra di qualsiasi sostenibilità, sopratutto per quelle attività che trattano gli apparecchi di gioco, “bersaglio preferito” di ogni e qualsiasi pensabile aumento di tassazione: sino ad arrivare al punto che tante aziende saranno costrette a chiudere, oltre che per la pandemìa, anche per le stesse tasse che l’industria del gioco non riesce più a sopportare. Effettivamente, pare che la maggior parte delle imprese di gioco non avranno futuro se verranno lasciate da sole, anche questa volta, dallo Stato. Quindi, visto che si è tuttora in emergenza e che le risorse che lo Stato metterà a disposizione non potranno coprire tutto e tutti, bisogna creare qualcosa di alternativo.

Così il calcio invece che chiedere soldi, potrebbe seguire l’idea di Malagò e pensare di riprendere il marketing con le Agenzia di scommesse che per tanto tempo hanno accompagnato con i loro loghi le magliette dei giocatori. Certo, sarebbe una manovra un po’ strana perché si andrebbe a toccare un divieto istituzionale che andrebbe rivisto, ma in un momento di emergenza forse ci si potrebbe pensare, considerando anche che tale provvedimento aveva lasciato non pochi dubbi e tantissimi problemi sulla sua applicazione. Infatti, ci si dovrebbe ricordare che sconquasso ha creato nel sistema calcio: ha rappresentato un indebolimento sia per i club che per gli impianti sportivi a cui le Agenzie più importanti di scommesse non potevano affidare il loro nome pubblicizzandolo. E si dovrebbe anche considerare che, invece, nel resto d’Europa ciò continuava ad essere fatto e portava di conseguenza tantissimi guadagni al di fuori del nostro ambito nazionale.

In realtà, al momento di giocare le partite all’estero, le nostre squadre dovevano cancellare le scritte delle Agenzie di scommesse dalle maglie, mentre sui rulli dei vari stadi al di fuori del nostro Paese, od addirittura sulle maglie degli avversari, comparivano le medesime scritte in modo molto chiaro. Ovvio che per attuare questo “strano” percorso ci voglia il “permesso” del Governo e la patata bollente passa, quindi, al medesimo che già si è dichiarato alquanto dubbioso addirittura sull’ipotesi di riprendere le competizioni a fine aprile od ai primi di maggio, ritenendo queste date ancora pericolose sia per la salute dei giocatori che dei tifosi. Tale diatriba continua ad essere il volano attorno al quale si srotolano le videoconferenze di questi giorni: ma di accordi precisi, al momento, non se ne parla. Figuriamoci, quindi, se in questo bailamme calcistico si potranno mai assumere decisioni relative al Decreto Dignità! Neppure a pensarci anche se sarebbe come gettare un salvagente in mare per salvare le varie società di calcio.

Ammesso, poi, che questo comporti qualche interesse per l’Esecutivo Giallo-Rosso; cosa che in realtà dovrebbe essere, poiché è risaputo quante possano essere le entrate erariali che vengono ingurgitate a mezzo dei campionati e di ciò che vi gira attorno. Ma già una parte dell’Esecutivo si è espressa su tale “vergognosa proposta”, ritenendola proprio una speculazione sull’emergenza e sulla crisi del nostro Paese mirata ad un mero profitto fine a sé stesso, e stroncando di fatto “l’iniziativa” calcistica. Inoltre, si aggiunge un’ulteriore esternazione del M5S che pontifica che se “il calcio per ripartire ha necessità di appoggiarsi al gioco d’azzardo, portatore di enormi danni sociali, non si avrà in futuro bisogno di quel calcio” che dimostra di non essere più un modello educativo per i più giovani. Evidentemente, accade nel calcio ciò che accade da tempo con il gioco pubblico: era considerato la terza economia nazionale, ed ora è trattato come un “ultimo settore” senza pregio e rispetto. Ora tocca al calcio: giusto o sbagliato che sia, questo appare essere il pensiero attuale dell’Esecutivo.

Aprile 14, 2020: •
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